sabato 3 settembre 2016

Cartolina da Roma

Mi sono svegliato presto la mattina, ogni giorno, anche se non c'era bisogno. Mi svegliavo e andavo a correre senza mai un singolo accenno di noia o pigrizia. Scendevo di casa e andavo a correre guardando le persone, il verde, le sorprese che Roma ti riserva dietro ogni angolo, quando meno te lo aspetti.

È la prima volta che vivo Roma davvero, grazie forse a un posizionamento "apparentemente sfavorevole" come Trastevere, un posto che grazie a Dio non ha la metropolitana e mi ha obbligato a muovermi con i mezzi di superficie, con i bus, in treno, a piedi. O correndo, come (quasi) ogni mattina.

Ho trovato una città bella in questo fine agosto piuttosto tranquillo, a scuole chiuse, con qualcuno ancora in vacanza. Niente turismo artistico, questa estate mi sono dedicato alle persone, alle passioni, alle domande, alla mia serenità.

Andavo a zonzo per Roma con l'approccio dell'avventuriero. Uscivo per un fumetto e tornavo avendo girato l'intera città, facendomi consigliare dove mangiare, dove bere un caffè, usando le mappe per orientarmi e le persone come guida turistica. Parlavo con i negozianti, ci siamo confrontati sui temi più disparati, senza conoscerci. Ricordo divertito una rosticceria dove ho preso un pezzo di parmigiana dietetica (ahaha) e dopo un minuto il proprietario mi ha detto: "Non te posso vedé così. La parmigiana 'Va accompagnata', e mi regala un pezzo di pizza bianca appena sfornata.

Sono stato bene, ho trovato il sole in ogni cosa. Sono un ragazzo semplice, lo so. A volte si fa nei posti esotici alla ricerca dell'approccio con la natura. Io sono passato a Roma per trovare o ritrovare anime, persone che sorridono davvero, che ti parlano senza dover dimostrare di essere nessun altro se non se stessi. Ne vedo così poche, a volte.

Ho scoperto che Internet è il luogo dove si creano un sacco di impressioni e pochissimi dati certi sulle persone. Sulla loro onestà, sul loro cuore soprattutto, siamo così bidimensionali su questi schermi.

Ho capito, parlando con un po' di persone, che siamo afflitti dalla malattia delle "impressioni" e dei "pregiudizi" e che facciamo pochissimo sforzo per incontrarle quelle persone e ancora meno per capire chi c'è dietro quelle parole sul web e quelle immagini. Non ci conosciamo davvero, siamo troppo difesi.

Quel senso "Slow Life" che è croce e delizia del tipico vivere romano, è una benedizione per chi come me viene dalle gare di equitazione di Milano, dove si va verso l'obiettivo mentre gli altri cavalli cadono e tu, un po' drogato (in senso laterale), sei programmato per vincere, non per vivere.

Una pessima estremizzazione per dire che farò l'impossibile per conservare un buon bilanciamento tra come sono stato qui e come vorrò stare nei prossimi mesi. Perché devo più avere l'assurda percezione di "non esistere". Sembra incredibile, ma a volte è così.

Roma è una città complessa, piena zeppa di problemi. Ma c'è una voglia di "esistere" e di vivere pienamente che mi colpisce ogni volta. I clienti che parlano con le cassiere conoscendo reciprocamente il nome, il barista che ti guarda in faccia e inizia a sfottere perché capisce che non te la prenderai a male (anche se capisce che te la prenderai a male, eh!). Nelle piccole cose, in quell'assenza di muro tra le persone, in quel modo naturale di respirare l'aria che li circonda, ci ho trovato un pezzo di serenità che mi porto a casa come un prezioso souvenir.

A presto Roma. Grazie.