lunedì 23 gennaio 2017

Come ritrovare i calzini spaiati o l'amore


Questo weekend l'ho passato tutto a fissare calzini bellissimi nella loro solitudine e inutilità. È un problema conclamato: non riesco a far stare insieme due calze nuove per più di 10 giorni. Sto cercando dei perché, come Dana Scully e Fox Mulder in X-Files.

Ho voluto trasformare questa riflessione totalmente inutile in una cosa semi-seria e per questo ho interpellato l'unica persona che conosco la quale non ha mai perso nemmeno un calzino nella sua vita: mia madre. Le ho chiesto «Perché?»

«Perché sei un pasticcione, Ale».

Potremmo chiudere tutto e tornare a casa già così. E invece no.
«Io mi occupo dei calzini di tutta la famiglia e guai se viaggiano separati» continua così la donna che mi ha messo al mondo. «Quando li tolgo dai piedi li metto assieme nel porta biancheria. Li lavo assieme, li stendo vicini e poi li rimetto nel cassetto appallottolati l'uno all'altro. È così difficile?».

Sì, madre, per me è difficile. La Samsung nel 2015 ha lanciato una lavatrice chiamata «AddWash» (è venduta anche in Italia), la quale permette di inserire biancheria aggiuntiva di piccole dimensioni a metà lavaggio. È pensata proprio per calzini, mutande e tutte quelle cose che "mi sono dimenticato".

Ebbene, l'azienda ha fatto un'indagine (a fini di marketing) e ha scoperto che il calzino spaiato è un problema principalmente maschile e che per motivi sorprendenti è legato alla voglia e al piacere che abbiamo nel fare il bucato, ovvero zero. Insomma: più siamo svogliati e pigri e senza voglia di lavarci le cose, più aumenta la probabilità di dispersione dei capi.

Analizzando le ragioni dei miei smarrimenti, premesso che la lavatrice i calzini non se li mangia, ho capito da dove deriva il problema. Io ho la tendenza, come molti maschi, a togliere i calzini e "buttarli" un po' dove capita: ai piedi del letto prima di dormire, alla base del divano prima di ammazzarmi di Netflix, in bagno prima della doccia, dentro la sacca della palestra, vicino al porta scarpe. Insomma, i miei calzini hanno almeno una decina di posti diversi dove possono trovarsi e poi perdersi.

Quando li recupero tutti, finiscono nel cesto della biancheria sporca in "punti" diversi del cesto, così mi capita di lavarli separatamente, stenderli separatamente e ritrovarmi decine di calzini "da soli" non avendo la più pallida idea di dove siano finiti quelli mancanti. Insomma, mi comporto all'esatto contrario di mia madre. La genetica è una bufala.

Sono quindi la pigrizia, il disordine, il senso di lieve menefreghismo che si cela dietro l'importanza che diamo al calzino, le ragioni principali di questi smarrimenti che non sono mai reali, perché i calzini in casa stanno e lì li troverò. Ma perché non tornano dove dovrebbero stare, maledizione?

Prima di passare alle soluzioni che ho raccolto e cercherò di mettere in pratica per il mio benessere, ho consultato (addirittura!) uno psicologo che vuole rimanere anonimo perché tanto ci vuole per diventare un professionista e pochissimo a essere preso a calci nel sedere. Lui, che per convenzione chiameremo Alfonso, mi ha chiarito eventuali connessioni tra la perdita dei calzini e il proprio stile di vita.

«Mentre l'eccessivo ordine potrebbe essere legato a necessità di controllo, e quindi a disturbi ossessivi che hanno origine ansiosa, il disordine non è necessariamente riconducibile a forme di disagio o patologia psicologica. Può, altresì, diventare un problema quando va a inficiare la capacità dell'individuo di vivere serenamente impegni (lavoro, studio) o di godere appieno del tempo libero. Se questo dovesse accadere è bene porsi obiettivi pratici (mettere in ordine la casa, catalogare documenti e scartoffie, appaiare calzini) e beneficiare della soddisfazione che può derivarne. Alcuni individui hanno bisogno di ordine esterno per crearsi un ordine anche mentale; altri si trovano bene nel loro caos esterno (ad esempio una scrivania in disordine), ma questo non va a inficiare le loro capacità di attenzione, concentrazione, lavorative o creative».

