lunedì 25 gennaio 2016

Unioni civili, facciamola più semplice



Qualche giorno fa guardavo una puntata di Modern Family, serie tv obbligatoria per legge da guardare nelle scuole ma che già molti di voi conoscono già e quindi sapete di cosa sto parlando.

Tra i protagonisti c'è la coppia gay formata da Cam e Mitchell.

Ero un po' indietro con le stagioni e guardavo le loro surreali avventure antecedenti al matrimonio (grazie Netflix). Tra una cosa assurda e un'altra, mi ha colpito la loro presa di coscienza quando scoprono di potersi (davvero) sposare.

Le telefonate in giro ai parenti, l'immediata volontà di arrivare al "Sì, lo voglio". Insomma, c'era l'entusiasmo che gira attorno alle cose nuove e desiderate anche con quel pizzico di "too much" che hanno le cose zuccherate con lo zucchero sopra.

Tutto mi ricordava quella sensazione che ho avuto da ragazzino quando arrivò in casa Internet, perdonatemi il parallelismo azzardato. Da un giorno all'altro, dentro la mia abitazione era possibile fare qualcosa di straordinario.

Quel giorno sentivo in me un forte senso di responsabilità: oggi ci lavoro e per tutti è una cosa normale ma quello strumento per i miei genitori era quasi pari all'arrivo del demonio. Qualche giorno fa mio padre mi ha insegnato come si usa Google Edicola, per dire.

Ritorniamo in carreggiata.

Un po' per caso sono finito qualche tempo fa nella pagina Youtube ti PK Creedon, 100 mila fan su Youtube e il 99% dei video fatti con il suo fidanzato. I loro aggiornamenti, per lo più basati sul fatto che si riprendono con una telecamera quasi pure mentre dormono, spiegano in modo simpatico la vita di una coppia gay "quasi" normale.

Quasi perché sono bellissimi, hanno i denti bianchi come un foglio di carta e hanno addosso una felicità che sembra non appartenere a questo mondo ma a quello della Disney.

Tra i vari video mi ha colpito quello del Natale, dove si racconta come hanno passato le ultime festività. PK va a casa dai suoi genitori e il fidanzato Mike arriva dopo qualche giorno e si passa le feste insieme. Oddio, detta così non ci troverete niente di così originale. O forse no.

L'atmosfera è bellissima: la coppia si bacia attorno ai parenti, alcune delle parenti donne sbavano letteralmente su Mike perché è "troppo bello", la mamma di PK lo tratta come un figlio, la sorella di PK è una "frociara" persa e cantano "Let it go" di Frozen in auto con il fratello e se avessero avuto il costume di Elsa e Anna sono sicuro lo avrebbero indossato.

Guardando a questi esempi mi è sempre salito al cervello un conato di rabbia.

Perché il primo pensiero che ho avuto vedendo le immagini di questi due esempi è stato: "Che bel film fantascientifico!", perché in Italia stiamo messi così male che quando vediamo queste scene smielate, così apertamente sentimentali, pensiamo che ci sia dell'eccesso di vanità, il desiderio di fare romanzo. Che sia tutto finto. Non ci crediamo più o non ci abbiamo mai creduto.

Poi ho pensato che è un po' come il pregiudizio per cui le donne non dovrebbero allattare a seno scoperto in pubblico "perché non è educazione". Più lo si fa in pubblico, più lo si fa senza vergogna, più si porta a galla la normalità del gesto e tutto il mondo dovrà farsene una ragione.

"L'amore è una cosa semplice" canta il nostro amatissimo Tiziano Ferro e sono sempre più convinto che anche queste leggi a sostegno del matrimonio omosessuale, dell'adozione e più in generale i diritti civili a tutela di tutte le famiglie non tradizionali, debbano essere viste e portate avanti con lo stesso atteggiamento con cui dovremmo vedere un gesto d'amore pubblico: con fermezza, coraggio, senso di lotta e soprattutto con l'ambizione di arrivare alla semplicità che hanno le cose normali.

Leggere dei 6 mila (ma davvero?) emendamenti alla Cirinnà mi fa sperare malissimo, così come mi fa sperare malissimo vedere quel palazzo simbolo di Milano a sostegno del Family Day, così come mi ha riempito di dolore vedere l'azienda dei treni che si scava una fossa alta 10 metri con il loro sconto "Family30" ai gruppi pronti per il Family Day a Roma del 30 gennaio.

Quando al bambino bullo non piace un gioco, tende a trassare, far prevalere le sue regole, fare in modo che gli amichetti abbassino la testa. Mi auguro davvero che il bullo, come succede nei migliori film e nelle fiabe più belle, sia costretto dalla storia a non dover più mettere i bastoni tra le ruote. E essere obbligato, dopo tanti anni di soprusi e botte prese... a ringraziarti per avergli fatto vedere un mondo nuovo dai tuoi occhi.