Ho visto Draquila. Per me è stato come vedere il Videocracy che mi aspettavo. Non so se mi spiego. Una sorta di coito ritardato. Volevo un lavoro contenutisticamente più alto ma esteticamente di impatto. E così è stato.
Certo, la guduria grafica del documentario di Erik Gandini è impareggiabile. Ma qui c'era roba che scotta, un'ondata di verità sconosciute o poco note che dà quel senso di finestra aperta in una giornata primaverile un po' ventosa. Un vento tiepido che non ti rende felice, ma ti chiede di essere realista. E ti dimostra di essere fottutamente ignorante.
Sabina Guzzanti in questo documentario è una giornalista, ma il suo volto in ogni inquadratura è traduzione chiara del sentimento, dello sgomento e dell'amarezza nello spettatore. E' in programmazione, secondo i dati di Mymovies, in 95 sale italiane, meno del film, non me ne voglia, "Puzzole alla riscossa".
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