Tag: Scuola
Sugli esami di riparazione e sul recupero del debito
Pubblicato in: K!Edu
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Si è fatto un gran parlare negli ultimi tempi degli esami di riparazione e della loro reintroduzione nel sistema scolastico italiano, chi appartiene alla mia generazione li conosce bene perché li ha avuti come compagni di viaggio e come spada di Damocle fin dalla scuola media inferiore.
Ritrovarsi con un esame a settembre significava rovinarsi l'estate nel tentativo di imparare con le proprie forze (e/o con costose ripetizioni private) ciò che non si era riusciti a studiare durante un intero anno e quindi ci si avvicinava ai tabelloni, dove troneggiavano, ben visibili, uno o più numeri evidenti come la "lettera scarlatta" con un discreto patema d'animo.
Poi è stato introdotto il sistema dei debiti formativi e, almeno inizialmente, si è trattato di un buon provvedimento che permetteva, con corsi di recupero svolti dagli insegnanti della scuola, di colmare le lacune più serie e affrontare l'anno seguente in condizioni non sfavorevoli. In seguito la faccenda è diventata decisamente meno seria e alcuni studenti hanno veleggiato, tra debiti non saldati e lacune incolmabili, per un intero lustro arrivando alla maturità con parecchie questioni irrisolte.
Questa è in breve la cronistoria che vede, come sbocco naturale, la reintroduzione degli esami di riparazione come momento per verificare l'effettiva conoscenza dei fondamenti indispensabili per proseguire gli studi, nel tentativo di ottenere una maggiore serietà e completezza della preparazione.
A mio parere il problema va affrontato da un'altra angolazione: dato per scontato che alcuni argomenti devono far parte del bagaglio culturale degli studenti, credo che sia necessario monitorare con attenzione l'apprendimento e intervenire in modo tempestivo con corsi di recupero e con un sistema di studio individualizzato, magari nelle ore pomeridiane e con gli insegnanti della scuola per non arrivare alla fine dell'anno scolastico con lacune incolmabili.
A quel punto, infatti, non avrebbero senso né gli esami né un test di controllo che verifichi il recupero del debito (...e che mi ricorda molto da vicino un esame di riparazione) perché resterebbe comunque irrisolto il problema di studiare in tempi brevi e affrettati ciò che non si è imparato durante l'anno.
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Pubblicato il 17/11/2007 da sciura_pina | Permalink | Commenti (3)
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Il mio segreto è fare rete con i miei alunni
Pubblicato in: K!Edu
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Ricomincio la mia collaborazione con Kblog dopo le vacanze estive, anch'io sono tornata dietro la cattedra con una nuova classe, una prima media e, come sempre succede in questi casi, ho bisogno di un po' di tempo per prendere le misure alla nuova realtà che, per i prossimi tre anni, rappresenterà buona parte della mia vita quotidiana. Forse gli studenti non immaginano che, anche per gli insegnanti, il cambiamento può essere fonte di preoccupazione: anche per gli insegnanti si tratta di conoscere persone nuove, di creare una nuova rete di relazioni, di modificare contenuti e linguaggio per adattarsi ai ragazzini con i quali si deve lavorare. Si tratta di imparare, nel più breve tempo possibile, che carattere hanno, quanto sono sensibili, come si rapportano tra loro, cosa amano e cosa odiano per cercare di entrare subito in sintonia con loro. Non è un compito facile, ma è fondamentale: se si riesce a creare una rete di relazioni positiva, l'apprendimento è facilitato, si va a scuola volentieri e si impara quasi senza fatica, perché anche il lavoro scolastico, quello degli studenti e quello degli insegnanti, è più leggero e “divertente” se si vive in un'atmosfera rilassata, se si sta bene. Nelle prime settimane di scuola questo è l'impegno maggiore: creare un clima che permetta a tutti di sentirsi bene a scuola. Quindi...buon anno scolastico a tutti.
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Pubblicato il 27/09/2007 da sciura_pina | Permalink | Commenti (2)
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Basta professori assenteisti. E i fancazzisti?
