sabato 31 dicembre 2016

Le 20 canzoni che mi hanno fatto uscire matto nel 2016




No Hero - Elisa

Era l'11 novembre e Elisa cantava (credo per la seconda volta in un suo concerto) «No Hero». Capita raramente, ma capita, una sensazione che si respira nei live quasi solo per i brani classici: tutti cantano senza eccezioni, anche al terzo anello, anche il pompiere. Non senti più le voci, solo l'emozione. Capita sempre meno a chi ha molti anni di carriera alle spalle. "No Hero" è un brano che mi porta via per l'interpretazione, per quel sound elettro-pop con venature rock ma soprattutto per il testo. Parla di una persona "senza addestramento" che per amore si farebbe (lateralmente) ammazzare. Salvare qualcuno per amore è un atto straordinario, bellissimo: di norma non salviamo nessuno e tendenzialmente quando ci proviamo ne usciamo con i polmoni pieni d'acqua o due costole rotte. Ma il sacrificio per amore è un sentimento nobile, destabilizzante, stupendamente fuori moda.

Hurts - Emeli Sandè

Non so se vi è capitato di ascoltare live questo brano. Bene, è incantabile. È una canzone stupenda che è completamente impossibile da cantare. Ha un testo pieno di parole, cantate e non rappate, un brano che non esplode tanto nei ritornelli ma troppo tardi nel finale. Insomma, è un sudoku a livello "difficilissimo" che non ha avuto successo ma che contiene tutti gli elementi che una canzone dedicata alla fine di una storia d'amore dovrebbe avere: rabbia, un senso fortissimo di delusione e il gusto nella demonizzazione dell'altro che a volte sembra l'unica via d'uscita (anche se non lo è). Quando arriva il pezzo «My tears don't fall too often but your knife is cuttin' me deep, deep, deep, deep, deep, deep, deep, deep». Emeli ripete "deep" 8 volte e ogni volta ci mette dentro un dolore diverso.

D'improvviso - Lorenzo Fragola

Che io abbia adorato come un bambino ama i Lego «Zero Gravity» di Lorenzo Fragola non è un mistero. Lanciato a Sanremo con un singolo che sembra proprio non c'entrare una fava con resto del disco, Lorenzo torna sul mercato con una produzione forte che guarda all'estero senza vergogna o timore. «D'Improvviso» è la canzone più potente dell'album, scritta con Federica Abbate. Quando un brano viene scritto da un autore molto produttivo come lei, inizi poi a pensare che chiunque potrebbe cantare quel brano. Qui Lorenzo credo sia insostituibile. È un brano dolcissimo come solo Fragola riesce a essere quando ci si mette. Curiosamente mi ha accompagnato per tutta l'estate (mentre aspettavo invano il lancio di «Sospeso»).

Cheap Thrills - Sia

Il mio amore per Sia è qualcosa che supera il tempo e lo spazio. Ieri vedevo un video di Favij che guardava il videoclip di Chandelier e diceva «ma cosa ci fa quella ballerina nuda in mezzo alle porte?». Ho tipo buttato il MacBook a terra dalla rabbia. Questo è senza dubbio il suo singolo meno introspettivo e più ignorante, con il video più assurdo del suo repertorio. Ha avuto un successo in Italia così straordinario che anche se ve lo racconto non sembra vero. Ho ascoltato così tanto questo brano prima che diventasse una hit che poi facevo lo snob che la sapeva lunga. Mi fa ammazzare dal ridere e me la fa adorare il fatto che riesca a vestire il brano più «scintillante» del suo repertorio con il vestito più «low-profile» che ha nell'armadio. A volte è così «out of the box» che vorrei adottarla.

Worry - Jack Garratt

Di solito non guardo mai le assegnazioni di X Factor prima della puntata. Figuratevi quando Fedez ha annunciato che Gaia "vincerà sicuramente" Gozzi avrebbe cantato di lì a qualche minuto uno dei miei brani preferiti dell'anno, quel brano che per stessa ammissione di Federico "Che dolce!" Lucia, unisce il pubblico hipster con quello trasversale. Io in casa sto costruendo una piccola collezione di vinili e questo vinile l'ho preso in Scozia senza nemmeno guardare il prezzo e infatti vabbeh lasciamo perdere. È un brano che ricorda alcuni momenti più importanti per me di quest'anno perché rappresenta un filo congiunzione con una persona importante nella mia sciocca vita. Ah, tecnicamente anche questo è un brano viene pubblicato nel 2014 e arriva come singolo a fine 2015 e in un album nel 2016. Portate pazienza.

