Non so perchè, ma parlare di lei mi mette emozione. La mia maestra delle elementari di italiano, Daniela. E' una delle donne che ricordo con più affetto. Ieri mattina l'ho incrociata, è passato tanto tempo. I suoi capelli sono grigi da molto tempo e il suo volto sembra pieno di dolore. Ho sempre pensato fosse la donna più forte del mondo, la più dinamica e affascinante. L'unica che prima di tutte ha capito chi ero. In fondo lei è stata la prima a dirmi che ero bravo a scrivere. Da sempre ho avuto la passione per la scrittura, ma non mi sono mai distinto per grandi capacità grammaticali e frasi correttissime, ma per l'originalità nei temi. Pensate che una volta ho scritto un tema che aveva come soggetto scrivente un bambino povero e affamato , che a fine tema sarebbe morto. Alla fine del protocollo facevo scorrere la penna verso l'esterno del foglio, come se quel bambino dovesse morire lì, in quel momento. Presi un voto tremendo ma si complimentò sorridendo per l'idea, anche se assurda. Il tema successivo fu per me una grande prova. Non volevo deluderla. E infatti ho preso un voto che solo io ho avuto in tutta la classe. Una croce e in ogni semi-quadratino un voto: ottimo, bravissimo, complimenti, 10! Lì ho capito che avrei dovuto continuare a scrivere nella vita. E a leggere. Ho sempre avuto la voce da minchione fin da piccolo e nonostante mia madre e mio padre non siano rettori universitari, sapevo leggere ad alta voce e con precisione. La maestra Daniela non mancava mai di chiamarmi per leggere davanti a tutti, adorava la mia voce e mi faceva sentire speciale. Speciale come pochi altri. Adoravo le sue lezioni, le sue gonne poco sopra il ginocchio che trovavo così incredibilmente femminili e le sue sgridate. Mi sentivo protetto da lei e anche se non mi sapevo spiegare che sentimento provavo nei suoi confronti sapevo che era un modello da seguire. Finite le elementari ci siamo persi di vista, ma ogni volta che ci vediamo si rasserena sapendo che faccio una facolta umanistica, che amo scrivere e che i fausti del liceo scientifico sono solo un brutto ricordo. Lei voleva che usassi la mia voce e le mie parole per comunicare, pensava di aver trovato il mio talento e voleva che me ne rendessi conto. Quel sentimento che provavo e provo ancora oggi non era infantile innamoramento, ma ammirazione, enorme ammirazione per una donna straordinaria, che ha avuto una vita difficile. Per quanto mi riguarda, e anche se forse non le interesserà più, cercherò comunque di non deluderla. E continuarò a lottare per ciò in cui credo con la sua stessa forza e determinazione.
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