In Italia non esiste alcun riconoscimento legislativo per le coppie non sposate, sia dello stesso che di diverso sesso. Il dibattito politico sull'argomento ha avuto inizio già nel 1986 ma solo negli ultimi anni -probabilmente vista anche la direzione intrapresa dagli altri Paesi dell'Unione Europea- il dibattito si è fatto via via più accesa e l'approvazione dei Pacs era diventato uno dei cavalli di battaglia dell'Unione durante la scorsa campagna elettorale. Vinte le elezioni, però, i toni della discussione si sono fatte sempre più pacati e alle proteste del Vaticano sono seguite dichiarazioni non proprio rassicuranti del nostro Primo Ministro: durante l'incontro fra Romano Prodi e Benedetto XVI dello scorso 15 ottobre, infatti, il premier avrebbe rassicurato il pontefice affermando che di Pacs non se ne parla e che la famiglia fondata sul matrimonio è nel suo cuore di politico. L'argomento, però, non è da ritenersi chiuso. Il Ministro delle Pari opportunità, Barbara Pollastrini, ha dichiarato pochi giorni fa che i Pacs sono all'interno del programma di maggioranza e, pertanto, è sua ferma intenzione tener fede alle promesse fatte durante la campagna elettorale. L'ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, invece, aggiunge che i Pacs e le unioni civile rappresentano l'inarrestabile pensiero moderno e se oggi si dovesse tenere un referendum sull'argomento, sicuramente vincerebbero i sì.
In questi giorni, mentre i dibattito politico è concentrato sulla finanziaria, è passata quasi sotto silenzio una notizia che parrebbe un primo -seppur parziale e di certo non esaustivo- passo verso qualcosa ci concreto. L'Italia, infatti, avrebbe recepito una direttiva europea (la n. 38 del 2004) che impone ai Paesi membri dell'Unione di concedere il diritto all'ingresso e soggiorno al "partner con cui il cittadino dell'Unione abbia una relazione stabile debitamente attestata" (includendo quindi, unioni diverse dal matrimonio come, ad esempio, i Pacs francesi e le varie forme di legame regolarizzato presenti in tutta Europa tranne che in Italia, Grecia, Irlanda e Spagna). Lo Stato, quindi, pur continuando a non riconoscere le unioni di fatto per i suoi cittadini, inizierà a tenerle in considerazione per stranieri ai fini della cittadinanza e del permesso di soggiorno.
Concludo con una piccola precisazione. Stando a quanto riportato da Wikipedia, il discorso sin qui fatto è valida per tutti i cittadini italiani con l'eccezione di due categorie professionali: i giornalisti e gli immancabili onorevoli. Nel primo caso i partner dei giornalisti non sposati possono usufruire della Cassa mutua sanitaria, mentre nel caso degli onorevoli, oltre all'uso della cassa malattia, sarebbe prevista anche la possibilità di trasmettere la pensione di reversibilità al partner sopravvissuto. Alcuni si ricorderanno la vicenda di Adele Parrillo, compagna del regista Stefano Rolla ucciso a Nassirya, che non era stata neppure invitata ai funerali di Stato nella Basilica di San Paolo, alla serata di commemorazione nella sala della Promoteca del Campidoglio e alla cerimonia al Verano perché non regolarmente sposata. Ebbene, sempre stando a quanto riportato da Wikipedia, se la Parrillo fosse stata un'onorevole probabilmente oggi avrebbe diritto a parte della pensione del compagno.
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Pubblicato il 14/11/2006 alle 14:00 da marco
Tag: pacs, politica
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