Come saprete, solo se mi seguite sul Twitter (fatelo subito in caso contrario) ho partecipato in questi giorni al Salone del Libro di Torino. Prima di dirvi quali sono stati i miei acquisti librari, vi dico che ho partecipato all'incontro pubblico (ambitissimo) con Roberto Saviano. Presentava insieme ad altri quattro autori (tra cui la neo scoperta Parrella e Lucarelli) la raccolta di racconti "Sei fuori posto". Ecco cosa ha dichiarato:
Le parole cercano di aggiustare il mondo e la situazione in cui mi trovo dimostra che i lettori sono pericolosi, tutto questo l’hanno innescato loro. E quindi vorrei che la stessa responsabilità che mi assumo io e che si assumono gli scrittori se la prendessero anche i lettori. Dobbiamo diventare un’armata pacifica di parole”. Da più parti ultimamente mi si accusa di esser rompiscatole, ma io sono molto fiero di esserlo. È Il ruolo del raccontatore, è dire cosa sta accadendo, è dire questo è vero questo ci riguarda. Questa potenza della letteratura fa paura al potere. Perché quel qualcosa diventa di chi lo legge. Dicono che guadagniamo: è vero ma dove sta il problema? Non vogliono forse che abbiamo i soldi per pagarci gli avvocati?”.
"Non fate passare queste menzogne, non permettete che dicano queste cose". Mentre uscivamo, ho sentito con le mie due orecchie qualcuno in sala che ha detto, giuro:
Cazzo di Saviano, saluta pure la gente come se fosse un divo.
In questi casi servirebbe un'armata di vaffanculo.
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