"Tra le nuvole": licenziato è senza valore?
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Spero non vi sia mai capitato nella vita di essere licenziati. Fine, caput. Un dolore che ti fa subito tirare fuori il luogo comune: se non lo hai provato, non puoi immaginare cosa si prova. Ecco. "Tra le nuvole", che ho visto in ritardo rispetto alla data di uscita, rende colui che licenzia (George Clooney) il centro assoluto - mai nemico - attorno al quale ruota vicenda, il sicario del toro senza palle. Un film che fa del cinismo un'arma di valorizzazione, tanto da rendere il licenziato, fino alla fine, vittima di un sistema di cui non è responsabile. Ma che guarda caso, gli rovina la vita in soli due minuti. Win for life al contrario.
L'ex lavoratore è comparsa, carne da macello che rientra tragicamente nel "purtroppo è così che gira il mondo". L'eleganza e la ricchezza del contesto attorno al quale ruota il protagonista riesce a focalizzare in lui un senso di colpa che è lo stesso che avrebbe un veterinario nella soppressione di un'animale più vivace degli altri negli ultimi istanti di vita.
Nonostante questo, trovo altresì vero che il licenziamento, nella sua drammaticità - e partendo dal presupposto che uno su mille se lo può permettere - rappresenta soprattutto in età non avanzata un'occasione. Un modo per rimettersi in discussione, per ricominciare a respirare. So che è esiste un libro, mi pare che si chiami "Adesso basta!", che devo leggere perché è di Chiarelettere ed è praticamente un best seller, che racconta proprio di questa filosofia di vita folle e coraggiosa, nella quale si lascia tutto - lavoro e carriera - per ritrovare se stessi.
La cosa bella è che noi "giovani" non veniamo nemmeno assunti. Quindi non possiamo essere licenziati. Anzi, ci stanno educando alla psicologia da Grande Fratello dove sei dentro o sei fuori a seconda di come gira il motore, quindi sei sempre a metà. Una psicologia dove il tuo lavoro in fondo lo può fare chiunque altro e tu, laureato e masterizzato, vali solo finché li servi. Servi, nell'accezione più umiliante del termine. |
Pubblicato il 16/02/2010 alle 20:45 da kaos
Tag: tra le nuvole
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Sono presenti 2 commenti:
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1. Il 17/02/2010 alle ore 10:56, Claudio ha scritto:
Sul film non posso dire nulla, se non che mi ispira. Rispetto al resto...è drammaticamente reale la tua visione. Noi "giovani", prima di una vera assunzione, passiamo attraverso vari stadi di "collaborazione" con aziende, studi, eccetera. Per cui non ci si prende nemmeno la briga di licenziarla, una persona; come dici te. Però, dopotutto, mi fa molto più male vedere licenziare, o comunque lasciare a casa, un adulto. Magari un genitore. Non lo si mette in difficoltà solo economicamente, perchè a una certa età, se non sei titolato, è ancora più arduo trovare un posto. Ma lo si abbatte psicologicamente: gli si toglie molta della sua vita, le sue competenze. Come dire, sei un ferrovecchio, non una persona. Io ho la forza e il tempo di accettarlo su di me: come hai scritto, ci si può reinventare, si può interpretare la crisi come un'opportunità di cambiamento in meglio. Un adulto no...e in Italia, insieme con il 27% di contribuenti che dichiarano reddito 0, e che probabilmente evadono di brutto, ci sono molti che dichiarano poco, e con quel poco sopravvivono. Sopravvivono, non vivono.
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2. Il 18/02/2010 alle ore 08:32, Kaos ha scritto:
Sopravvivere è un modo molto nobile di vivere, tiene sempre alta l'attenzione. Ma sopravvivere senza paracadute non garantisce un buon atterraggio in caso di pericolo. Ahi noi. Siamo fottuti.
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