Le Case Chiuse di Roma

Roma, Napoli, Firenze, Venezia sono tutte città d’Italia che in passato, avevano le loro case chiuse. Questi sono luoghi oggi appartengono alla storia, ma rimangono le testimonianze orali e scritte.

Cosa ha fatto crollare l’impero della prostituzione legale?

  • Cattolicesino;
  • La Patria;
  • La Famiglia.

Sono stati i colpi di piccone utilizzati per garantire, attraverso la chiusura dei bordelli, una vita sana  sostenuti dai valori saldi dello stato, della fede e della famiglia.

Prima della Legge Merlin le case chiuse furono una rivoluzione sia dal punto di vista politico che sociale. Una Roma libera e aperta, al pari delle altre capitali europee. Troviamo esempi di libertà come la fontana delle Naiadi a piazza della Repubblica, dove le statue di giovani donne nude danzano tra i zampilli dell’acqua.

La legge Merlin mise fine alla prostituzione a Roma come nel resto d’Italia. Dopo un iter molto discusso, la proposta divenne legge e le case chiuse chiusero definitivamente il 20 settembre del 1958.

Era il 1875

Era il 1875 e in molti consideravano la fontana delle Naiadi a piazza della Repubblica un’opera pornografica, mentre la maggior parte dei romani se ne innamorarono.

In quegli anno aprivano le prime case di tolleranza. Nel 1880 Roma se ne contavano circa 30 ed erano situate nella maggior parte dei casi nel centro storico.

Le case chiuse più costose a Roma

Le più  costose, ovvero quelle adornate con statue di nudi e drappi rossi si trovavano in:

  • Vicolo del Leonetto;
  • Via della Fontanella Borghese;
  • Via degli Avignonesi;
  • Via Capo le Case,

Le prime tre case chiuse sono diventate Hotel mentre la 4° una abitazione privata:

  • Hotel Due Torri;
  • Hotel Pincio;
  • Hotel Memphis.

Le case chiuse più economiche a Roma

Le case più economiche:

  • la Casa della Stonata a Borgo Pio al civico numero 10 di via Capo le Case. Attualmente è diventata una affitta camere.
  • Via dei Coronari;
  • Via della Campanella;
  • Via Mario dei Fiori (con due case chiuse, di una ora diventa Hotel Condotti);
  • Via Laurina;
  • Via del Pellegrino (frequentato da militari);
  • Via dei Cappellari;
  • Via della Fontanella;
  • Via del Teatro Pace;
  • Vicolo del Leuto;
  • Via del Grottino;
  • Via Capocci;
  • Via Cimarra;

Dopo 61 anni riaprono le case chiuse

Esattamente 61 anni fa entrava in vigore la legge Merlin, che sanciva la chiusura delle case di tolleranza accompagnato dal reato di prostituzione, ma non la prostituzione in sé, che è restata legittima a patto che i rapporti siano consumati tra maggiorenni.

Dal 1958 il dibattito sulle case chiuse non ha mai smesso di muovere proteste in un coro unanime di negazione rispetto la chiusura delle case.

La Legge Merlin ha creato una emergenza

La legge Merlin è stata la causa che ha generato l’emergenza per la prostituzione in Italia. Infatti la prostituzione dal 20 settembre 1958 è finita nella gestione delle mafie lastricando le strade di ogni città italiana di ragazze straniere deportate di loro paesi.

Le case chiuse come funzionavano

Nelle case chiuse il cliente, scelta la ragazza, pagava il suo obolo in anticipo in cambio di una marchetta o un gettone che consegnava alla ragazza scelta. Nei bordelli andavano uomini di tutti i tipi, e a fine serata il numero di oboli definiva il compenso.

Chi entrava in queste case chiuse si trovava in una grande stanza, con pareti dipinti di nudi che servivano ad accendere le fantasie dei clienti. La legge imponeva che il cliente dovevano avere almeno 18 anni. Nelle camere da letto e nella sala d’aspetto erano affisse alle pareti le regole di prevenzione sanitaria, i regolamenti e le cartoline sexy.

Le stanze avevano un letto, un bidet e un lavandino, inoltre non mancava un armadietto in cui era riposto  borotalco e sapone di lisoformio. In ogni camera c’era una stufa a legna per il riscaldamento.

Periodicamente le ragazze erano sottoposte a visite ginecologiche.