Spero non vi sia mai capitato nella vita di essere licenziati. Fine, caput. Un dolore che ti fa subito tirare fuori il luogo comune: se non lo hai provato, non puoi immaginare cosa si prova. Ecco. "Tra le nuvole", che ho visto in ritardo rispetto alla data di uscita, rende colui che licenzia (George Clooney) il centro assoluto - mai nemico - attorno al quale ruota vicenda, il sicario del toro senza palle. Un film che fa del cinismo un'arma di valorizzazione, tanto da rendere il licenziato, fino alla fine, vittima di un sistema di cui non è responsabile. Ma che guarda caso, gli rovina la vita in soli due minuti. Win for life al contrario.
L'ex lavoratore è comparsa, carne da macello che rientra tragicamente nel "purtroppo è così che gira il mondo". L'eleganza e la ricchezza del contesto attorno al quale ruota il protagonista riesce a focalizzare in lui un senso di colpa che è lo stesso che avrebbe un veterinario nella soppressione di un'animale più vivace degli altri negli ultimi istanti di vita.
Nonostante questo, trovo altresì vero che il licenziamento, nella sua drammaticità - e partendo dal presupposto che uno su mille se lo può permettere - rappresenta soprattutto in età non avanzata un'occasione. Un modo per rimettersi in discussione, per ricominciare a respirare. So che è esiste un libro, mi pare che si chiami "Adesso basta!", che devo leggere perché è di Chiarelettere ed è praticamente un best seller, che racconta proprio di questa filosofia di vita folle e coraggiosa, nella quale si lascia tutto - lavoro e carriera - per ritrovare se stessi.
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