Non parleremo di soldi e da chi li prende e della buona uscita e di quanto è ricco perché parla male di Berlusconi. Vi prego, popolo del web, andiamo oltre perché trovo che siano discorsi di una sterilità imbarazzante.
Dicevamo: se ne va dalla Rai e ciò che noi tutti pensiamo è che parte del successo di
Annozero è stata determinata (soprattutto all'inizio) dalla pressione di una Rai formalmente politicizzata che l'ha rigettato ed è rientrato con l'imposizione di un tribunale. Uao, fottutamente thriller.
Avete presente quelle radio o tv pirata che si collegavano ogni tanto e con fatica per dire cose terribili e controcorrente al Paese? Io ho sempre visto quel programma così, affascinato dalla garanzia che "Annozero" fosse più crudo degli altri, o quantomeno più riconoscibile anche negli intenti. E adesso?
Adesso forse si va tutti su La7 dove si lavora con tanta passione ma con un budget non molto elevato.
In una Rete che fisicamente non potrà mai fare (per ora) più del 20 per cento - magari mi sbaglio e l'ha già fatto, ma non credo - la mission del programma diventerà la stessa forse, ma più di nicchia. Una naturale ma non totale libertà editoriale (come in tutti gli editori, i paletti e i "No, questo non lo vogliamo" esistono sempre) aprirà nuovi orizzonti.
Bene a non fossilizzarsi, benissimo a "cambiare aria" per rinnovare il gusto della sfida. Ma quello studio, quell'aria funerea da "forse non arriviamo a fine puntata", quegli ospiti che ad un certo punto avrebbero fatto a botte per essere lì perché terribilmente valorizzati (anche a destra). Insomma, si interrompe un ciclo.
E non è detto che quello nuovo potrà portare, per quanto mi riguarda, lo stesso brivido.