Se avessi un cuore - Annalisa

Annalisa ha dato vita all'album più bello della sua carriera dopo l'esordio, anche se ci ha fatto un po' aspettare. «Se avessi un cuore» è un brano-provocazione che si fonda, più o meno volontariamente, sui pregiudizi che molte persone hanno su di lei. «Sei un po' fredda», «Non sei empatica», le dicono. Quando l'ho intervistata in merito a questo brano, rimarcandole queste critiche, mi ha risposto: «Sto cercando di far capire il mio carattere introverso non è sbagliato: non sono una cafona, non sono eccessivamente esuberante, canto per non balbettare». L'album omonimo l'ho ascoltato tantissimo e questo brano me lo sono mangiato perché con il cuore ho il problema opposto e quindi, comunque, mi ci riconosco. Credo che sia l'emblema di quello che Annalisa avrebbe potuto essere da sempre.

Resti indifferente - Marco Mengoni

Tecnicamente è un brano del 2015, ma a dicembre diamo per scontato che siamo già nell'anno nuovo e me la fare passare lo stesso, vero? Ho scritto e detto così tante volte che mi piace questo pezzo che ormai me la dedicano pure nelle Instagram Stories e se non entrerà in tutte le scalette future dei suoi concerti, mi arrabbierò tantissimo. Fa parte di quel cartello di brani che "c'ha dentro la droga", quelli che non riesci a smettere di ascoltare e di cantare all'infinito. Il contatore dello streaming non ha abbastanza numeri. Io sono ancora sotto choc perché non diventato singolo, ma la mia capacità nel trovare i brani che poi diventeranno singoli è notoriamente pessima. La cosa più affascinante è che non c'è un punto alto, un momento in cui ti mette sottosopra. Ma mi ha preso da dietro il collo e non mi lascia più.

Perfect illusion - Lady Gaga

Anche se tutti abbiamo pensato fosse dedicata a Taylor Kinney, lei ha più volte detto che non dedicherà mai una canzone di sfogo a un uomo, specie se lo ama ancora. «È un brano che parla di sentimenti che hanno provato i miei amici, mia sorella» ha spiegato probabilmente sistemandosi gli short di jeans. «È una canzone che racconta i sentimenti di tutti noi». Di tutto il brano mi sconvolge quell'aria muscolosa che mi solleva da terra. Che bel singolo! Vi dico solo che il giorno in cui è uscita ero in un Flixbus per un viaggio durato 6 ore e l'ho ascoltata in loop senza osare altro. Questa rivoluzione semplice della mia performer internazionale preferita l'ho trovata perfetta, anche se ha avuto un impatto nel pubblico molto tiepido. Questo brano, riascoltato a mente fredda pochi giorni fa assieme a tutto «Joanne» mi ha ricordato che artista immensa è e sarà ancora. Con meno ambizioni, forse, ma con enorme talento.

Facciamola più semplice - Emma

Di questo brano, durante la promozione, se n'è parlato poco se non per il fatto che è stata scritta da Giuliano dei Negramaro Sangiorgi. Devo dire che tra tutte le canzoni che ho ascoltato nel 2016 scritte da lui per altri cantanti, questa è la mia preferita. Forse perché l'ha scritta per un'amica, chissà. Il brano parla di due persone che si lasciano. Emma propone la strada della "semplificazione", quella dove il dramma diventa un addio con il sorriso a denti stretti, illudendosi che non è stato niente di importante perché è più facile che pensare che quel niente, invece, era tutto. È una canzone che trasforma la rassegnazione in un punto di partenza. È in assoluto il mio brano preferito di «Adesso». Anche qui, eccezione alla regola: l'album è uscito a fine novembre 2015, lasciatemi il beneficio del dubbio almeno, siate clementi.

Assenzio - J-Ax & Fedez feat. Levante e Stash

Quando hanno annunciato questo brano, sono sicuro che il 99,9% degli appassionati di musica italiana ha avuto un brividino dietro la schiena. Coinvolgere Stash e Levante contemporaneamente è come ricevere il solletico o un morso: può essere adorabile o dare fastidio, ma comunque attira la tua attenzione. C'è Stash che canta in italiano anche se mai pensavo avrebbe più osato e ogni secondo in cui sento la voce di Levante in questo brano ho la pelle d'oca: mi sento a mio agio nel dire che è quello che le serviva per aprire un ponte di connessione solido verso il suo repertorio. Poi c'è J-Ax, che si racconta sempre così sinceramente e a chiare lettere che a volte, anche se non sei un suo fan sfegatato, ti lascia senza parole.