Pubblicato in: Personal pages
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Adesso hanno pianificato un controllo maggiore sull'assenteismo di certi professori che si danno sempre malati per farsi pagare senza lavorare troppo. Ce ne saranno tanti, ma non tanti come tutti i professori che vanno in classe, aprono un giornale e fanno lavorare i propri studenti in maniera del tutto autonoma, bloccando solo se necessario la lettura del quotidiano se c'è un po' troppo chiasso.
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Pubblicato il 10/09/2007 da kaos | Permalink | Commenti (0)
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La scelta (irresponsabile) della scuola media superiore
Pubblicato in: Rubriche, Notizie ed opinioni
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L'arte della scelta. Ci sono alcune occasioni, durante il percorso scolastico, nelle quali si deve scegliere quale strada imboccare: generalmente si tratta di rispondere alla domanda "cosa farò da grande?" e poi di agire di conseguenza. Durante l'ultimo anno della scuola media, di solito verso la fine di ottobre, comincia l'allegra sarabanda della scelta della scuola superiore: in genere i ragazzini sono abbastanza indecisi e confusi, anche perchè devono fare i conti con i loro desideri, le aspettative dei genitori, i consigli degli insegnanti, il rendimento scolastico, la voglia di impegnarsi in un percorso più o meno lungo, più o meno impegnativo, il desiderio di non perdere di vista gli amici, le scuole esistenti sul territorio, i numeri chiusi, i bacini d'utenza, le mode. Sì, avete capito bene, le mode, perchè ciclicamente le inchieste dei telegiornali, la stampa economica, il tam tam delle associazioni-genitori, i consigli della vicina del terzo piano e quant'altro individuano una scuola superiore perfetta, che garantisce, al termine degli studi, un sicuro sbocco nel mondo del lavoro. Nella mia carriera di insegnante ho visto avvicendarsi gli istituti turistico-alberghieri, poi c'è stato il periodo della chimica, quello dell'informatica, quello delle lingue, nel tentativo, a mio parere velleitario, di seguire l'andamento del mercato del lavoro, senza tuttavia tener conto che una scuola superiore ha una durata di cinque anni e cinque anni sono tanti per sperare che il mercato del lavoro non cambi direzione nel frattempo. Nella scuola dove insegno la prendiamo alla lontana: fin dalla seconda media lavoriamo con un gruppo di educatori che avviano un percorso di conoscenza di sé, per evidenziare gusti, inclinazioni, attitudini e desideri. Durante l'ultimo anno i ragazzi sono guidati alla scelta da uno psicopedagogista, che ha il compito di coordinare i loro desideri con le aspettative dei genitori e i consigli degli insegnanti, mentre un gruppo di educatori li aiuta nella conoscenza delle caratteristiche delle diverse scuole, della loro ubicazione sul territorio, degli sbocchi professionali. Alla fine ci si siede intorno a un tavolo e i ragazzini, con la presenza di genitori e insegnanti, si confrontano con lo psicopedagogista per arrivare finalmente ad una scelta che, anche se non ci illudiamo che sia quella "giusta", per lo meno è il risultato di una riflessione seria.
di Sciura Pina
Dalla parte della cattedra - Rubrica quindicinale con interessanti spunti di riflessione sul mondo dei giovani, vista con l'occhio speciale di una brava insegnante delle scuole medie attenta alle problematiche giovanili. - Vedi: Tutti gli articoli della rubrica
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Pubblicato il 27/04/2007 da sciura_pina | Permalink | Commenti (3)
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Per non distruggere la vita di un alunno, bisogna valorizzare la sua diversità.
