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Gattopesce - Ti sia lieve la terra, Matteo
Pubblicato in: Rubriche
La mia intenzione per questa settimana era inviare un post più leggero, più frivolo, più in sintonia con le brevi vacanze pasquali e l'arrivo della primavera. Ma non posso, non ci riesco. Non dopo quanto è accaduto a Torino, dove un ragazzo di soli sedici anni, Matteo, è arrivato al gesto estremo di togliersi la vita perché non sopportava più la pressione dei compagni di scuola che continuavano a sfotterlo col ritornello "Sei gay".

Di fronte a questo fatto non so se in me sia più forte la rabbia, il senso di rifiuto o la voglia di urlare. So solo che è forte, fortissimo il senso di dolore perché so benissimo cosa emotivamente possa significare per un adolescente, per di più particolarmente brillante e intelligente come dimostravano i suoi risultati scolastici, trovarsi costantemente, continuamente esposto a una situazione del genere. E mi dà i brividi pensare al senso di estrema solitudine che deve aver preso quel ragazzo, in una situazione in cui non solo la vigliacchieria del numero altrui è tale da non darti modo di difenderti ma soprattutto nessuno, soprattutto chi ne avrebbe avuto teoricamente l'autorità, muove un dito né per aiutarti né per far cessare quello stato di cose.

Di certo mi fanno rabbia i discorsi ipocriti: "nessuna violenza", dicono ora gli insegnanti forse per tentare di scacciare i rimorsi per le loro omissioni. Ma la violenza non è solo quella degli schiaffi, degli scappellotti. La violenza, quella vera, quella peggiore, è quella delle parole, dei comportamenti della derisione. È la violenza insita nella cultura per cui l'omosessuale non è una persona come tutte le altre, con sentimenti uguali a tutti gli altri, ma è un essere umano di serie B, un malato, un deviato, un "contro-natura", uno che "distrugge la società e la famiglia" o "intrinsecamente disordinato", giudicato tale a priori solo sulla base del suo essere, di qualcosa che non può scegliere. Una cultura violenta per cui le qualità del singolo si annullano completamente di fronte al peso del pregiudizio e a un marchio di inferiorità che non ha alcuna base reale. Una cultura di morte, come purtroppo dimostra il caso di Matteo e di tanti altri nel passato.

Di certo mi fanno rabbia i discorsi ipocriti "Son cose da ragazzi". No, non è vero. Abbiamo imparato giustamente a indignarci quando qualcuno dice "sporco ebreo" o "negro di merda" o "handicappato del cazzo". Ma se sentiamo dire "brutto finocchio" qual è la reazione media? Indifferenza se non addirittura risate. Eppure non c'è alcuna differenza nella violenza delle parole. Non c'è alcuna differenza nell'insulto. È da qua che bisogna partire, dall'educazione, dal far capire fin da bambini che le persone sono persone e non vanno giudicate o discriminate per caratteristiche che non hanno scelto. E che se un uomo ama un altro uomo o una donna ama un'altra donna, sempre di amore si tratta: AMORE, non merda.

Di certo mi fanno rabbia i discorsi ipocriti degli psicologi "Quando uno è particolarmente debole, succede". Che al di là della pseudo-neutralità scientifica sottendono una tesi da brividi, "in fin dei conti se si è ammazzato è perché c'era in lui qualcosa che non andava" e soprattutto rimangono in superficie ed evitano accuratamente di analizzare il "perché" del comportamento del branco, di stigmatizzare l'aberrazione per cui se uno è gay allora è lecito che divenga un bersaglio nell'indifferenza generale.

Di certo mi fa rabbia pensare che una grossa responsabilità per questo clima ce l'hanno anche coloro che, in religione o in politica, continuano a presentare l'omosessuale come persona a cui devono essere limitati i diritti, ossia come a una non-persona o a un sottouomo (in tedesco si dice Untermensch: è il termine con cui Hitler designava gli ebrei nelle sue farneticanti teorie). Coloro che dovrebbero diffondere insegnamenti come "Non fare agli altri quel che non vorresti fosse fatto a te", "Chi fa del male anche alla più piccola delle mie creature, lo fa a me", "Ama il prossimo tuo come te stesso" ma preferiscono riempirsi la bocca con parole che suonano dolci ma sono cariche di odio e di disprezzo.

Di certo so solo che una giovane vita, con tutto un futuro davanti, amata e stimata dai suoi cari per quello che era è stata stroncata in modo assurdo e doloroso. E questa morte pesa tutta sulla coscienza di chi sostiene l'omofobia e la discriminazione e l'intolleranza nei confronti dei gay. Pesa tutta sulla coscienza degli ignoranti.

Ti sia lieve la terra, Matteo.

(striscia di Mauro Biani)
Pubblicato il 06/04/2007 alle 15:41 da gattopesce
Tag: cronaca, gattopesce, gau
E' presente un commento:
1. Il 30/11/-0001 alle ore 00:00, Angel ha scritto:
Quant'e' vero quello che hai scritto...COMPLIMENTI!!! Hai delineato brillantemente la situazione reale di questa merdosa societa'!!! Ma purtroppo temo ke nn cambiera' mai nulla in Italia!Siamo nella merda fino al collo! Anche a me mi ha colpito molto l'apprendere la notizia del suicidio di Matteo..ma penso che come al solito la cosa non sia stata messa per nulla in risalto come avrebbe dovuto essere dai mass-media...poteva essere lo spunto per affrontare lo scottante argomento...ma si sa:c'e' menefreghismo ipocrisia ignoranza a volonta'...e che Dio ci aiuti!!!
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