Oronero - Giorgia

La gamma di problemi creati da social network è così vasta che potremmo scriverci un libro o forse nessuno che è meglio. Oronero, come ho scritto in altre occasioni, mi autocito tanto userei le stesse identiche parole, «è un brano che parla dell'abuso del giudizio, dell'assenza di misura nelle parole, del modo in cui ogni giorno trattiamo malissimo chi ci circonda senza nemmeno accorgercene». Siamo così influenzati, inquinati da come i social ci mostrano, dal gap tra come vogliamo sembrare, come siamo davvero e come gli altri ci vorrebbero vedere... un gap che spesso è distruttivo. I rapporti umani veicolati dal muro protettore di un computer, sembrano spesso tutto tranne che umani: il web è un acceleratore di pregiudizi che rende le persone sempre più distanti anche se sono super interconnesse. È un brano che mi affascina per contenuto e intenzione.

Il conforto - Tiziano Ferro feat. Carmen Consoli

Quando la Consoli per la prima volta ha collaborato con Tiziano Ferro, ci sono state parecchie polemiche. Soprattutto perché in quel periodo Carmen era considerata un'artista «altissima e per bongustai» che si incontrava invece con un artista «iper popolare e alla portata di tutti», come se una cosa escludesse per forza l'altra. Ebbene, ne «Il conforto» c'è una magia di racconto, di interpretazione, una raccolta di trovate geniali nel testo, un'alternanza delle voci... È tutto così perfetto che vorresti non finisse mai. «Per pesare il cuore con entrambe le mani ci vuole coraggio». Questo è un po' il centro del brano che tutti ricordiamo e ricorderemo. Solo chi ha vissuto questa canzone, la può capire fino in fondo. E chi non l'ha vissuta, prima o poi la vivrà. Ricorderà queste parole e capirà.

Ha perso la città - Niccolò Fabi

Ho visto da poco a Senigallia un suo concerto. Un live che si mette in linea con l'idea del suo ultimo album, ovvero consolidare autonomia e una certa forma di anti-snobistico distacco da quello che "c'è già in giro". Sono certo che Niccolò le parole "in linea con il mercato", "impatto sul pubblico" e "passabile in radio" le abbia depennate dal suo vocabolario da qualche lustro, ma qui le ha proprio volute ignorare con ancora più forza, lasciando parlare penna, cuore e voce in modo liberissimo, superbo e poi alla fine popolare lo stesso perché lui è pop suo malgrado. Da «Una somma di piccole cose» ho preso questo brano, ma avrei potuto sceglierne qualsiasi altro. Ho scelto questo perché credo che sia un brano necessario, che ognuno di noi dovrebbe ascoltare almeno una volta nella vita. Parla di come l'oggi che ci circonda sia il risultato dell'uccisione di quello che era ieri. A volte non ci pensiamo, lo ignoriamo, ma c'è stato un processo visibile nelle strade che è una pagina di storia scritta da tutti noi.

Comunque andare - Alessandra Amoroso

Quando l'ho ascoltata per la prima volta ho solo detto «Che bomba!». Ero certo avrebbe spaccato. Alessandra Amoroso si cimenta nella scrittura con Elisa e ha dato vita a questo brano che nasce un po' come dedica all'atteggiamento «positivo fino alle sue estreme conseguenze» di chi la canta. Il risultato è questo brano che fa da volano al nuovo corso della cantante, che passa da "quella che piange sempre" a "quella che ricorda agli altri come si fa a sorridere". Questo brano parla di coraggio, nella persistenza nel provare a star bene anche nel dolore. Di come il male, percepito o reale, non deve mai essere una condizione che frena la nostra volontà. È un brano che mi ha emozionato profondamente e che ha avuto enorme successo, riportando Alessandra Amoroso nella rosa di artisti che non solo vende bene gli album, ma anche i singoli.

Lucozade - Zayn

Quando le boyband si sciolgono, molto raramente nascono cose belle dai membri solisti. Dal bravo e bravissimo Zayn è nato qualcosa che va oltre la bellezza e la superficie. Quando ho ascoltato per la prima volta «Mind of Mine» sono rimasto senza parole ringraziando Dio che le cose non vanno sempre come ti aspetti, ovvero male. Il suddetto pezzo è la cosa più lontana da me che esista: è un flusso di coscienza nel quale il ragazzetto racconta la ricercata volontà di dispersione. C'è la droga, la musica, la popolarità, l'amore: tutto insieme, come un cocktail che ti lascia storto per troppo tempo. È un manifesto della sua ritrovata libertà. Non mi ci riconosco... o forse mi piace perché non mi ci voglio riconoscere.

