Kaos: Ringrazio David Querci, presidente dell'Apki (Associazione Parkour Italia) per la disponibilità. Volevo chiederti innanzitutto di spiegare ai nostri lettori cos'è il parkour e dove nasce.David: Il Parkour è una disciplina finalizzata all'efficienza dello spostamento, è nato nei primi anni '80 in Francia a
Lisse, una periferia parigina. David Belle che ha fatto sue le metodologie di allenamento del padre, che era un sergente militare e doveva trovare un modo per far spostare efficacemente le sue truppe nelle foreste. David Belle ha riadattato questi metodi alla città. Sia il padre che il fratello erano vigili del fuoco quindi per loro l'efficacia nello spostamento in situazioni di pericolo non era un passatempo ma una necessità. E in effetti un principio chiave del parkour è l'utilità nella vita di tutti i giorni.
K: Prima domanda stupida. Se una persona deve andare a scuola velocemente perché è in ritardo ha senso che usi le tecniche del parkour per arrivare più velocemente?D: Volendo si. Questo sport è visto con un'altra ottica oltre a quella di reazione ad una possibile situazione pericolosa, ma personalmente non lo farei. Anche perché è bene fare riscaldamento doverosamente prima di praticarlo.
K: Che vantaggi offre il parkour per chi lo pratica?D: Dà una maggiore sicurezza nelle proprie capacità fisiche ed una maggiore coscienza di se stessi e dello spazio nel quale si sposta.
K: Dalla francia al mondo intero: quando nasce l'idea di fondare un'associazione a livello nazionale italiano come l'Apki?D:Non vorrei scendere troppo nei particolari, diciamo che noi siamo stati solo dei ragazzi che praticavano il parkour ed avevano alle spalle esperienza agonistica in altri sport. Ci siamo accorti che il panorama in Italia stallava e si rischiava di far accadere quello che era già successo in altre nazioni dopo l'improvvisa notorietà di questa disciplina (grazie a film come
Yamakasi), cioè di crearne un business.
Se fosse stato golf niente da ridire ma nel parkour si può rischiare grosso se non lo si pratica in maniera seria e preparata, infatti in Italia per correre troppo dietro agli sponsor senza essere realmente in grado c'è stato chi si è fatto male e ha senz'altro fatto male alla disciplina presentandola in modo fuorviante. In Inghilterra ci sono scappati anche dei morti.
David Belle ha sempre ribadito il concetto "
dai Traceur ai Traceur", cioè da chi pratica a chi pratica, come una famiglia che al primo posto mette il fare parkour per diventare più forti nel corpo e nello spirito. Escludendo ogni altro tipo di facile commercializzazione. Poi se il parkour dà anche la possibilità di pagare le bollette tanto meglio. Ma le priorità sono altre.
K: La facile commercializzazione di cui parli è qualcosa che succede in discipline "sportive" come lo skate ad esempio...D: Vero. Il parkour ricerca la semplicità del movimento quindi anche il minimo indispensabile in abbigliamento e accessori, cosa che invece non succede in altre discipline. Se nello skate seguire le regole del commercio porta a danneggiare se stessi (eticamente parlando) ma non a danneggiare i "tricks", nel parkour seguendo il business in maniera totalmente priva di coscienza, si danneggia anche il parkour stesso trasformandolo in qualcos'altro che si allontana dell'etica di questo sport.
K:Veniamo a te David. Parlaci brevemente del tuo percorso di vita che ti ha portato al parkour.D: Ho sempre fatto sport. Sport che ho praticato con passione cercando sempre di migliorarmi, uscendo anche dagli schemi imposti. Il parkour è stato definito da David Belle ma in realtà è qualcosa che è sempre esistito, gli uomini nella storia hanno sempre dovuto utilizzare il proprio corpo nel modo più efficiente possibile, quindi il parkour è la definizione di un esigenza umana che è sempre esistita.
Al giorno d'oggi questo aspetto del poter rendere il proprio corpo più efficiente e funzionale attraverso l'attività sportiva in maniera naturale si sta perdendo e io mi sono gradualmente distaccato da altre forme sportive perchè le sentivo limitanti a causa della competizione diretta che costringe ad adeguarsi a certe "tecniche". Il parkour invece è una continua sfida con se stessi. E' una cosa che dà la possibilità di migliorarmi ogni giorno e allo stesso tempo ricercare la maggior libertà fisica possibile, per potersi spostare in maniera sempre più efficiente. E migliorare anche dal punto di vista mentale, perché permette di trovare sempre nuove vie da percorrere.
