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Rimango colpito quando Rolling Stone Italia dà un voto agli album pop. Una cosa non proprio comune, e spesso quando accade sono stroncature tutte da ridere. La sorpresa vera invece questa volta è stata trovare nel numero di gennaio quattro stelle su cinque a "Talk That Talk" di Rihanna, la Madonna Nera che da alcune settimane sto ascoltando sul mio iTunes (devo dire con un buon successo, mi piace più di altri lavori precedenti).
La recensione inizia con una cosa che penso da molto tempo, " Il mestiere del pop è vendere. Il suo modo è il singolo". E da lì una lunga spiegazione che sembra più che altro non dover far indignare il lettore medio del mensile, il quale nella migliore delle ipotesi la odia o la considera niente più che un oggetto degno di insidiosi desideri sessuali.
Un passaggio mi ha colpito: "Rihanna (in questo album) trova la sua dimensione ideale: un misto di cazzodurismo vocale e malinconia contagiosa". Una cosa, quella scritta sulle pagine della guida al rock'n'roll style che in realtà si trovava in minor parte anche negli album precedenti, ma che oggi sembra esserle entrato (a forza? naturalmente?) nelle ossa.
Rimane aperto il dubbio dei dubbi. Quel fare da "sono schiava del pop", è totalmente fuori dal suo controllo? Se la seconda ipotesi fosse vera, se fosse anche solo in parte madre del suo successo, si confermerebbe la teoria (sempre del recensore, Emilio Cozzi) secondo cui "È anche per il suo pop che si è deflorata la verginità di chi non vorrebbe si confondessero musica e supermercato".
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