Io c'ero (+ amore x favore) - Laura Pausini

Quando ho ascoltato per la prima volta «Simili» ragionavo sul fatto che Laura si spende per darci a modo la sua «international sensation» pescando dalle produzioni degli ultimi anni e usando idee con lo stesso atteggiamento didattico di Alberto Angela verso i segreti del Vaticano. Questo brano, che ho più volte ammesso essere il mio preferito dell'album con «200 note», è stato scritto da L'Aura (con l'apostrofo) e tira fuori un'anima dance sincerissima: con il suo testo semplice ma emotivamente efficace, pare già pensata per uno stadio. Infatti, ha regalato un'ottima chiusura del live nei della scorsa estate. Sono ancora qui a raccontarlo, ma stavo buttandomi giù dall'anello, mentre mi tenevano da un braccio e urlavo di fronte agli sguardi attoniti delle persone attorno a me. Anche questo brano è di fine 2015, vogliatemi bene.

Higher - Carly Rae Jepsen

13 mesi fa ero ancora un ascoltatore che ignorava in modo deliberato Carly Rae Jepsen. «È la voce più inutile del pop», mi diceva un amico che segue molto queste aspiranti pop-star. Eppure io questa sua «inutilità», quando l'ho riscoperta, l'ho trovata così terribilmente rivoluzionaria! Il brano, contenuto nella «Side B» di «Emotion», si incastona in un synthpop ritmatissimo e racconta di come un amore sia in grado di tirare fuori solo la parte migliore delle persone. Da quel momento, tanto ovvio quanto utopico, capisci che il peggio per te è davvero passato.

Love my life - Robbie Williams

È uno di quei brani motivazionali con intenzioni leggerissime che poi dentro ha un due tre cose che ti torcono le budella. La prima volta ero di fronte ad altre persone e ho dovuto trattenere le lacrime, non ho smesso di ascoltarla da quando l'album doveva uscire e non ho smesso adesso che è diventato un singolo. Il ritornello è così protagonista che quasi schiaccia il testo, molto «diario delle emozioni basic» ma bello nella sua semplicità. «Find the others with hearts like yours. Run far, run free. I'm with you». Parole forse banali ma talmente banali che tutti abbiamo bisogno di sentircele dire quando puntualmente ce le scordiamo.

No more (Sad Songs) - Little Mix

Questa estate ho visto le Little Mix in concerto a Milano e non mi capacito di quanto siano esageratamente brave. Devo essere onesto, non amo tutto il loro repertorio, ma devo dire che nell'ultimo periodo la quota di brani che apprezzo e ascolto è aumentata notevolmente. «No more (Sad Songs)» è un brano reazionario che inizia quando sei stufo di stare male e cerchi di buttare via quel dolore. Magari in una discoteca dancehall, come il sound di questo pezzo. In ogni caso in una situazione dove puoi svuotare il cervello, incontrare persone sconosciute, azzerarti una volta tanto. È un pezzo divertente, sentito, con quel fare da «stronza» che ti tira fuori dal fosso quando sei ricoperto di melma. Non volevo dire melma.

Tutto è magnifico - Francesca Michielin

È la canzone che aspettavo da quando è uscita "Magnifico" con Fedez, la versione "100% Michielin" del fortunato singolo di successo. L'ho ascoltata decine di volte ma non ne uscivo mai convinto. Cosa voleva raccontarmi davvero questa canzone? Cosa mi stava spiegando? Sono ossessionato dal significato dei brani anche se spesso non ne ha uno ma cento (o nessuno). Ho avuto la fortuna in questo 2016 di incontrarla parecchie volte e ho pensato di chiederle direttamente il significato. Ho capito, dopo aver sentito la sua spiegazione, che avevo paura di capire il brano. È una canzone che parla della necessaria ricerca del "bastarsi", di come la forza del voler vivere le cose "a modo mio!" sia più forte di qualsiasi forma di apparente felicità. La ricerca di questo traguardo a volte ha delle conseguenze spietate. Se la ricerca non è fuga, è una strage a fin di bene.

lunedì 12 settembre 2016

Cosa puoi comprare al prezzo di iPhone 7 e 7 Plus



iPhone 7 (Prezzo Base)

67 kg di pecorino sardo
472 pizze congelate gusti vari Carrefour
79 kg di trita sceltissima di bovino adulto
1.815 Cornetti Algida classici
841 kg di banane
267 confezioni di Pan di Stelle (da 1 kg)
335 barattoli di Nutella da 450 grammi
228 bottiglie di Spumante Prosecco Doc
536 confezioni di Bagnoschiuma Dove
2.048 rotoli di cartaigienica Scottonelle

iPhone 7 Plus (Prezzo Base)

