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K!Comics Dossier - Cartoni e Censure/1
Pubblicato in: K!Comics
Do' inizio con questo post ad una serie di interventi in cui affrontero' il tema della censura nei cartoni animati tra gli anni 80 e i 90. Partendo da una analisi di come viene adattato un cartone animato prima di essere messo in onda, arriveremo pian piano a parlare di tante delle serie amate... e scoprire che nella realta' le vicende dei nostri eroi erano molto diverse da come ce le hanno raccontate.

Censura: quando e chi?
Negli anni novanta la scelta di "adattare" (sarebbe meglio dire "censurare") titoli come Sailor Moon o Rayearth provocava l'ira degli appassionati, che iniziavano un cospicuo invio di lettere a Mediaset (soprattutto) per protestare verso questi veri e propri massacri. Purtroppo al giorno d'oggi sembra che questa politica anziche' limitarsi si sia estesa a tutta la programmazione, cosi' come sono prolificate le associazioni di genitori, i movimenti a tutela dei minori e via dicendo. La riflessione ovviamente verte tutta sull'utilita' di questi "garanti a tutela della morale", soprattutto sul cruciale nodo della liceita' del diritto di educare i figli altrui. Il problema vero e proprio e' che, a giudicare dalle proteste di questi Enti, emerge un paese dove i bambini sono lasciati da soli in balia della TV per l'intera giornata.
E il fulcro del problema e' questo: esistono ristretti gruppi di persone che ogni giorno detta regole e sancisce principi, censura e condanna, decidendo per tutti in nome di una "verita'" di cui si sentono investiti.

Come viene adattato un anime.
Innanzitutto, durante le fiere di vendita dei programmi televisivi (ad esempio il MIPTV o il MIPCOM di Cannes), le serie vengono acquistate, selezionate da un incaricato dalla rete. Conclusa tutta la pratica burocratica, i nastri video vengono spediti dal produttore o distributore ai magazzini della rete televisiva, dove vengono lavorati. Inizialmente si converte lo standard nel PAL, in uso in Europa (dato che lo standard giapponese e' diverso). Tutti i materiali sono contraddistinti da codici a barre per essere archiviati e ritrovati facilmente. Si spedisce tutto quanto verso il doppiaggio.
I centri di doppiaggio ricontrollano tutti i materiali, ne verificano la qualita', leggono il time code (avete presente i numeretti che corrono mentre fate le vostre riprese amatoriali in vacanza? esattamente quello, e' un contatore che identifica univocamente ogni singolo fotogramma), e preparano delle copie di scorta. A questo punto entrano in gioco i traduttori, che davanti allo schermo seguono le immagini, traducendo alla lettera i dialoghi e verificando il lavoro fatto dai colleghi giapponesi, che normalmente forniscono una copia dei dialoghi in inglese. Conclusa la traduzione letterale dei testi, viene spedito tutto all'adattatore.
Compito dell'adattatore e' trovare il sistema migliore di "mettere in bocca" le parole ai personaggi. Questi muovono la bocca tante volte quanti sono i battiti di una parola nella sua lingua. Ovviamente quando si cerca di sostituire le parole giapponesi con il relativo termine italiano, questi movimenti non corrispondono piu'. L'adattatore recita la frase sulla mimica del personaggio, adattando le parole tentando di non modificare il senso della frase. Una operazione tuttaltro che facile (basta pensare che per 25 minuti di episodio si lavora di solito per circa due giornate)

Adattamenti: leciti oppure no?
Come ogni prodotto commerciale, anche l'anime giapponese deve seguire rigide regole di mercato: deve piacere al pubblico a cui e' destinato, rispettare un codice etico e morale, e soprattutto generare guadagno: un giro d'affari che non faccia solo rientrare l'investimento ma dia origine a ricavi. Alla base quindi si delinea una struttura lineare di business. Tutto ha origine da un soggetto che un autore di fumetti (Mangaka) propone alla sua casa editrice. Se accettata, inizia la serializzazione su riviste contenitori settimanali, di basso costo e di dimensioni analoghe ai nostri elenchi del telefono. Le serie di maggior successo finiscono poi raccolte in edizioni monografiche o "deluxe". Piu' avra' successo la serie, piu' sara' probabile che diverra' un anime.
E in questo passaggio entra in gioco il potere contrattuale dell'autore, che, molto piu' libero nello sviluppo dell'edizione a fumetti, avranno tanto piu' potere decisionale sulla versione animata quanto maggiore e' la loro fama. Autori meno famosi e potenti dovranno sottostare a contratti che tendono a comprare l'opera con la clausola di apportare modifiche, cambiare nomi, storia e dialoghi, stravolgendo alle volte i disegnie la storia originale. Assieme alla fama pero' crescono anche le aspettative: autori di storie di successo hanno spesso vere e proprie crisi nel momento di mettersi in gioco con nuove ambientazioni e personaggi.

Interviene il marketing
A questo punto ecco entrare in scena produttori di grande esperienza e l'ufficio marketing, che decidono aggiunte, tagli, modifiche a storia e personaggi volte a ottenere il "prodotto perfetto", quello che possa far guadagnare il piu' possibile. Le imposizioni dell'editore non hanno possibilita' di replica. Volendo fare esempi pratici, di Takehiko Inoue nelle intenzioni dell'autore doveva ruotare solamente sulle partite e sugli incontri sportivi, tralasciando la vita privata dei protagonisti. E il manga effettivamente segue questa linea. La serie televisiva, volendo raggiungere un pubblico piu' ampio dei tifosi di basket, vede comparire nuovi personaggi e storie che ruotavano su tematiche a piu' ampio raggio.

Volendo quindi il produttore giapponese puo' imporre che non vengano cambiati nomi, storia e dialoghi. Pertanto, quando in Italia questo accade e' perche' e' stata data carta bianca


(continua nei prossimi speciali K!Comics)
Pubblicato il 24/04/2007 alle 02:47 da segreto
Tag: censura, fumetti, opinioni, rubrica, televisione
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