Quando un adolescente si toglie la vita perché preso di mira da alcuni compagni è difficile trovare le parole per commentare, o almeno è difficile trovare parole che servano davvero a qualcosa. Si è molto parlato, in questi giorni del ruolo della scuola, del ruolo della famiglia e ho avuto un po' l'impressione che si sia giocato un po' "in difesa", Chi insegna sa che in molte classi, se non in tutte, c'è qualcuno che viene preso in giro dai compagni per i più svariati e spesso futili motivi: di solito viene emarginato chi è diverso, ma vorrei che fosse ben chiaro il concetto di diversità. La diversità è legata all'andamento scolastico positivo (il classico "secchione") o negativo, al colore della pelle, alla religione, alla provenienza, alla bellezza, alla magrezza, al patrimonio familiare, alla disabilità, all'inclinazione sessuale, insomma a tutte quelle variabili che rendono ciascuno di noi un individuo unico. Un gruppo di adolescenti può decidere di mettere al bando una compagna o un compagno che, per qualche caratteristica, viene considerato un "corpo estraneo", e la messa al bando consiste nel dileggio, nell'emarginazione che può far male più dell'aggressione fisica, perché mina l'autostima e il desiderio che ciascuno di noi ha di essere accolto benevolmente dai propri simili. Ci vuole forza morale, carattere e maturità per reagire e un adolescente, la cui struttura interiore è ancora in formazione, spesso non riesce a trovare in sé le risorse adeguate. D'altra parte gli insegnanti, che sono spesso consapevoli di questi problemi, incontrano grosse difficoltà quando tentano un intervento: è controproducente prendere le difese del malcapitato, è spesso inefficace fare discorsi "buonisti" quando si è in piena emergenza perché cadono nel vuoto. E allora? Secondo me il discorso deve partire da lontano, tutti gli insegnanti, di tutte le materie, devono avviare un progetto che miri ad educare alla diversità, a far comprendere ai ragazzi che l'essere "diversi" è un valore, una ricchezza per la classe e per la società, che non andremmo molto lontano se fossimo tutti belli "omologati", che non si deve parlare di tolleranza (perché chi tollera sopporta e la sopportazione dell'altro non mi sembra un concetto positivo), ma di presa di coscienza della diversità di ciascuno. D'altra parte le famiglie devono farsi carico di aiutare l'adolescente a comprendere che la sua "unicità" è la sua caratteristica più importante, che deve esserne orgoglioso e che non deve rifiutarla solo per essere accettato dagli altri. E' un lavoro difficile, perché spesso i media, con i loro modelli di bellezza e successo standardizzati, remano contro, creando false aspettative e falsi miti, ma è un lavoro indispensabile.
(Nota di Kaos: leggendo questo articolo ho pensato a quanto gli insegnanti dovrebbero imparare da queste parole. Ho visto una professoressa ridere quando un suo alunno offendeva la compagna con questa frase - "Bruciamo i marocchini". Immaginate voi come si possa essere sentita la ragazza marocchina in questione. E poi ci stupiamo.)
di Sciura Pina
Dalla parte della cattedra - Rubrica quindicinale con interessanti spunti di riflessione sul mondo dei giovani, vista con l'occhio speciale di una brava insegnante delle scuole medie attenta alle problematiche giovanili. - Vedi: Tutti gli articoli della rubrica
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Pubblicato il 13/04/2007 alle 00:24 da sciura_pina
Tag: sciurapina, scuola
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