1.401 scatolette di tonno all'olio di oliva Palmera
524 confezioni di cioccolato Nocciolato Novi
1.676 mozzarelle Alta Qualità Granarolo
1.896 lattine di birra Tuborg da 330 ml
3.912 uova categoria A medie
47 kg di Prosciutto Crudo di Parma Dop
105 kg di Caciocavallo Fiaschetto Latteria Soresina
789 kg di finocchi
2.134 rotoli di Casta Casa Regina di Cuore Super Assorbenza
35 cellulari Nokia 108 con radio e fotocamera da 0,3 Megapixel




sabato 3 settembre 2016

Cartolina da Roma

Mi sono svegliato presto la mattina, ogni giorno, anche se non c'era bisogno. Mi svegliavo e andavo a correre senza mai un singolo accenno di noia o pigrizia. Scendevo di casa e andavo a correre guardando le persone, il verde, le sorprese che Roma ti riserva dietro ogni angolo, quando meno te lo aspetti.

È la prima volta che vivo Roma davvero, grazie forse a un posizionamento "apparentemente sfavorevole" come Trastevere, un posto che grazie a Dio non ha la metropolitana e mi ha obbligato a muovermi con i mezzi di superficie, con i bus, in treno, a piedi. O correndo, come (quasi) ogni mattina.

Ho trovato una città bella in questo fine agosto piuttosto tranquillo, a scuole chiuse, con qualcuno ancora in vacanza. Niente turismo artistico, questa estate mi sono dedicato alle persone, alle passioni, alle domande, alla mia serenità.

Andavo a zonzo per Roma con l'approccio dell'avventuriero. Uscivo per un fumetto e tornavo avendo girato l'intera città, facendomi consigliare dove mangiare, dove bere un caffè, usando le mappe per orientarmi e le persone come guida turistica. Parlavo con i negozianti, ci siamo confrontati sui temi più disparati, senza conoscerci. Ricordo divertito una rosticceria dove ho preso un pezzo di parmigiana dietetica (ahaha) e dopo un minuto il proprietario mi ha detto: "Non te posso vedé così. La parmigiana 'Va accompagnata', e mi regala un pezzo di pizza bianca appena sfornata.

Sono stato bene, ho trovato il sole in ogni cosa. Sono un ragazzo semplice, lo so. A volte si fa nei posti esotici alla ricerca dell'approccio con la natura. Io sono passato a Roma per trovare o ritrovare anime, persone che sorridono davvero, che ti parlano senza dover dimostrare di essere nessun altro se non se stessi. Ne vedo così poche, a volte.

Ho scoperto che Internet è il luogo dove si creano un sacco di impressioni e pochissimi dati certi sulle persone. Sulla loro onestà, sul loro cuore soprattutto, siamo così bidimensionali su questi schermi.

Ho capito, parlando con un po' di persone, che siamo afflitti dalla malattia delle "impressioni" e dei "pregiudizi" e che facciamo pochissimo sforzo per incontrarle quelle persone e ancora meno per capire chi c'è dietro quelle parole sul web e quelle immagini. Non ci conosciamo davvero, siamo troppo difesi.

Quel senso "Slow Life" che è croce e delizia del tipico vivere romano, è una benedizione per chi come me viene dalle gare di equitazione di Milano, dove si va verso l'obiettivo mentre gli altri cavalli cadono e tu, un po' drogato (in senso laterale), sei programmato per vincere, non per vivere.

Una pessima estremizzazione per dire che farò l'impossibile per conservare un buon bilanciamento tra come sono stato qui e come vorrò stare nei prossimi mesi. Perché devo più avere l'assurda percezione di "non esistere". Sembra incredibile, ma a volte è così.

Roma è una città complessa, piena zeppa di problemi. Ma c'è una voglia di "esistere" e di vivere pienamente che mi colpisce ogni volta. I clienti che parlano con le cassiere conoscendo reciprocamente il nome, il barista che ti guarda in faccia e inizia a sfottere perché capisce che non te la prenderai a male (anche se capisce che te la prenderai a male, eh!). Nelle piccole cose, in quell'assenza di muro tra le persone, in quel modo naturale di respirare l'aria che li circonda, ci ho trovato un pezzo di serenità che mi porto a casa come un prezioso souvenir.

