C'è da dire che fin da piccolo i mostri realistici non mi sono mai piaciuti. Dalla "Storia infinita" a "ET", che sono oggettivamente dei piccoli capolavori, alcuni di questi personaggi mi hanno sempre inquietato. Vittima di qualche ingiustificata paura adolescenziale, ho visto ieri "Nel paese delle creature selvagge", titolo arrabattato dal più affascinante titolo originale "Where the Wild Things Are".
Ogni tanto è fondamentale poter vedere il mondo dagli occhi di un bambino. E' bello vedere quanto la proiezione immaginativa di un ragazzino possa generare mondi fantastici eccezionali. Dove animali pelosi saltano nei boschi, dove tutti si coccolano nel modo più tenero mai visto, dove il gioco ha un peso fondamentale. Non si pensa al futuro, ma solo al presente con gli occhi sognanti e un grande sorriso.
Il paradigma di un bambino che vorrebbe sognare con la sua mamma, prima ancora con la sua distaccata sorella. E invece c'è solo il peso dell'incomprensione. La mancanza di un coetaneo che viva di innocenza come lui. Un film dolce, dove le dita nel naso e i comportamenti tipici animali diventano pretesto per un caldo abbraccio.
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