Ho visto Draquila. Per me è stato come vedere il Videocracy che mi aspettavo. Non so se mi spiego. Una sorta di coito ritardato. Volevo un lavoro contenutisticamente più alto ma esteticamente di impatto. E così è stato.
Certo, la guduria grafica del documentario di Erik Gandini è impareggiabile. Ma qui c'era roba che scotta, un'ondata di verità sconosciute o poco note che dà quel senso di finestra aperta in una giornata primaverile un po' ventosa. Un vento tiepido che non ti rende felice, ma ti chiede di essere realista. E ti dimostra di essere fottutamente ignorante.
Sabina Guzzanti in questo documentario è una giornalista, ma il suo volto in ogni inquadratura è traduzione chiara del sentimento, dello sgomento e dell'amarezza nello spettatore. E' in programmazione, secondo i dati di Mymovies, in 95 sale italiane, meno del film, non me ne voglia, "Puzzole alla riscossa".
E' un lavoro che andrebbe diffuso nelle scuole, nei cinema prima di qualsiasi altro film con degli estratti. Tutti abbiamo seriamente bisogno di sapere cosa è successo e cosa succede in quei territori. Molti non lo sapranno mai ed è nostro dovere, quantomeno, raccontare.
Unico rammarico, che è anche un dubbio, è come mai Gli Spietati abbiano dato voti così bassi. Tra il 5 e mezzo e il sette. Chissà per quale motivo. Dissento. |
Pubblicato il 20/05/2010 alle 16:20 da kaos
Tag: draquila, sabina guzzanti
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