Pubblicato in: Notizie ed opinioni
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Quando un adolescente si toglie la vita perché preso di mira da alcuni compagni è difficile trovare le parole per commentare, o almeno è difficile trovare parole che servano davvero a qualcosa. Si è molto parlato, in questi giorni del ruolo della scuola, del ruolo della famiglia e ho avuto un po' l'impressione che si sia giocato un po' "in difesa", Chi insegna sa che in molte classi, se non in tutte, c'è qualcuno che viene preso in giro dai compagni per i più svariati e spesso futili motivi: di solito viene emarginato chi è diverso, ma vorrei che fosse ben chiaro il concetto di diversità. La diversità è legata all'andamento scolastico positivo (il classico "secchione") o negativo, al colore della pelle, alla religione, alla provenienza, alla bellezza, alla magrezza, al patrimonio familiare, alla disabilità, all'inclinazione sessuale, insomma a tutte quelle variabili che rendono ciascuno di noi un individuo unico. Un gruppo di adolescenti può decidere di mettere al bando una compagna o un compagno che, per qualche caratteristica, viene considerato un "corpo estraneo", e la messa al bando consiste nel dileggio, nell'emarginazione che può far male più dell'aggressione fisica, perché mina l'autostima e il desiderio che ciascuno di noi ha di essere accolto benevolmente dai propri simili. Ci vuole forza morale, carattere e maturità per reagire e un adolescente, la cui struttura interiore è ancora in formazione, spesso non riesce a trovare in sé le risorse adeguate. D'altra parte gli insegnanti, che sono spesso consapevoli di questi problemi, incontrano grosse difficoltà quando tentano un intervento: è controproducente prendere le difese del malcapitato, è spesso inefficace fare discorsi "buonisti" quando si è in piena emergenza perché cadono nel vuoto. E allora? Secondo me il discorso deve partire da lontano, tutti gli insegnanti, di tutte le materie, devono avviare un progetto che miri ad educare alla diversità, a far comprendere ai ragazzi che l'essere "diversi" è un valore, una ricchezza per la classe e per la società, che non andremmo molto lontano se fossimo tutti belli "omologati", che non si deve parlare di tolleranza (perché chi tollera sopporta e la sopportazione dell'altro non mi sembra un concetto positivo), ma di presa di coscienza della diversità di ciascuno. D'altra parte le famiglie devono farsi carico di aiutare l'adolescente a comprendere che la sua "unicità" è la sua caratteristica più importante, che deve esserne orgoglioso e che non deve rifiutarla solo per essere accettato dagli altri. E' un lavoro difficile, perché spesso i media, con i loro modelli di bellezza e successo standardizzati, remano contro, creando false aspettative e falsi miti, ma è un lavoro indispensabile.
(Nota di Kaos: leggendo questo articolo ho pensato a quanto gli insegnanti dovrebbero imparare da queste parole. Ho visto una professoressa ridere quando un suo alunno offendeva la compagna con questa frase - "Bruciamo i marocchini". Immaginate voi come si possa essere sentita la ragazza marocchina in questione. E poi ci stupiamo.)
di Sciura Pina
Dalla parte della cattedra - Rubrica quindicinale con interessanti spunti di riflessione sul mondo dei giovani, vista con l'occhio speciale di una brava insegnante delle scuole medie attenta alle problematiche giovanili. - Vedi: Tutti gli articoli della rubrica
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Pubblicato il 13/04/2007 da sciura_pina | Permalink | Commenti (2)
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Sciura Pina oggi su Liberazione
Pubblicato in: Kaos next level
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 Vi segnalo con gioia che una delle nostre autrici, Sciura Pina, è stata protagonista di una segnalazione che mi rende molto orgoglioso. Nel numero odierno di Liberazione, in prima pagina, è apparso un suo articolo, tematicamente e per metà estratto dal nostro sito e per metà riveduto e corretto dall'autrice con i contenuti del suo blog, dopo il contatto avuto con una giornalista del quotidiano. Per motivi che derivano probabilmente anche da una "leggerezza" della giornalista, il sito da cui è partito tutto il processo che ha portato a questo bel traguardo, ovvero Kblog, non è stato segnalato, come spesso succede anche ad altri blog in questi casi, quindi me la prendo, ma con il sorriso. Complimenti a Sciura Pina!
