Atto Primo.
[Voce fuori campo] Quella mattina gli versò della wodka sulla pancia e gliela leccò avidamente. Quel pomeriggio tentò di buttarsi dalla finestra. [Squallida camera d'albergo]
1- Laura non può andare avanti così.
2- Lo so. Questa Storia mi sta uccidendo.
1- Non vorrei fare la parte del puntiglioso ma sei Tu che ti stavi uccidendo, lascia fuori la Storia da tutte queste stronzate.
2- La Storia, già. Non la ricordo nemmeno più. Quanto tempo è passato? Mesi? Anni?
1- Mi prendi per il culo.
2- No...
1- Era un'affermazione, non una domanda. Vuoi dire che ti sei dimenticata cosa ci ha portato qui? La nostra corsa verso il Piacere? Che poi, tante cazzate e poca sostanza. Ma un'idea di fondo c'era. Succede sempre così, quando si passano le ore a contare le stelle. Non sentivamo nemmeno più l'assordante rumore delle macchine che sfrecciavano veloci sull'asfalto. E ridevamo di loro. Della loro assurda mania di cercare sempre un qualcosa che andasse oltre, qualcosa che potesse dare loro delle risposte che in realtà non avrebbero mai voluto. La loro stupida mania...passare la vita a riempirsi il cervello con grandi domande facendosi così sfuggire i piccoli piaceri della vita.
2- Sei così maledettamente attaccato ai ricordi. Versami del whisky.
1- Anche una volta eravamo sempre sbronzi, ma non come adesso...eravamo ubriachi della vita...E' tre giorni che non usciamo da questa stanza, ho bisogno d'aria. Esco. Tu fai quello che ti pare.
2- Passami lo smalto.
Atto secondo.
[Buio. Notte fonda. Strade vuote.]
1 - Ho sbagliato tutto. Lei è cambiata così lentamente che non sono nemmeno riuscito a rendermene conto. Dove sono finiti i discorsi veri, quelli intensi? Dove si sono nascoste le avventure e le piccole cose di tutti i giorni? Dove è finita quella gran vita che ci facevamo, quella vita che, anche se con mille tormenti, veniva risolta con un caffé ed una risata?
Si trova esattamente a metà di una strada tra questa grande città che non ci appartiene e il piccolo paese che non abbiamo mai sentito nostro. E' giù per un fossato assieme a certe macchine che tornano il sabato dalle discoteche. Accartocciate, lì in fondo, aspettano il corteo funebre di luci e ambulanze. Quei soliti fiori legati al guard-rail, in memoria di quella vita che ci piaceva così tanto. Sto sparendo pian piano. Di me è rimasto solo un nome, dov'è il corpo che ride e piange?
Il mio corpo che provava un piacere così forte solo nel dormirti accanto mi sembra solo un pezzo di carne che cammina. La mia mente che godeva infinitamente dei tuoi sguardi obliqui e di quel raro sorriso che ti illuminava tutta non risponde più a nessuno stimolo. E se togli il corpo, la risata, gli occhi, le mani che s'intrecciano, rimane davvero solo un nome distintivo di una lapide.
Ma no. No. No, no no. Io non sono morto, il Me di un tempo non può essere buttato nel dimenticatoio. Solo ora capisco...Capisco davvero. Cambiare direzione, cambiare marcia, cambiare vita. Ma senza l'illusione di poter arrivare alla luna, senza la pretesa di rivoluzionare il mondo. Seguendo gli ideali che avevo a vent'anni con la consapevolezza che le utopie restano tali e proprio per questo hanno quel poter speciale di smuovere la terra. E allora non ci saranno incidenti in quella strada perchè se sbanderò con la macchina ci sarà qualcosa a tenermi in strada, ci sarà qualcuno che mi riporterà sulla giusta rotta. Non ci saranno fiori, ma qualche buona birra e qualche sigaretta che ci ammazzerà lentamente...ma in fondo chissenefrega... Chiusura. [Camera d'albergo vuota. Finestra Spalancata.] 1- Laura apri questa cazzo di porta! Ho capito tutto. Ascoltami ce la possiamo fare, lo dobbiamo ai Noi di una volta. ... Laura?! ... Guarda che la sfondo. Non me ne frega nulla. La butto giù se non mi apri all'stante! ... APRI CAZZO! ... Laura...dove sei? Porcatroia la finestra. ... La...Laur...Laura ti prego non puoi averlo fatto. Prega iddio di non esserti buttata perchè se no vengo lì e ti faccio resuscitare solo per ammazzarti di nuovo 2- Hei coglioncello! Mi farai morire. Sì, morire dal ridere! E non fare quella faccia. Sai benissimo che non ho le palle per farlo, non ora. Ho trent'anni e ne dimostro ancora venti, perchè dovrei privare il mondo della mia presenza? 1- Non venirmi vicino che ti ci butto io di sotto. Parto. Vedi tu se venire con me o meno. 2- Penso tornerò a casa, sono stanca di te...e pensare che una volta mi piacevi, mi piacevi davvero. Ah, spiegami una cosa prima di scappare. Si può sapere perché non abbiamo mai scopato? Di uomini ne ho avuti tanti, anche qualche donna...Lo sapevi che sono incredibilmente brava a dare piacere. 1- Credi che io non abbia goduto di Te? Che non abbia goduto con Te? Ogni istante era da togliere il fiato. Non avevo bisogno di alcool, non avevo bisogno di droghe, non avevo bisogno di amore. E non credere a chi ti dice che l'amore fa girare il mondo. L'amore lo fa fermare. Ed io mi sto soffermando troppo. Addio Laura, buona fortuna.
Complimenti alla vincitrice del terzo contest letterario sul tema "Il piacere" della Bottega delle Storie, Laura . Ecco il post del primo vincitore, Pietro. E del secondo, Francesco. |
Pubblicato il 13/02/2007 alle 00:00 da kaos
Tag: amore, bottegadellestorie, racconto
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