90 su cento, le nostre sono tutte cazzate
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Un uomo anziano con la moglie guardavano un concerto di musica popolare. Di fronte a loro, il figlio. Un giovane ragazzo disabile di circa vent'anni. Capelli e vestiario in grande stile. Un volto di una persona con gravi problemi di disabilità, ma con l'anima di chi non li ha. Immaginate di ritrovarvi in un corpo che non sentite vostro e di voler fare cento cose sapendo di non porterle fare. Ecco, i suoi occhi trasudavano voglia di esserci più di quanto i suoi arti atrofizzati gli permettessero di fare. Era rivolto con le spalle verso i genitori: probabilmente preferiva ascoltare e basta piuttosto che vedere trecento persone in piedi che si sbracciano e ballavano impedendogli qualsiasi visione del concerto. Parte una canzone molto conosciuta. Il ragazzo fa un cenno al padre, probabilmente aveva voglia di vedere cosa stava succedendo. Il padre gira la carrozzina, lo prende dalle ascelle e lo solleva pù che riesce per mostrargli chi e cosa stanno suonando. La canzone era movimentata, e il massimo che il ragazzo disabile poteva fare era scuotere la mano freneticamente mentre il padre lo sosteneva abbracciandolo e parlandogli nell'orecchio. La canzone finisce. Sono certo che il ragazzo fosse felice di aver potuto godere per qualche minuto di quella particolare visuale, ma non rideva, forse perchè non poteva, forse perchè non doveva dimostrarlo a nessuno. Il padre lo risistema sulla carrozina, lo gira di nuovo di spalle, e tutto torna come prima. Ho provato pena. Si, non me ne vergogno. La pena per quel padre che ha sacrificato una vita per portare avanti un'altra vita che in questa cazzo di società è una vita a metà. Pena per quel ragazzo che ha scelto di non vedere piuttosto di soffrire la consapevolezza di poter solo ascoltare. E rabbia personale, perchè quel ragazzo ha probabilmente capito tutto della vita, e non può viverla come vorrebbe.
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Pubblicato il 30/07/2007 alle 20:41 da kaos
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Sono presenti 2 commenti:
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1. L'01/01/1970 alle ore 01:00, Vago ha scritto:
Kaos la tua sensibilitā č davvero commovente! Riesce sempre a lasciare il segno!
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2. L'01/01/1970 alle ore 01:00, Mas ha scritto:
Proprio poco fa, a pranzo, parlavo con mia mamma del fatto che questa notte ho sognato di veder correre una mia cara amica (disabile), che non vedo da un sacco di anni. Mia madre dice che ormai, questa mia amica, si rifiuta anche di uscire di casa o di vedere i parenti. Questa cosa č davvero tristissima, chissā cosa le sta passando nella testa (una trentenne, disabile da 25 anni per essere stata investita da un auto pirata), chissā che forma di odio ha maturato nei confronti di ciō che trova fuori dalle mura di casa? Mi spiace tantissimo per lei, so di poter fare qualcosa ma nello stesso tempo sono spaventato da questo suo rifiuto.
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