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Pubblicato il 04/04/2007 da kaos | Permalink | Commenti (0)
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7 in condotta, le note disciplinari della settimana! / 18
Pubblicato in: Rubriche
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27 marzo - 2 aprile
Prima classificata: "La classe è stata severamente ammonita per essere stata sorpresa a grigliare salsicce" Voto: 9.09
Seconda classificata: "Al mio invito ad avere un pò di pace durante la spiegazione, Guidi prende il suo compagno Pace e lo porta da me." Voto: 9.06
Terza classificata: “Oggi 31/10/2006 gli alunni, approfittando della festa pagana di Halloween, si sono presentati in classe mascherati. In particolare, gli alunni T., S., C., T. e R. si sono travestiti da me. Sono senza parole. Richiedo provvedimenti disciplinari affinché simili buffonate non si ripetano mai più.” Voto: 9.04 Quarta classificata: "Ammonizione collettiva alla classe 2B che durante l'intervallo ha inchiodato la porta dell'aula ed al mio tentativo di entrare per consentire il regolare svolgimento della lezione urla 'Prof. siamo prigionieri di noi stessi'" Voto: 8.93
Quinta classificata: "Dopo aver ritirato il libretto personale a S. T. per scrivere una comunicazione al padre, l'alunno mi implora disperatamente di dedicarla alla madre. Chiedo spiegazioni al padre." Voto: 8.69
Novità! La giustificazione della settimana: "La prego di giustificare mio figlio che è arrivato in ritardo perchè non è arrivato in orario". Voto: 8.66
di Notadisciplinare
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Pubblicato il 03/04/2007 da kaos | Permalink | Commenti (1)
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In gita senza cellulari: una bella lezione...di vita
Pubblicato in: Notizie ed opinioni
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Dopo il giro di vite ministeriale sull'uso dei telefonini in classe pare che i media si siano definitivamente dimenticati dell'argomento (almeno per ora), allora forse è il caso di parlarne a bocce ferme. In molti casi il cellulare a scuola è inutile, parlo di realtà come quella dove lavoro, una scuola media di un paese di settemila abitanti, dove tutti si conoscono, dove il tragitto scuola-casa si copre a piedi o con lo scuola bus, dove c'è sempre una nonna, un amico o un vicino che si preoccupa di ospitare i pargoli in caso di imprevisto. Non si capisce quindi perchè i ragazzi (anche quelli delle ultime classi elementari) dovrebbero essere armati di telefonino ultimo modello (quello che scatta foto, riprende video, scalda la colazione eccetera). I genitori spiegano: "Così stiamo tranquilli (sic!)". In realtà i ragazzi lo usano in tutti i modi possibili (anche come arma contundente) tranne che per comunicare con i genitori. In compenso è un utile strumento per accordarsi con i compagni di altre classi sull'orario per fare quattro chiacchiere nei bagni, o scambiarsi informazioni sulla verifica in tempo reale o chiedere lumi al "secchione" della IIIB che su Pitagora sa tutto. Allora abbiamo deciso (come consiglio di classe) che i ragazzi avrebbero partecipato alla gita di quattro giorni a Roma solo a patto di lasciare a casa i telefonini: ci sembrava un modo carino di avviare un processo di disintossicazione che ci sembrava necessario. La notizia ha suscitato grande scalpore, i genitori, in un primo momento, si sono proclamati d'accordo, salvo poi venire a chiedere, in processione, improbabili deroghe per i motivi più svariati e divertenti. Ne ha parlato la stampa locale, che ha dedicato alla nostra scuola un'intera pagina con interviste e commenti e, addirittura, il Preside è stato intervistato in diretta a Caterpillar. In mezzo a tutto questo bailamme i ragazzi hanno preso la cosa con serenità, un po' frastornati per il fatto di essere così al centro dell'attenzione, hanno accettato la nostra proposta e hanno lasciato a casa i cellulari. Così, per quattro giorni, hanno visto i monumenti di Roma e non il display del telefonino, sono tornati a comunicare, da camera a camera, bussando nei muri o infilando bigliettini sotto le porte, non hanno ricevuto telefonate ansiose dei genitori, se non alla sera in albergo e, al ritorno, avevano tante cose da raccontare.
di Sciura Pina
Dalla parte della cattedra - Rubrica quindicinale con interessanti spunti di riflessione sul mondo dei giovani, vista con l'occhio speciale di una brava insegnante delle scuole medie attenta alle problematiche giovanili. - Vedi: Tutti gli articoli della rubrica
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Pubblicato il 28/03/2007 da sciura_pina | Permalink | Commenti (5)
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Telefonini a scuola: è davvero colpa dei ragazzi?
