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Tag: Racconto
Ostacoli
Pubblicato in: Notizie ed opinioni, Personal pages

Un racconto, dedicato. Delicato.


Marco si sveglia sempre presto perché quando prova a dormire - e non ci riesce - pensa solamente di perdere tempo. La sveglia suona e lui quella mattina la stava già attendendo, come ogni giorno.

Marco è uno che ama bruciare la vita, come se avesse benzina dentro. L'ha sempre avuta e non è mai andato in riserva, mai. Una volta risposti i sandali ortopedici del suo maledetto ospedale corre via e abbandona l'uscita correndo, sempre di fretta. Come se dovesse sempre arrivare in un luogo non rintracciabile.

Per lui persone si lamentano quando sono ferme, nel cervello o nel corpo. La vita vale qualcosa nell'atto del movimento, nella sua indotta velocità. Marco nella vita ridà motore alle persone ogni giorno, in modo rapido e realistico. Sbrigativo, netto, preciso. Infallibile.

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Pubblicato il 17/06/2010 da kaos | Permalink | Commenti (0)
La bottega delle storie - Passeremo anche noi
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Atto Primo.

[Voce fuori campo]

Quella mattina gli versò della wodka sulla pancia e gliela leccò avidamente. Quel pomeriggio tentò di buttarsi dalla finestra.

[Squallida camera d'albergo]


1- Laura non può andare avanti così.

2- Lo so. Questa Storia mi sta uccidendo.

1- Non vorrei fare la parte del puntiglioso ma sei Tu che ti stavi uccidendo, lascia fuori la Storia da tutte queste stronzate.

2- La Storia, già. Non la ricordo nemmeno più. Quanto tempo è passato? Mesi? Anni?

1- Mi prendi per il culo.

2- No...

1- Era un'affermazione, non una domanda. Vuoi dire che ti sei dimenticata cosa ci ha portato qui? La nostra corsa verso il Piacere? Che poi, tante cazzate e poca sostanza. Ma un'idea di fondo c'era. Succede sempre così, quando si passano le ore a contare le stelle. Non sentivamo nemmeno più l'assordante rumore delle macchine che sfrecciavano veloci sull'asfalto. E ridevamo di loro. Della loro assurda mania di cercare sempre un qualcosa che andasse oltre, qualcosa che potesse dare loro delle risposte che in realtà non avrebbero mai voluto. La loro stupida mania...passare la vita a riempirsi il cervello con grandi domande facendosi così sfuggire i piccoli piaceri della vita.

2- Sei così maledettamente attaccato ai ricordi. Versami del whisky.

1- Anche una volta eravamo sempre sbronzi, ma non come adesso...eravamo ubriachi della vita...E' tre giorni che non usciamo da questa stanza, ho bisogno d'aria. Esco. Tu fai quello che ti pare.

2- Passami lo smalto.

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Pubblicato il 13/02/2007 da kaos | Permalink | Commenti (0)
Soli e vuoti, sabato notte - Seconda e ultima parte
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Ecco la prima parte del racconto
E' l'una di notte. Il tuo sabato sera è andato a puttane ma pensi che non sia troppo tardi per rimediare. In fondo, come spesso si dice, la notte è giovane e hai tutto il tempo per ricrederti. Se ti è andata male finora non è detto tu non possa rifarti... con la seconda serata. Più che un atteggiamento utilitaristico, la mia è una sincera voglia di calore, di certezze. Decido di chiamare l'amica più cara che ho, quella con cui ho condiviso tutti o quasi i sabati della nostra gioventù annoiata. Sono certo di poter contare su di lei e i pochi ma buoni amici che ho da sempre, quelli con cui, quantomeno, so di andare sul sicuro. Già il coglierla leggermente brilla al telefono mi preoccupa non poco sull'andamento della sua serata, che deve essere stata di certo più movimentata della mia.

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Pubblicato il 26/01/2007 da lord_lucas | Permalink | Commenti (0)
Soli e vuoti, sabato notte - Prima parte
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Le aspettative nutrite verso il sabato sera sono un comune denominatore delle nuove generazioni. Chi non si è mai sentito chiedere almeno una volta: 'Che programmi hai per la serata?'. Domande che ci sentiamo ripetere all'infinito e per cui abbiamo in serbo una variante di risposte-tipo così da non farci cogliere impreparati: "Non lo so, ma sicuramente faccio qualcosa" / "Devo ancora sentire gli altri" / "Eventualmente ti faccio sapere" / "In ogni caso ci aggiorniamo". L'importante è dare l'idea di avere un impegno, qualcosa di figo da fare che non precluda la missione divertentistica impostaci dalle circostanze. A tal proposito, vi propongo la cronaca di una serata da dimenticare.
Tutto è nato dall'idea di andare in un disco-pub della provincia con amici di amici (visto che questi ultimi non li vedevo da tempo). Una soluzione ideale per accontentare tutti, dai recalcitranti all'atmosfera psichedelico-invasata che preferiscono una serata tranquilla a quelli che proprio non possono rinunciare a quattro salti in pista. Su c'è un tavolo prenotato che aspetta solo te, giù c'è la saletta per scatenarsi quanto basta. Cosa volere di più?

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Pubblicato il 22/01/2007 da lord_lucas | Permalink | Commenti (0)
La bottega delle storie - Ritornanze
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Sottofondo di Smiley Faces degli Gnarls Barkley please...