K: Il tuo ragionamento si riavvicina in qualche modo alle filosofie legate alle arti marziali...mente e corpo...D: Molti si avvicinano a questa disciplina per la libertà e la coscienza di se stessi che riesce a dare ad esempio Yamakasi (il gruppo originale di David Belle che ha dato origine al parkour) significa proprio "mente forte e corpo forte" cioè essere un uomo forte nella sua interezza. Yamakasi è una parola dello Zaire nonostante il suo suono orientaleggiante. E'una filosofia che accomuna tutto il mondo e non da relegare solo nelle arti marzialio alle filosofie orientali. Molti praticanti di parkour vengono proprio dalle arti marziali perchè spesso promuovono un certo tipo di filosofia ma non danno il reale modo di utilizzarla nella vita di tutti i giorni.
K: Posso chiederti quanti anni hai e da quanto tempo pratichi il parkour?Ho 27 anni e pratico Parkour da poco più di tre anni. E' come se mi fossi sempre allenato per questo sport prima ancora di conoscerlo e anche se non ho praticato parkour vero e proprio fino a quando non ho avuto modo di viverlo in maniera più totale. In Francia i fondatori della disciplina non penso facessero fin da subito parkour vero e proprio, ma solo una preparazione a qualcosa che è poi diventato tale.
K:Tu nella vita ti occupi solo di questo?D: No. Studio e lavoro. Ma il parkour da una bella base a tutto questo. Anche se in questi giorni di preparazione all'evento di Firenze faccio solo quello.
K: Quasi tutti gli sport hanno dei limiti di età, peso, preparazione precedente, limiti per problemi fisici ...il parkour?D: Posso dirti che il parkour vissuto in maniera sbagliata porta molti problemi. Invece il parkour vero e proprio si basa sulla volontà di migliorarsi. Ci si rapporta solo con noi stessi e con lo spazio che abbiamo attorno. Cercare di migliorarsi significa superare gradualmente i propri limiti,qualcunque essi siano. Finché si può fare parkour.
Certo è che il parkour riesce meglio ed è visivamente più valido se il praticante è giovane e con maggior flessibilità, se è leggero e ha una buona preparazione fisica (ad esempio attraverso le arti marziali fatte seriamente, la ginnastica artistica o qualsiasi altra disciplina che sviluppi il corpo nella sua interezza). Ma non basta. Chi fa parkour seriamente sa che l'asfalto non perdona e sono necessarie certe metodologie che servono a stabilire i giusti equilibri. Il praticante di parkour in breve diventa un esperto di fisioterapia Conosce il proprio corpo per prevenire e tutelarsi.
K: Quindi nessun limite....ma come dicevi ci va una buona preparazione ad affrontare questa disciplina, leggevo dell'importanza del riscaldamento...D:La preparazione fisica è enorme nel parkour, è quasi tutto. Si può dire che il 70% di parkour è preparazione fisica.
K: Seconda domanda sciocca. Sono al centro della piazza della mia città. Voglio raggiungere un posto X. Come procedo?D: La piazza non è esattamente il posto ideale per il parkour ma ti posso dire che anni fa non ci sarebbe mai venuto in mente di fare parkour in una piazza dove non vedevamo praticamente nulla, adesso in tante di queste piazze lo pratichiamo e lo mostriamo alle persone. Gli unici che ci fermano ora sono solo i carabinieri. Noi facciamo parkour sempre civilmente, non danneggiamo nulla, utilizziamo solo le strutture in modo inusuale. Ovviamente ci sono posti migliori di una piazza storica per fare e far vedere questo sport. La finalità del parkour è difficile trovarla in una piazza, si può scalare il monumento ma è più allenamento che altro.
K: Quali sono i posti ideali?D: I posti ideali sono tutti quelli con dislivelli. Più ostacoli ci sono meglio è per il parkour. Sempre considerando che il parkour è arrivare da un punto A ad un punto B nella maniera più rapida ed efficiente possibile utilizzando le nostre sole risorse fisiche. Il parkour è nato in periferia e la periferia è di solito il miglior posto per tracciare.
