L'altro giorno è successa una cosa bizzarra, un metro fondamentale per capire i limiti della virtualità. Mi trovo spesso a discutere quali emozioni da la Rete e quale valore dare ad esse. Il web è un mezzo estremamente caldo ma che alla lunga inaridisce, ti fa dimenticare l'emozione dell'approccio diretto, della vita che è fatta da tante sensazioni diverse che vanno provate naso contro naso, bocca contro bocca. Senza limonare, non fate i maliziosi.
Mi sono ritrovato così a chiacchierare con un amico del web, collega blogger, mai conosciuto dal vivo, con il quale ho raggiunto un record pazzesco: ci conosciamo virtualmente da quasi un anno e non mi ha chiesto, nemmeno mai una volta, come stai. Voi direte, ma te sei completamente rimbecillito, è evidente che non gliene frega una cippa di te. Ed è quello che in parte penso tutt'ora. Il web è superficiale, sfuggente, ma è fatto di persone che cercano attenzione. Peccato che molti si dimenticano che unilaterale perde senso e diventa svilente.
In pratica mi sono ritrovato a conoscere ogni singolo passo di vita di questo ragazzo e lui a sapere forse appena come mi chiamo. Molto bonariamente, non è uno stronzo, lo so di certo questo perchè ne abbiamo parlato ed è uno diretto. Ma Dio solo sa quanto sono determinato quando mi ci metto. Così ho accumulato accumulato e gliel'ho detto con un pizzico di velenosa soddisfazione. Gli ho indirettamente spiegato come il web è troppo spesso il regno dell'egocentrismo dove ci pensiamo star ancora prima di diventarlo, dove perdiamo anche se temporaneamente l'umiltà, il sale della vita.
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