"Ok...quanto le devo?"
"Sono..."Beep boop beep "sedici e quarantaquat...sedici và!"
Stronzo...che cacchio arrotondi che tanto se ti do i venti non hai resto.
"Mhhh...mi sa che ho solo venti...ha il resto?"
"Ehhhh no guardi mi spiace..."
Che ti avevo detto? Stronzo!
"Vabbè tenga i venti che son di fretta e va bene così."
"Va bene arrivederci!" Risponde il meschino con sottofondo di radiolina odiosa da taxista.
"Arrivederci!" rispondo scazzato io sistemandomi senza troppa cura il borsone sulle spalle.
"Sputtanati sti quattro euro a gratta e vinci" penso tra me e me prima che l'occhio mi cada sul quadrante rigato del mio orologio...naturalmente sono in ritardo.
Attraverso di corsa (per quanto possa essere di corsa uno con un borsone più grande di sé sulle spalle) via Sacchi, dribblo il solito marocchino che chiede moneta (e che non capisce che, con tutta la disponibilità del mondo, se sto correndo come un dannato e ho sulle spalle suddetto borsone enorme forse non ho tutto sto tempo di cercare nelle tasche l'euro) ed entro in stazione. Non entravo a Porta Nuova come "partente" da un bel po'. L'ultima volta è stato quattro...no, cinque mesi fa per venire a prendere mia cugina siculo-francese che, senza preavviso, ha deciso di passare un po' di tempo a Torino (a gratis)lontana dalla sua "NOIOSISSIMA PARIGI!" (come avrei voluto strangolarla...io a Parigi non ci sono mai stato.)

Ora un po di Star Guitar dei Chemical...

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Pubblicato il 21/01/2007 da kaos | Permalink | Commenti (1)
La bottega delle storie - Il coraggioso, un puro di cuore
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Ecco il risultato del primo contest sul tema "Il coraggio" della Bottega delle storie. Come da regolamento, e come anticipato poco tempo fa, ecco il racconto vincitore della prima competizione che viene pubblicato prontamente in queste pagine. Complimenti a Pietro! Alla prossima.

Coraggio: dal latino coraticum, aggettivo derivante da cor, cordis cuore. L'etimologia della parola parla da sé, il coraggio è una virtù che si identifica con la purezza di cuore. Il coraggio non consiste solo ed unicamente nella sfrontatezza nei confronti del pericolo, esso è qualcosa di più...Si può trovare facilmente una definizione di tale termine analizzando le accezioni dategli col passare degli anni, partendo da Catone Uticense, messo come guardiano del purgatorio nella Commedia dantesca per il merito ed il coraggio di aver mantenuto integri i suoi ideali andando contro Cesare e contro l'imminente creazione dell'Impero Romano, arrivando a personaggi più recenti quali il Werther Goethiano che per affermare il suo io arriva addirittura al suicidio definendola quale unica possibilità di affermazione personale.
    Andando per ordine, il coraggio ha diverse accezioni: l'estrema rettitudine di Catone e la sua perenne imparzialità è palesemente manifestazione di coraggio, il mettersi "contro tutto e tutti" (dove a quel tempo come "tutto e tutti" veniva identificato il consolato Romano con a capo Cesare, cosa non da poco) non fu azione che in molti sarebbero stati in grado di fare; accanto a Catone vi furono nella storia un'infinità di figure eroiche, prototipi di individui colmi di coraggio, il già citato Werther, integerrimo giovane che ha come unica volontà l'affermazione del suo ego, arrivando fino alla decisione che la morte è l'unico modo per mettere in atto il suo desiderio, da Werther si può passare a qualsiasi altro periodo storico, Romeo e Giuletta: pronti a tutto per affermare il proprio amore, Alessandro Magno (definito dalla critica quale più grande conquistatore e sovrano della storia dell'umanità), capace di creare un regno senza oppressioni o scorrettezze, e così via...
    Tutto ciò non vuole essere una affermazione personale di conoscenza della storia...anzi, ma è mia intenzione permettere al lettore di capire che il coraggio non è andare in curva a 170, questa è vera e propria idiozia, il coraggio sta nella volontà di ciascuno di affermare sé stessi a discapito delle oppressioni degli altri, nel voler mettere sul tavolo le proprie idee senza aver paura delle conseguenze che potranno avere, il coraggio non è mancanza di paura...la paura è ci permette di avere dei limiti nelle nostre azioni, e grazie a Dio che di paura c'è n'é; il coraggio è altro, è Werther che non vuole conformarsi alla realtà e vuole rimanere integerrimo, è Carol Wojtila che tende la mano ai rappresentati delle altre religioni del pianeta per combattere l'integralismo, è Madre Teresa che vive accanto ai bambini del terzo mondo per dar loro una mano e migliorare di quanto può la loro situazione tragica, è un padre di famiglia che sta 24 su 24 col figlio in ospedale per farlo sentire a casa e non fargli pesare flebo su flebo e tutto il resto.
     Sfatiamo il mito dell'uomo coraggioso come il guerriero stupendo a cavallo con tanto di spada in mano che combatte contro il drago cattivo che sputa fuoco...L'essere coraggiosi non è una virtù che deve essere celebrata, è un dono intrinseco in ciascuno, da attuare nei momenti di bisogno. Il vero coraggioso è colui che non si accorge di esserlo, o perlomeno non lo fa per gloria personale, ma lo fa con totale sincerità e purezza nelle azioni che compie.
Pubblicato il 02/01/2007 da kaos | Permalink | Commenti (4)
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