Il precedente post di K!Comics su Alfred J.Kwak, mi ha riportato alla mente tutte quelle serie anni '80 con cui sono cresciuto e che ho amato tantissimo, e vorrei avere occasione di rivedere (dai robot nagaiani alle majocco, le maghette stile Creamy, Evelyn, Emi, Nana', i Bobobobs, gli Orsetti del Cuore, i Popples, Iridella... e chi piu' ne ha piu' ne metta).
Ripensando a queste serie il confronto con quel che offre oggi la tv e' inevitabile. Il pomeriggio "per ragazzi" e' ormai limitato a due reti: RaiTre, con occhio attento a un target piu giovane, e cartoni per lo piu' di produzione europea, e Italia1, decisamente mirata verso serie comprensive di un piano marketing alle spalle che possa invadere i desideri dei bambini di bambole, carte da gioco, pupazzetti, sfere poke' e gadget vari, e chissenefrega se le trame lasciano a desiderare. I vari Yu Gi Oh, BeyBlade, Pokemon, Digimon sono enormi spot pubblicitari per il merchandising che sta loro dietro.
E intanto una generazione di trentenni (o giu' di li') rimpiange le trame avventurose di Conan ragazzo del futuro, la magia e la stranezza dei bon bons magici di Lilly, le disavventure delle Times Machines della Tatsunoko (Calendarman, Yattamen, I Predatori del tempo), il divertimento di Ransie la strega, le avventure australiane di Lucy May. Storie affascinanti, curate, splendidamente realizzate.

Altro aspetto da non scordare, e' poi l'atteggiamento delle famiglie verso questi prodotti. Non c'e' serie d'animazione degli anni 90 che si sia salvata da censure discutibili, "giustificate" dalla concezione tutta italiana (rotta dai Simpson e da South Park) che il cartone animato sia rivolto a un pubblico di bambini. E allora (soprattutto) Mediaset non ha lesinato di forbici e scotch, arrivando a scorciare le serie di parecchi episodi, e sostituendo intere sequenze con frammenti presi da altri episodi (la quarta serie di Sailor Moon in Italia e' stata totalmente stravolta inserendo una enorme quantita' di spezzoni prese dalla prima serie) o con pessimi fermo immagine. Per non citare gli orrori del doppiaggio.
Se il dramma degli anni 90 si chiama(va) Alessandra Valeri Ma

nera (responsabile del settore animazione Mediaset), il nuovo secolo ha visto un nuovo "nemico" per gli appassionati puristi: le associazioni dei genitori. Persone secondo cui i propri figli non perdono tempo nel lanciarsi dal balcone per emulare un personaggio volante. Sorvolando su rimostranze totalmente prive di senso (se un bambino di 6 anni rimane turbato perche' alle 2 della mattina assiste a un film horror, non darei la colpa all'emittente, ma mi chiederei perche' un bambino a quell'ora e' davanti al video), inviterei a riflettere su un punto. Perche' 20 anni fa, con molta meno istruzione, con molta meno informazione, ma con cartoni obiettivamente piu' violenti (Devilman non scherzava mica, e pure in Voltron ricordo scontri che al confronto le battaglie di Yu Gi Oh sono passi a due di danza...) nessun bambino ha mai emulato i propri eroi in senso negativo? (che si emulassero si, quello e' indiscutibile: ho passato ore a far finta che le bacchette da cocktail sottratte al bar di mio padre, gialle e rosse, fossero le bacchette magiche per trasformarmi in Creamy, o dei mestoli per preparare deliziosi piatti da servire al ristorante di Marrabbio, il padre di Licia....).

Ovviamente non solo i cartoni animati risentono di queste polemiche. DragonBall, dopo le pesanti censure della serie animata, e' stato censurato anche nella versione manga, per gli atteggiamenti "poco adatti a un pubblico di minori" (riferendosi agli apprezzamenti che il maestro Muten rivolge a Bulma). Ebbene. DragonBall e' un fumetto pensato per un target adolescenziale. Le gag comiche ovviamente si permettono di mostrare un profilo castissimo di un sedere femminile, ben cosciente l'autore che il suo target, quello per cui scrive e disegna, ha le capacita' di comprendere e sorridere davanti a quella vignetta. Chiaramente mettere in onda il cartone animato porta pubblicita' e vendite anche al manga, e difficilmente al figlio i genitori negano l'acquisto. Ma trovo assurdo che anziche' spiegare al figlio quello che accade nel fumetto, anziche' aiutarlo a comprendere il mondo che lo circonda, facendogli discernere tra realta' e finzione, prevenendo magari lanci dal balcone per emulare il Superman o il Pokemon di turno, si dedichi a mettere in piedi proteste lamentele e lettere di protesta. Lasciando il bimbo davanti alla TV, intento ad ammirare tette e culi di aspiranti indagate di vallettopoli che la domenica pomeriggio mostrano le proprie grazie oscillando su una finta tavola da surf.
Girando per la rete, come avrete gia' notato dal video in apertura, vien fuori come la tendenza a prendere troppo seriamente il fumetto (salvo non prenderlo seriamente dal punto di vista culturale quando si tratta di riconoscerne i meriti) come fonte di pessimo esempio per i figli sia una tendenza diffusa nella cultura italiana negli anni. Eppure, nel suo ironizzare sulla violenza delle nuvole di carta, Franca Valeri, la figlia della 'sora Augusta (quella maritata Cecioni), riesce a far emergere come evidentemente certe pubblicazioni abbiano un altro target.