A presto Roma. Grazie.

lunedì 13 giugno 2016

Davanti al Pulse di Orlando c'è un Dunkin' Donuts


Ci affacciamo al terrorismo (di qualsiasi radice sia) con lo stesso atteggiamento di un bambino al suo compleanno al quale rovinano la festa. Le cronache raccontano tante morti, tutti i giorni, ma ce ne sono alcune che ci fanno più male e solitamente sono quelle che ci toccano più da vicino, quelle in cui diciamo "Ci potevo essere io".

Calzante è l'evento che ha sconvolto la nostra domenica 12 giugno, quando leggo di questa sparatoria i cui dettagli sono tristemente noti a tutti. Un matto, Omar Mateen, entra in una discoteca LGBTQ+ di Orlando pesantemente armato e spara in mezzo alla folla: 50 morti, 53 feriti e una scia di dolore enorme. Qualcuno scappa, qualcuno si rifugia in bagno (la storia del ragazzo che invia gli sms alla mamma, mi ha devastato) ma tiene dentro degli ostaggi.

Verrà poi ucciso da una squadra di intervento armata.

La discoteca è posizionata in una zona piuttosto centrale della città e circondata da fast food (c'è un Dunkin' Donuts grande quanto la discoteca lì di fronte, io nel post serata ci avrei fatto una scorpacciata stellare). Fino alla sera prima il Pulse sul suo Facebook stava pubblicizzando quella che doveva essere una serata latina dove si balla (cito) Salsa, Bachata, Merengue e Raggaeton.

Poche ore dopo, ed è qui la forza che nessun'arma può comprare, quella bacheca diventa il muro dell'orgoglio... a testa alta. C'è il lutto certo, ma si continua a marciare dritti verso la stessa direzione, quella che lotta contro ogni forma di odio. Il sito del Pulse è attualmente "oscurato", ma c'è un bel messaggio da parte della proprietaria, Barbara Poma:
"Come tutti nel Paese, sono devastata dagli orrendi eventi accaduti. Il Pulse, gli uomini e e le donne che lavorano qui, sono la mia famiglia da 15 anni. Fin dall'inizio, il Pulse nasce come luogo di amore e inclusione per la comunità LGBTQ. Voglio esprimere la mia profonda tristezza e le condoglianze a tutti le persone che hanno perso i propri cari. Sappiate che il mio dolore e il mio cuore sono con voi".
Purtroppo dopo fatti del genere non si può fare molto, soprattutto non da dietro un computer. Che una persona possa provare dell'odio verso la comunità omosessuale è schifoso e deprecabile ma finché rimane dietro un computer lo puoi riempire di insulti, sbugiardarlo, rovinargli la carriera politica e l'immagine personale con il potere delle parole, hai gli strumenti per arrestare la sua inutile corsa.

Ma che un uomo possa esprimere il proprio odio con un'arma da guerra in mano (procurata facilmente, visto che faceva la guardia giurata e negli Stati Uniti tantissime persone possono procurarsi legalmente un'arma senza troppi problemi) è inaccettabile. È troppo facile sparare all'impazzata dentro un posto colmo di ragazzi che non possono nemmeno scappare facilmente, visto che è uno di quei luoghi dove ingressi e uscite (per sicurezza e per modello di business) devono essere monitorati. È troppo vile agire essere omofobi e agire così.

È così vile che quel matto non merita nemmeno una delle nostre lacrime. Bisogna stringere i denti, nella coscienza che sì, è morta tanta gente e forse ne morirà ancora (speriamo di no, ma c'è ancora molto da fare) ma alla fine di questa battaglia dove da una parte sputano e sparano e dall'altra si danno la mano e si baciano, spoiler, vinceremo noi.


lunedì 23 maggio 2016

I miei videogiochi del 2016 (tra vecchie glorie e novità)

Dopo aver pubblicato la lista dei fumetti che ho letto e leggerò quest'anno, ecco la lista dei videogiochi che ho giocato da gennaio a oggi e che giocherò fino alla fine del 2016. Aggiornerò questa lista periodicamente per darvi conto delle novità.

La premessa è che non ho tutte le console ma mi difendo bene: Wii U (un pochettino messa da parte in questo primo semestre del 2016, quindi non vi indicherò giochi), Nintendo 3DS, PS3 e PS4. Attenzione: non gioco solo a giochi appena usciti e attualissimi: sono giochi ai quali ho giocato o sto giocando e che mi sono piaciuti.

Nintendo 3DS


Professor Layton vs. Phoenix Wright: Ace Attorney - Gioco comprato nel 2015 e giocato solo da pochi mesi (anche se è uscito nel 2014), questo titolo dal mio punto di vista è lunghissimo o longevo, dipende se per voi i giochi infiniti sono una scocciatura o una bella cosa. Ha una storia parecchio coinvolgente che unisce due esperienze di gioco alternate (quella degli enigmi e quella "legal") assommate in maniera un po' stucchevole. Eppure mi diverte e non è per niente facile. 


