Caro Babbo Natale,
ho sempre voluto pensare che tu esistessi, da qualche parte. Nella mia casa il tuo giorno di massimo lavoro è ricollegato a pessimi momenti di sofferenza e dolore. Ma ancor peggio di solitudine. E' quello che cerco di dire ai miei amici che mi guardano con compassione senza gli strumenti per capire. Ormai sono molti gli anni in cui trascorro questo giorno a casa con il mio nucleo familiare e a volte senza nemmeno quello, come avverrà quest'anno, per esempio.
I miei hanno bisogno di vivere un Natale caldo, felice. Quello che da sempre non hanno vissuto. Vogliono giustamente uniformarsi alla condizione comune, per questo andranno via. Invece io ho scelto il Natale meno ipocrita, dove poi l'ipocrita sarei io. Un Natale dove decido di non stare con persone sconosciute, figure che non sento vicine. Che mi vorrebbero con loro, ma che non posso e non riesco ad amare. Chissà perché.
A volte pretendo troppo, non mi basta la figura, ho bisogno della sostanza costruita con il tempo. E non c'è. Piuttosto ne faccio a meno, specie quando si parla di legami familiari. Forse non mi sono mai nemmeno sforzato troppo per ottenere quella dimensione, è anche colpa mia. Forse sono cresciuto nella diffidenza verso i parenti, tra le loro ingiustificate assenze e le più infime invidie. Forse mi piace crogiolarmi nel silenzio invece di mettere alla prova le mie resistenze infantili, chissà.
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