1. Il 17/02/2010 alle ore 10:56, Claudio ha scritto:
Sul film non posso dire nulla, se non che mi ispira.
Rispetto al resto...è drammaticamente reale la tua visione. Noi "giovani", prima di una vera assunzione, passiamo attraverso vari stadi di "collaborazione" con aziende, studi, eccetera. Per cui non ci si prende nemmeno la briga di licenziarla, una persona; come dici te.
Però, dopotutto, mi fa molto più male vedere licenziare, o comunque lasciare a casa, un adulto. Magari un genitore. Non lo si mette in difficoltà solo economicamente, perchè a una certa età, se non sei titolato, è ancora più arduo trovare un posto. Ma lo si abbatte psicologicamente: gli si toglie molta della sua vita, le sue competenze. Come dire, sei un ferrovecchio, non una persona.
Io ho la forza e il tempo di accettarlo su di me: come hai scritto, ci si può reinventare, si può interpretare la crisi come un'opportunità di cambiamento in meglio. Un adulto no...e in Italia, insieme con il 27% di contribuenti che dichiarano reddito 0, e che probabilmente evadono di brutto, ci sono molti che dichiarano poco, e con quel poco sopravvivono. Sopravvivono, non vivono.