K:Il termine tracciare ha un non so che di artistico, o sbaglio? Tracciare significa percorrere queste distanze "artisticamente" ?D: Sto cercando di laurearmi in arte e non ho ancora capito bene cosa possa significare "artisticamente", non tutti gli occhi godono delle stesse evoluzioni. I capiscuola di questa disciplina hanno un solo modo per giudicare il parkour, dicono che se vedendo un video o qualcuno tracciare si pensa "che bel trick" significa che il parkour è passato in secondo piano. Un buon parkour è fluidità ed efficienza, per questo si usa dire che i salti mortali nel parkour sono "pointless" cioè senza valore. Tracciare significa spostarsi da un punto ad un altro nella maniera più efficace e naturale possibile, non più artistica.
K: Guardando il video di "Love don't let me go" ho visto un parkour fatto invece da molti salti mortali dove primeggiava la coreografia e la spettacolarizzazione...D: I salti mortali sono un allenamento avanzato che serve al parkour, ma non è parkour. si mettono all'interno dei percorsi per vendere meglio il prodotto, nella preparazione del pk bisogna saper fare tante cose tra cui l'acrobatica. Il parkour a volte si fa al minimo delle potenzialità per evitare infortuni ma il parkour in sé per sé prevede situazioni estreme nelle quali si può affrontare un grosso dislivello. Quando si affronta un atterraggio da altezze considerevoli (fai conto tre metri in su) non c'è più il rischio di farsi male, c'è la certezza di farsi male, magari non durante il primo atterraggio ma sicuramente col passare del tempo...difatti si dice che "chiunque può fare qualsiasi salto almeno una volta".
K: Parlami dell'iniziativa a Firenze del 15 Ottobre. D: Il modo in cui ci alleniamo piace a David Belle (aka "il parkour") e ai suoi ragazzi, e ha deciso di partecipare al nostro raduno istruttivo passando un pò di tempo con la nostra associazione. Noi siamo felicissimi di questo e vorremmo dare la possibilità a tutti di imparare da loro, a differenza di altri noi ci muoviamo per mettere in mostra il parkour e non noi stessi e questo è piaciuto.Abbiamo un traduttore che gli starà sempre accanto e con infinita pazienza farà comprendere le metodologie originali a tutti i presenti. Si affronteranno le tecniche e si traccerà assieme.
K: Quante persone sono previste?D:Abbiamo una settantina di traceur iscritti, che quando si parla di Parkour sono un'enormità, e tanti altri ragazzi che proveranno il parkour con noi. Per questo come per molti altri eventi abbiamo avuto intralci da chi non apprezza di essere messo in secondo piano ma del resto "molti nemici molto onore", Noi siamo a posto e lavoriamo per far conoscere la disciplina e non per altri fini.
K: Facciamo conto che io voglia cominciare questa disciplina, come posso fare per informarmi, trovare i gruppi che tracciano e imparare a tracciare?Dai sempre retta a chi può consigliare nel modo migliore, noi della nostra associazione siamo reperibili sul nostro sito
www.apki.it cerchiamo di dare una mano a tutti coloro che ce la chiedono. Internet è piena di amenità purtroppo. Il sito per il parkour a livello internazionale è
www.parkour.net e basta. Noi cerchiamo di dare una mano a tutti magari anche solo rispondendo a domande, dando contatti di ragazzi che conosciamo e magari suggerendo allenamenti per la preparazione al parkour. La nostra sede è a Prato ma quest'anno abbiamo portato il parkour grazie a tanti ragazzi francesi del team di David Belle a Jesolo, a Bologna ed ora a Firenze. I nostri stage sono faticosi e per questo cerchiamo sempre di organizzare il tempo libero che c'è durante lo stage in modo divertente. Insomma ci alleniamo sodo e ci divertiamo sodo. A Jesolo ad esempio i ragazzi avevano la discoteca gratis anche se pochi ci sono andati a causa del duro allenamento.
K: Ti ringrazio enormemente per la tua disponibilità, e buono stage a Firenze. Alla prossima!D: Grazie a te.
Nelle foto abbiamo in ordine: David Querci, Fabrizio Vitale (consigliere fondatore), David, Matteo Milani (segretario), Matteo e Thomas, Matteo, David e una foto di gruppo ad uno stage.