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E’ stata una settimana di ritorni inaspettati. E’ stata una settimana di “no”, convinti, decisi. Privi di rimorsi. E’ stata la settimana del non voglio pensarti, ma ti penso lo stesso, chissà se tu mi pensi. E’ stata una settimana fatta di pochi pensieri e di poche parole. Continuo a non sentire nulla. Il vuoto intorno a me. Mi sento lontana da tutto e da tutti. Mi sento spaesata, contrariata, incompresa…mi domando continuamente se ho fatto la scelta giusta, se tutto questo lottare mi porterà, prima o poi, da qualche parte. Ho paura. Tutte le mie buone intenzioni, tutti i miei buoni propositi, che fine hanno fatto? La stanchezza sta lentamente cancellando ogni traccia di pura gioia e soddisfazione. I ricordi si fanno sempre più tenui, le immagini diventano più sfocate. Persone che giurarono che non mi avrebbero mai fatto del male, me ne hanno fatto, senza sforzarsi minimamente di capire dove fosse l’errore o il perché del mio disagio. Per stare bene ho bisogno di andare a mille, di essere sempre in movimento. Perché se mi fermo, anche solo per un attimo, è la fine. Ci metto tanto prima di ripartire, a volte neanche ce la faccio…rimango immobile, aspettando e sperando che il torpore di cui il mio corpo e la mia testa sono schiavi, passi. Sul mio volto solo cinici sorrisi. Dal dolore rinasco. E poi è stata la settimana degli occhi di Samuele. E per un attimo mi scordo chi sono. E per un attimo il mondo è rimasto fuori.
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