Pubblicato in: Notizie ed opinioni
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Il cellulare lo usa l'alunno, ma il fatto grave è che lo usa quasi di più l'insegnante. Una ricerca ce lo dice ufficialmente, anche se di certo non era necessario un sondaggio per capirlo. La cosa buffa è che il ministro Fioroni si è infervorato con una normativa durissima contro un problema di forma non troppo esasperante con cui gli insegnanti hanno imparato a convivere. Secondo gli studenti il vero problema è che il cell potrebbe squillare durante una lezione, mentre le dichiarazioni dell'Osservatorio nazionale dei minori, dalla viva voce di Antonio Marziale, parla dei telefonini come se fossero strumenti demoniaci, responsabili di devianze e di atti di criminalità. Come se videoregistrare due ragazzi che si picchiano a sangue sia più ricriminabile che picchiare. Siamo al solito ragionamento di spostamento del baricentro del problema. Vi assicuro i giovani che pacioccano con il cellulare a scuola, sono gli stessi che non lo calcolano nei contesti dove la noia non si fa sentire. Il cellulare per molti ragazzi non ha nessuna utilità nell'edificio scolastico se non quella di creare un compatto diversivo al sopore delle sempre peggiori lezioni frontali. La potenza di queste regolamentazioni fortemente inventive, frutto di sudate ore di lavoro, non porteranno ovviamente a nulla, e ce lo dimostrano i ragazzi, che alla domanda "Dopo le nuove norme di Fioroni, usi ancora il cellulare a scuola?" rispondono seccamente e fieramente sì, per nulla spaventati dal burbero ministro.
» Leggi la seconda parte del post
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Pubblicato il 26/03/2007 da kaos | Permalink | Commenti (2)
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Esami delle medie inferiori 2007 - Bell'enigma!
Pubblicato in: Notizie ed opinioni
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"Giorni difficili per la scuola italiana. Nell'occhio del ciclone finisce, questa volta, la rivoluzione "linguistica e tecnologica" degli esami di terza media: rischiano, infatti di arrivare impreparati all'appuntamento i 558.891 ragazzi alle prese con il primo esame della vita. Si tratta dei primi scolari che hanno usufruito del triennio riformato dall'ex ministro Moratti. Il problema? Manca il modello del nuovo esame (differisce da quello proposto fino allo scorso anno), assolutamente sconosciuto a prof e alunni, nonostante manchino tre mesi alle prove. «Stiamo ancora aspettando una risposta dal ministero - spiega stizzita Maria Domenica di Patre, della direzione nazionale Gilda insegnanti - i professori stanno preparando i ragazzi per gli esami, senza sapere ancora a cosa andranno incontro. Il problema principale riguarda la seconda lingua straniera: dovrebbe essere proposta come una prova scritta, per eguagliarla, come prescritto dalle indicazioni ministeriali, alla prima: c'è il rischio invece che rimanga solo una prova orale, sottovalutata pertanto dagli studenti». Un problema che ne trascina altri: «Chiediamo che la seconda lingua straniera abbia più ore di lezione (ora sono 2 a settimana ndr). Altro grande enigma - continua la Di Patre - è la prova di tecnologia, anch'essa nuova materia d'esame: sarebbe preferibile inserirla tra le prove orali come una sorta di dimostrazione, ma potrebbe anche rientrare nella prova scritta di matematica e scienze, con il rischio di appesantirla eccessivamente». Fremono dunque presidi, prof e genitori, in attesa di sapere se gli scritti da tre passeranno a quattro e in quale modo si svolgeranno: per ora al ministero è giunta solo una prima bozza di circolare, posta al vaglio del Consiglio nazionale. Occhio, il tempo stringe."
Articolo di Lorena Loiacono riportato da Leggo del 14 marzo 2007
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Pubblicato il 15/03/2007 da kaos | Permalink | Commenti (0)
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