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Un racconto, dedicato. Delicato.


Marco si sveglia sempre presto perché quando prova a dormire - e non ci riesce - pensa solamente di perdere tempo. La sveglia suona e lui quella mattina la stava già attendendo, come ogni giorno.

Marco è uno che ama bruciare la vita, come se avesse benzina dentro. L'ha sempre avuta e non è mai andato in riserva, mai. Una volta risposti i sandali ortopedici del suo maledetto ospedale corre via e abbandona l'uscita correndo, sempre di fretta. Come se dovesse sempre arrivare in un luogo non rintracciabile.

Per lui persone si lamentano quando sono ferme, nel cervello o nel corpo. La vita vale qualcosa nell'atto del movimento, nella sua indotta velocità. Marco nella vita ridà motore alle persone ogni giorno, in modo rapido e realistico. Sbrigativo, netto, preciso. Infallibile.

Un figlio, due figli, tre figli. Sua madre li ha sempre voluti. Per ora basta che ci siano e che siano tanti. Un modo per distrarla, questo: per lasciarlo andare, per continuare a correre.

Ogni notte, sdraiato accanto alla moglie che non poteva amare, gli si fermava il respiro. La visione rapida delle cose lo rendeva padrone del mondo, solo l'aria che arriva addosso sulla sua moto gli gonfiava polmoni. I particolari a 150 diventavano sfumati, più brillanti. Affascinanti

Poi quel pomeriggio un'utilitaria, come nel peggiore dei dispetti infantili, ha deciso di fermare la sua corsa. E c'è l'ha fatta.
Pubblicato il 17/06/2010 alle 14:30 da kaos
Tag: racconto
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