Il cellulare lo usa l'alunno, ma il fatto grave è che lo usa quasi di più l'insegnante. Una ricerca ce lo dice ufficialmente, anche se di certo non era necessario un sondaggio per capirlo. La cosa buffa è che il ministro Fioroni si è infervorato con una normativa durissima contro un problema di forma non troppo esasperante con cui gli insegnanti hanno imparato a convivere. Secondo gli studenti il vero problema è che il cell potrebbe squillare durante una lezione, mentre le dichiarazioni dell'Osservatorio nazionale dei minori, dalla viva voce di Antonio Marziale, parla dei telefonini come se fossero strumenti demoniaci, responsabili di devianze e di atti di criminalità. Come se videoregistrare due ragazzi che si picchiano a sangue sia più ricriminabile che picchiare. Siamo al solito ragionamento di spostamento del baricentro del problema. Vi assicuro i giovani che pacioccano con il cellulare a scuola, sono gli stessi che non lo calcolano nei contesti dove la noia non si fa sentire. Il cellulare per molti ragazzi non ha nessuna utilità nell'edificio scolastico se non quella di creare un compatto diversivo al sopore delle sempre peggiori lezioni frontali. La potenza di queste regolamentazioni fortemente inventive, frutto di sudate ore di lavoro, non porteranno ovviamente a nulla, e ce lo dimostrano i ragazzi, che alla domanda "Dopo le nuove norme di Fioroni, usi ancora il cellulare a scuola?" rispondono seccamente e fieramente sì, per nulla spaventati dal burbero ministro.
I problemi che genera l'uso del telefonino ha radici molto più profonde di quelle apparenti: le lezioni negli ultimi anni hanno toni sempre più preistorici, i genitori regalano cellulari totalmente inutili ai figli appena raggiunta la prima decade d'età, e permettono loro persino di portarlo a scuola. Per non parlare di quei professori che concedono ad alcuni alunni di usarlo con tanto di suoneria sotto precisa e accettata richiesta dei genitori, nel caso ci siano emergenze. Come sempre siamo pronti a colpire l'ultima ruota del carro, quando le circolari minacciose forse servono ai nostri cari insegnanti e alle presidenze. Su un punto solo ha ragione Antonio Marziale, e indirettamente mi dà ragione: i ragazzi hanno per le mani delle tecnologie che non conoscono e non sanno usare, e trasformano il miracolo del poter fare nello sfacelo del farlo male. Perchè non si stabiliscono nelle scuole, anche senza troppa ufficialità, delle sedi di dialogo e formazione su alcuni aspetti moderni e tortuosi della vita quotidiana? Se uno studente tornasse a casa e potesse raccontare ai propri genitori di aver imparato come spendere e conservare in maniera intelligente i propri soldi, come usare in maniera corretta le nostra tante e complesse tecnologie, aver imparato dall'educazione sessuale non solo com'è fatta una vagina e come si lavano i genitali, allora un passetto avanti per una formazione vera dei nostri figli l'avremo davvero. Rimbecilliamoli ancora con regole, capitali e formule chimiche: non c'è da biasimare nessuno se alla fine decidono di evadere (anche se virtualmente) da una condanna scolastica di cui non conoscono il capo d'imputazione. |
Pubblicato il 26/03/2007 alle 21:16 da kaos
Tag: politica, scuola, telefonini
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