Il disequilibrio interiore diventa esteriore, la gioia del momento diventa la tua condanna. Hai bisogno di feedback oggi più di ieri (cazzo se ne hai bisogno) e non arrivano e non ci puoi fare niente. Ti infastidisce, ti rende nervoso e non dovresti esserlo perché non ha senso. E invece sì, lo ha eccome.
Parti di testa e alla fine sei a disagio, non sei felice. Sei deconcentrato, non sei come vorresti. Non ti riconosci più. Ma è raro e in fondo bello non riconoscersi a volte, e sarebbe ancora più bello se una cazzo di volta l'altra persona sente quello che senti tu, nello stesso identico momento magari. Sarebbe bello vero?
Ma non accade quasi mai: i tempi sono diversi, sono lenti o velocissimi. A volte non c'è proprio niente, e ti illudi. I tempi dello spirito degli uomini a volte sono lunghi tanto da diventare agonizzanti, vorresti tagliarli con una forbice e iniziare a tirare per capire quando e dove finirà senza troppi indugi di metodo.
Perché non sopporti il non vedere uno sfumato futuro, dalla fortuna e dalla gioia iniziale vedi solo la precondizione per la fine. Non posso essere così premiato dalla vita, nessuno di noi lo è.
Ma soprattutto: dicono debba smettere di pensare in ipotesi e vivere nei fatti.
Fosse facile.
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