lunedì 13 giugno 2016

Davanti al Pulse di Orlando c'è un Dunkin' Donuts


Ci affacciamo al terrorismo (di qualsiasi radice sia) con lo stesso atteggiamento di un bambino al suo compleanno al quale rovinano la festa. Le cronache raccontano tante morti, tutti i giorni, ma ce ne sono alcune che ci fanno più male e solitamente sono quelle che ci toccano più da vicino, quelle in cui diciamo "Ci potevo essere io".

Calzante è l'evento che ha sconvolto la nostra domenica 12 giugno, quando leggo di questa sparatoria i cui dettagli sono tristemente noti a tutti. Un matto, Omar Mateen, entra in una discoteca LGBTQ+ di Orlando pesantemente armato e spara in mezzo alla folla: 50 morti, 53 feriti e una scia di dolore enorme. Qualcuno scappa, qualcuno si rifugia in bagno (la storia del ragazzo che invia gli sms alla mamma, mi ha devastato) ma tiene dentro degli ostaggi.

Verrà poi ucciso da una squadra di intervento armata.

La discoteca è posizionata in una zona piuttosto centrale della città e circondata da fast food (c'è un Dunkin' Donuts grande quanto la discoteca lì di fronte, io nel post serata ci avrei fatto una scorpacciata stellare). Fino alla sera prima il Pulse sul suo Facebook stava pubblicizzando quella che doveva essere una serata latina dove si balla (cito) Salsa, Bachata, Merengue e Raggaeton.

Poche ore dopo, ed è qui la forza che nessun'arma può comprare, quella bacheca diventa il muro dell'orgoglio... a testa alta. C'è il lutto certo, ma si continua a marciare dritti verso la stessa direzione, quella che lotta contro ogni forma di odio. Il sito del Pulse è attualmente "oscurato", ma c'è un bel messaggio da parte della proprietaria, Barbara Poma:
"Come tutti nel Paese, sono devastata dagli orrendi eventi accaduti. Il Pulse, gli uomini e e le donne che lavorano qui, sono la mia famiglia da 15 anni. Fin dall'inizio, il Pulse nasce come luogo di amore e inclusione per la comunità LGBTQ. Voglio esprimere la mia profonda tristezza e le condoglianze a tutti le persone che hanno perso i propri cari. Sappiate che il mio dolore e il mio cuore sono con voi".
Purtroppo dopo fatti del genere non si può fare molto, soprattutto non da dietro un computer. Che una persona possa provare dell'odio verso la comunità omosessuale è schifoso e deprecabile ma finché rimane dietro un computer lo puoi riempire di insulti, sbugiardarlo, rovinargli la carriera politica e l'immagine personale con il potere delle parole, hai gli strumenti per arrestare la sua inutile corsa.

Ma che un uomo possa esprimere il proprio odio con un'arma da guerra in mano (procurata facilmente, visto che faceva la guardia giurata e negli Stati Uniti tantissime persone possono procurarsi legalmente un'arma senza troppi problemi) è inaccettabile. È troppo facile sparare all'impazzata dentro un posto colmo di ragazzi che non possono nemmeno scappare facilmente, visto che è uno di quei luoghi dove ingressi e uscite (per sicurezza e per modello di business) devono essere monitorati. È troppo vile agire essere omofobi e agire così.

È così vile che quel matto non merita nemmeno una delle nostre lacrime. Bisogna stringere i denti, nella coscienza che sì, è morta tanta gente e forse ne morirà ancora (speriamo di no, ma c'è ancora molto da fare) ma alla fine di questa battaglia dove da una parte sputano e sparano e dall'altra si danno la mano e si baciano, spoiler, vinceremo noi.