Premessa - Non so di cosa parlo, forse - Potrei risultare inopportuno
"La prima cosa bella" di Virzì è la poetica esemplificazione filmica di un momento che per tutti è stato o sarà passaggio fondamentale e tragico della nostra esistenza. Per questo mi sono sforzato - per una fottuta volta nella vita - a capire loro, i miei genitori. E da qui la riflessione che vi propongo.
Sono arrivato, e mi costa dirlo, alla conclusione che noi figli siamo chiamati a comprendere i loro limiti, la loro semplicità, la difficoltà oggettiva nell'essere come o vicini a noi. Prendiamo spesso il nostro comportamento, quello della quotidianità, ad esempio retto di una pratica che dovrebbe essere la più giusta, la più condivisibile. Il modo giusto di vedere le cose.
Trasformiamo i nostri mezzi culturali, intellettuali e psico-fisici nella loro frustrazione. Non verremo mai capiti, non verremo mai compresi, non saranno mai come vorremmo. Ci hanno rovinato la vita. Ci vergogniamo a raccontarli per come sono profondamente.
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