The Legend of Zelda: Tri Force Heroes - Comprato alla GamesWeek di Milano approfittando di un'offerta notevole, è un gioco ben valutato da giocatori e critica. Il mondo Zelda di solito è molto immersivo ed è difficile giocare con altri giochi contemporaneamente senza perdere la concentrazione sulla storia e sul da farsi. Questo gioco è più leggero, on line, molto divertente e con la grafica che amo di più: quella che puntata tutto sul divertimento senza badare eccessivamente all'estetica.

PS3

Premessa: sto giocando a una marea di giochi per PS3 approfittando delle offerte trovate sullo store a Natale e poche settimane fa. Quindi preparatevi (per qualche gioco) a un bel salto nel passato.



Mini Ninjas - "Guarda che è una cagatina", mi dicevano. In effetti è un gioco molto semplice ma con un senso estetico davvero contemporaneo (per essere del 2009). Il gioco dura abbastanza ma purtroppo non ti obbliga a sfruttare appieno le potenzialità dei tanti personaggi. Mi ha divertito ma non avrei mai giocato un futuro capitolo. Mi mancheranno i rumori odiosi dei Ninja che ancora risuonano nella mia mente. E non so quante volte ho dovuto rifare uno degli ultimi livelli. Troppe.



Valiant Hearts - "Vedrai che te ne innamorerai al primo colpo". Aveva ragione il mio amico a consigliarmi questo titolo stupendo, con una storia più bella di certi romanzi, immersa in una realtà tristemente vera come la Guerra Mondiale. Enigmi, miseria, trionfi e sconfitte hanno reso questa avventura grafica in un dolce ricordo. È anche un videogioco divulgativo.



Mirror's Edge - È da circa quattro vite che volevo recuperare questo titolo in attesa del nuovo "Catalyst" per PS4. Mi ha divertito così tanto quando mi ha fatto inc***are perché tu passi tutto il gioco a imparare a giocare. Poi è come i buoni vecchi videogiochi di una volta: la strada non è segnata ma te la devi trovare tu. Un videogioco affascinante sul mondo del free-running. 


Life is Strange - È il videogioco al quale tutti dovrebbero giocare. Non è di certo il primo titolo che nasce dall'idea far sviluppare una storia in modo diverso a seconda delle tue scelte, ma non pensavo che l'ambientazione scolastica avesse poi dei risvolti così poetici e sociali importanti. Ritrovarsi a parlare di temi come il suicidio e l'eutanasia mi ha spiazzato. È bellissimo.



Catherine - Lo vedevo sempre lì alla "Fnac" (quando ancora stava in Italia) continuamente in offerta. All'inizio ho pensato fosse in offerta perché ignobile da giocare. Ci sto giocando proprio in queste settimane ed è pura follia. Secondo me un ragazzino se ci gioca lo butta nel cesso dopo 3 minuti. È un'avventura grafica erotic-horror che somma l'indagine sociale su come si comportano le persone in coppia a degli incubi notturni nei quali bisogna scalare delle torri. Folle e difficilissimo.

PS4



Overwatch - Come può un nuovo aspirante e-sport game,entusiasmare un giocatore di avventure grafiche e platform? Ho da pochissimo la PS4 ma è da tantissimo tempo che aspetto questo gioco. Ho avuto la possibilità di provare la Beta e sono rimasto fulminato dall'ambientazione e dalla meccanica. È un po' più sparatutto di quello che immaginavo, ma squadre e strategia per vincere anche qui sono necessarie. Con meno complicazioni possibili rispetto a giochi simili, in puro Blizzard style.



Guitar Hero Live - Un appassionato di musica come me può non avere questo gioco? Probabilmente sì, però vi dico che non c'è cosa più bella che passare un'oretta al giorno a giocare questo nuovo capitolo del gioco che ha fatto impazzire una generazione. La presenza di una tv tematica on line (anzi, due, visto che ci sono due canali diversi) con tanto di palinsesto, un catalogo aggiornato di brani e un meccanismo che incita a giocare per sbloccare i contenuti senza spendere soldi in più rende questo vecchio classico ormai impolverato, di nuovo intramontabile.





lunedì 11 aprile 2016

Io e Clash Royale abbiamo un problema


Oggi parliamo di giochi poco impegnativi che ti fottono la vita. La premessa è che gioco da quasi due anni a Clash of Clans ma io e lui abbiamo avuto sempre un rapporto piuttosto conflittuale. Lo prendo, lo mollo, lo riprendo. Ma alla fine, posso pure nascondermi dietro un dito, ma ci gioco da così tanto tempo che la nostra è a tutti gli effetti una relazione alla luce del sole e ci sono i presupposti per il matrimonio.

