Il "No" di Ratzinger
Pubblicato in: Notizie ed opinioni
|
"I pronunciamenti dei vescovi sui Dico non hanno carattere politico, essi fanno parte di un insegnamento magisteriale che a loro tocca e compete". Con queste parole il cardinale Angelo Scola ha accompagnato la presentazione del documento "Sacramentum caritatis", dove -fra le altre cose- il papa Ratzinger invita i politici italiani a non votare per leggi contro natura. Di fronte a queste parole non posso che rimanere sbigottito. Come sarebbe a dire che quei pronunciamenti non hanno carattere politico? Signor cardinale, mi permetta di ricordarle che la Chiesa ha dichiaratamente un'azione politica e semmai dovrebbe risultare apartitica e non interferire con le decisioni degli stati laici come l'Italia. Affermare che l'intento non è politico è come negare la funzione stessa della Chiesa. Semmai sarebbe più opportuno tentare di negare la volontà da parte della CEI di interferire con le scelte politiche dell'Italia ma, in effetti, questo sarebbe un po' come negare l'evidenza.
La Chiesa è scesa in campo: qui non si parla di principi morali e di precetti, ma si cerca di fermare una legge andando ad indicare nel dettaglio i commi e i punti che non sono condivisi. Anche l'Osservatore romano -organo ufficiale della santa Sede- si è permesso di deridere chi è sceso in piazza a manifestare a favore dei DiCo: "Una manifestazione nella quale al di là dell'immagine borghese e rassicurante che si voleva dare, hanno trovato posto discutibili mascherate e carnascialate varie. Ironie e isteriche esibizioni da parte di chi invoca riconoscimenti e non esprime rispetto". Meno male che sono stati i manifestanti a non avere rispetto della Chiesa... così su due piedi a me sembra che anche l'altra parte non debba sentirsi la coscienza così pulita: è un po' come se io pretendessi che chi non la pensa come me inizi a darmi ragione e decida di sottostare alle mie scelte in modo tale da dimostrarmi rispetto. Non mi interessa chi ci sia dall'altra parte ma ogni libero cittadino dev'essere libero di esprimere il proprio disaccordo e chiedere all'avversario di non utilizzare metodi scorretti per far prevalere la sua posizione (e il non permettere alle persone di esprimere il proprio pensiero è un metodo decisamente scorretto).
L'Italia non è questa. L'Italia è un Paese dove le unioni di fatto esistono, dove sempre più gente sceglie di convivere e dove la percentuale di cattolici praticanti è -di fatto- una minoranza. E qui non mi interessano i dati sventolati dalla Chiesa e da alcuni politici dove vengono conteggiati i battezzati: lo sappiamo tutti che in Italia la stragrande maggioranza delle persone è battezzata ma basta entrare nelle chiese per vedere che si stanno lentamente svuotando o, più semplicemente, basta guardare quante persone hanno effettivamente letto il Vangelo per capire il numero di cattolici praticanti (per assurdo ho visto una puntata di "Chi vuol essere milionario?": la maggior parte del pubblico ha asserito che lo Spirito santo si sarebbe manifestato sotto forma di colomba durante la resurrezione di Gesù... peccato in quell'episodio di colombe se ne siano viste veramente molto poche). Nonostante abbia un grande rispetto per i cattolici e per l'istituzione della Chiesa (perlomeno in base a quello che dovrebbe essere visto che l'atteggiamento odierno non mi sembra per nulla in linea con i precetti predicati nel Vangelo) mi domando se sia davvero giusto che le leggi rispecchino i valori di una minoranza ai danni di quella che di fatto è lo stile di vita di una parte significativa della società odierna. Se è un dato di fatto che la gente si stia allontanando dalla Chiesa e che sempre meno persone metta in pratica i suoi insegnamenti, l'idea che quest'ultima non si accontenti più di predicare i suoi precetti ma che cerchi in vari modi di imporli per legge è aberrante. Tanto più che il tutto accade in un momento storico dove l'Islam è criticato per la pesante influenza che la loro religione ha nei confronti del potere politico... peccato che proprio le stesse persone che appoggiano ed enfatizzano quelle accuse sono le stesse che cercano di far prevalere il volere della Chiesa a quello del popolo.
E pensare che i Dico non sono altro che una proposta di legge che vuole regolamentare e favorire delle forme di amore, indipendentemente dal sesso, dall'etnia e dai gusti sessuali di chi vive quella storia. Com'è possibile possibile che la Chiesa sia così impotente davanti alle guerre e alle tragedie che affliggono il mondo e trovi il tempo di mettere così tanta passione ed energia nel tentare di frenare una legge che vuole tutelare l'amore fra le persone (forse non nelle stesse forme che la Chiesa vorrebbe ma pure sempre di amore si tratta...).
Cari cardinali, vescovi e pontefici, permettetemi di suggerirvi di rileggere con attenzione il passo del vangelo dove Gesù parla dei farisei: siete davvero sicuri di non assomigliare a loro? |
Pubblicato il 14/03/2007 alle 00:49 da marco
Tag: gay, pacs, politica
|
| |