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"La prima cosa bella" e la morte dei propri genitori
Pubblicato in: K!Cinema

Premessa - Non so di cosa parlo, forse - Potrei risultare inopportuno

"La prima cosa bella" di Virzì è la poetica esemplificazione filmica di un momento che per tutti è stato o sarà passaggio fondamentale e tragico della nostra esistenza. Per questo mi sono sforzato - per una fottuta volta nella vita - a capire loro, i miei genitori. E da qui la riflessione che vi propongo.

Sono arrivato, e mi costa dirlo, alla conclusione che noi figli siamo chiamati a comprendere i loro limiti, la loro semplicità, la difficoltà oggettiva nell'essere come o vicini a noi. Prendiamo spesso il nostro comportamento, quello della quotidianità, ad esempio retto di una pratica che dovrebbe essere la più giusta, la più condivisibile. Il modo giusto di vedere le cose.

Trasformiamo i nostri mezzi culturali, intellettuali e psico-fisici nella loro frustrazione. Non verremo mai capiti, non verremo mai compresi, non saranno mai come vorremmo. Ci hanno rovinato la vita. Ci vergogniamo a raccontarli per come sono profondamente.

Leggendo parecchi pezzi sul web legati al tema, ho visto che c'è sempre un dolore costantemente sotteso e forse giustamente celato tra chi ha perso i propri cari. Una ferita che rimane aperta per sempre. L'impegno che sottoscrivo con me stesso, non per limitare i danni ma perché me lo dice la testa, il cuore e la mia personale non cattolica coscienza, è di ridurre a zero ogni possibile risentimento futuro, prima che quella cosa - che non riesco a dire in prima persona - accadrà. Il non detto e il non fatto, il non più riparabile, sarebbe per me più feroce di qualsiasi mancanza.

Nella sala del cinema c'era commozione generale. Guardavo le guance ancora bagnate della gente e pensavo alle loro storie. E alla mia. Da giorni non riesco a pensare ad altro.
Pubblicato il 11/02/2010 alle 14:03 da kaos
Tag: la prima cosa bella, morte genitori
Sono presenti 5 commenti:
1. L'11/02/2010 alle ore 15:31, elfo00 ha scritto:
fantastico, tutto ciò che hai scritto è tutt'altro che sciocchezza.
2. L'11/02/2010 alle ore 16:42, Enrico Siringo ha scritto:
Allora mi sa che vado a vederlo portando un maxi-pack di fazzolettini... anche perche' a meta' tra la vita e la morte, c'e' la malattia, che ti strazia lentamente, anche se ti da il tempo per pensare e riflettere e perdonare, prima te stesso che e' sempre la cosa piu' difficile.
3. L'11/02/2010 alle ore 16:58, Claudio ha scritto:
Che bel post, questo. Anche io ho visto il film (quasi per sbaglio, invero) è mi è piaciuto molto...non ci ho riflettuto a fondo come te, ma mi sento di dire che condivido la tua visione, sebbene credo molto intimistica....
Spesso mi rendo conto di come tratto male i miei, nonostante tutto quello che hanno fatto e fanno per me, eppure il mio orgoglio e la mia supponenza mi impediscono il più delle volte di scusarmi, o anche solo di dar loro un abbraccio in più...
4. L'11/02/2010 alle ore 21:48, Roccia ha scritto:
Ottime riflessioni.
5. Il 12/02/2010 alle ore 00:52, Kaos ha scritto:
Grazie :)
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