YESSSSS! Scusate l'esultanza, ma mi sono sentito capito, forse per la prima volta nella vita. In pratica, il disordine diventa un problema solo quando la mia vita è talmente un casino che non riesco a portarla avanti. Devo dire che io faccio parte di quella categoria di persone che "soffre" il disordine pur generandolo con una facilità immensa e che fatica a trovare la quadra perché sia tutto dove deve essere. Sto, lentamente, guarendo e limitando i danni. È un fioretto che mi permette di vivere meglio e l'ho capito molto tardi.

Come non perdere i calzini: conclusioni


L'esperta assoluta, mia madre, mi ha dato un consiglio molto importante:

«Guarda, esistono delle sacche fatte di rete perfette per metterci dentro la biancheria. Sono convinta che alcuni calzini ti finiscano dentro altro bucato, nelle maniche di qualche felpa o dentro un pantalone e non ti accorgi più di averli. Questo è un buon modo per evitare di perderseli».

Ci sono modi più creativi, come le "mollette per calzini" che si usano prima di metterli in lavatrice proprio per evitare che si disperdano. Oppure, c'è un'azienda che vende calzini identici tre alla volta, così da limitare i danni quando quella calza la perdi e magari ti serve (o si rompe, ma non è questo il mio problema).

L'altro modo per non disperderli e farli trovare all'uscita, avendo un sacchetto (uno e uno solo) facilmente rintracciabile, per far riabbracciare i calzini al successivo lavaggio. Questo metodo lo uso già, ma spesso dimentico di controllare il "sacco della vergogna" aumentando così la frustrazione e lasciando il cassetto sempre più "pieno" di calze pulite sì, ma sole e inutilizzabili.

L'altro modo, quello un po' nazista, è non metterli in lavatrice finché non trovi il paio mancante, così da imporsi una regola perché possano entrare sempre nello stesso lavaggio, evitando lunghe lontananze che com'è noto, portano solo maggiore distanza.

I calzini spaiati come metafora della vita

Uno dei motivi per cui sento molto il peso di questa cosa apparentemente inutile è che i calzini spaiati, se ci pensate, sono un po' la metafora della vita. Noi li compriamo, li indossiamo e solo quando perdono la loro controparte destra o sinistra, diventano totalmente inutili.

A meno che tu non voglia trasformarli in marionette o guanti per la pulizia del viso (vi giuro che esistono dei tutorial in merito), perdono la loro funzione e rimangono lì, in attesa. Ho sempre pensato, fin da bambino, che due calzini non sanno di essere fatti l'uno per l'altro. A tenerli insieme c'è qualcosa di superiore che li scruta, li riconosce e sa qual è il loro posto nel mondo. Qualcosa che li tiene uniti.

Due calzini nascono per stare assieme: stessa fantasia e stessa taglia. Due fattori nemmeno così rari un mondo così vasto. A tenerli uniti riesce solo chi li tratta con cura, che li rende visibili l'uno all'altro. Non so se è la società, la volontà, il sacrificio, la dedizione o più semplicemente l'amore, ma il modo più semplice perché stiano assieme, è che siano visibili l'uno all'altro, che si guardino bene, che non stiano troppo lontani.

Sto leggendo da poco il nuovo bellissimo libro di Jonathan Safran Foer, si chiama «Eccomi». C'è una citazione che si sposa, secondo me perfettamente, con questo vaneggio secondo il quale i calzini spaiati sono una metafora della vita e per quanto può valere, dell'amore:

«Lui non disse nulla e lei neppure. Non perché si tenessero deliberatamente dentro le parole, ma perché il condotto tra di loro era troppo ostruito per trovare il coraggio. Troppi piccoli accumuli: parole sbagliate, parole mancate, silenzi imposti, attacchi facili da ritrattare ai punti deboli noti, cose dette che sarebbe stato meglio non dire, fraintendimenti e incidenti, momenti di debolezza, minuscoli atti di meschina rappresaglia per minuscoli atti di meschina rappresaglia per minuscoli atti di meschina rappresaglia per un'offesa originaria che nessuno ricordava più. O per nessuna offesa».

Questo weekend ho guardato nel "sacchetto della vergogna" con più attenzione e dentro ho trovato non solo calzini spaiati, ma calzini che nel macello di calzini spaiati non riuscivo più a immaginare che potessero ritrovarsi. Li ho presi con un certo senso di stupore, li ho appallottolati come dice sempre la mia mamma e li ho messi nel cassetto sorridendo.