A single Man di Tom Ford. Di recensioni in giro ce ne sono già a carrettate, ma voglio dire la mia, dopo la prima visione di ieri sera qui a Torino. E' un film drammatico ma non commovente, un film che fa riflettere tutti sul senso dell'amore quando questo incontra la parola morte. Cura dei dettagli, eleganza, un Colin Firth talmente bravo da essersi reso irriconoscibile.
Una storia fatta dalla musica, dalle luci e poco dalle parole. I dettagli (gli occhi, un profumo, un volto) che acquisiscono il giusto statuto ed entità. Il valore dell'incontro, la presenza inaspettata di una bellissima Ginnifer Goodwin (attrice del telefilm Big Love, l'ho confusa con Rachel Bilson di The O.C., imperdonabile) e l'idea dell'abito che costruisce l'identità esteriore, che poco o mai diventa vero riflesso di chi siamo veramente.
Qualcuno mi ha detto che lo ha trovato troppo patinato, io penso che riesca proprio per questa sua schermatura di colori seppia a trasmettere le sensazioni più profonde non ricoprendole di inutili emozioni sfogate nel pianto generato con l'esca. Ti rimane solo la condivisione del dolore per un amore che non c'è più, il ticchettio di un orologio che sa già quando morirai e la rara capacità dell'uomo, nelle nostre vite, di bloccare quella lancetta. Per un attimo o per sempre.
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