Da quando ho un cellulare con le app, anche se Snake rimane sempre il mio gioco per cellulare preferito (quasi pari merito con la versione digitale del "Bantumi" africano per il 3310, ma vabbeh quello non ve lo ricordate), questo gioco rimane in assoluto il più giocato, il più a lungo: più di Angry Birds, più di Piano Tiles, più dei 150 mila giochi pubblicati da Ketchapp, molto più di Subway Surfer o Temple Run (che non so perché, non mi è mai piaciuto).

lunedì 21 marzo 2016

Twitter: cosa mi ha dato in questi 10 anni


Mi ha fatto ridere nei momenti in cui ero triste / Mi ha fatto compagnia quando mi sentivo solo / Mi ha fatto trovare degli amici veri che mi vogliono bene davvero, non solo a parole / Mi ha spinto a fare dei viaggi che hanno cambiato la mia vita / Mi ha fatto trovare l'abito giusto per un matrimonio / Ho trovato frasi cariche di stima per quello che faccio, messaggi che non ho mai ricevuto prima da nessun altro / Mi ha fatto bloccare persone che mi hanno fatto del male e alle quali, forse, ho fatto del male anche io / Mi ha fatto capire chi sono gli artisti che non hanno autoironia / Mi ha aiutato a far conoscere agli altri il mio "lavoro" / Mi ha ricordato che una cosa detta a una persona, l'hai detta a tutti / Mi ha fatto incontrare persone che ho amato e amo / Ha aiutato a migliorarmi / Mi ha insegnato a essere un po' meno diffidente a volte e a essere molto più diffidente altre volte / Mi ha ricordato che le parole sono pesanti / Ho imparato a essere più sintetico nella scrittura / Mi ha fatto capire che l'ordine delle parole cambia il significato di ogni frase / Mi ha fatto passare dei pomeriggi bellissimi e delle nottate indimenticabili / Mi ha fatto bere vino e sono quasi astemio / Mi ha fatto capire che Twitter è bello quando mostri chi sei e non chi vorresti essere / Mi ha spinto a essere il quadro e non le copie / Mi ha fatto capire che l'obiettivo non è collezionare follower, ma divertirmi e divertire / Mi ha aiutato a non vergognarmi mai di quello che sono.

lunedì 14 marzo 2016

RSVP - Gli eventi uccidono la scrittura?



Tutto è nato da una domanda su Instagram, credo sia successo più o meno tre mesi fa.

Mostravo una foto in un baretto con un amico di sera a mangiare biscotti, perché dovete sapere che il mio apice del divertimento si basa su cose semplici. E forse questo è il mio problema.

Un collega mi ha chiesto: "Ma non sei a quel ciclo di tre eventi in contemporanea stasera?". In quel momento, per la prima volta nella vita a una domanda simile risposi: "Da un po' di tempo ho deciso che il mio lavoro è scrivere e non fare il presenzialista agli eventi". Tadàn!

Da quel momento è partita in me una specie di inimicizia naturale esplicita (e non più solo implicita) verso quella vita professionale fondata sul rispettare minuziosamente un fitto calendario di eventi ai quali "dovresti" / "puoi" / "faresti a botte per" partecipare.

Che sia chiaro: non c'è cosa che renda più felice un giovane (o anche un meno giovane) professionista che essere chiamato a presenziare a quella conferenza stampa o a quell'evento o a quella situazione o figuriamoci se c'è magari c'è anche da apparire in tv: a volte sono cose belle e utili, dove il giornalista viene informato e coccolato. Sono occasioni (spesso uniche per chi non lavora per testate grosse) per incontrare artisti e personaggi.

E allora veniamo al motivo per cui scrivo queste righe.

Parlavo con un altro collega la scorsa settimana e lamentava che questo "lavoro nel lavoro" sottragga un sacco di spazio alla scrittura o anche solo a guardare con maggiore lucidità quello che ti gira intorno. Mentre sei preso da quel "fitto calendario" di eventi, eventoni ed eventini, perdi di vista altre priorità, rimandi scadenze... ma soprattutto scrivi molto meno.

Mi lasciano perplesso i party fine a se stessi, la ricerca della "sensazione vip" che scavalca il tuo ruolo di autore: sono convinto che se chiedessi a alcuni colleghi se poi quella trasmissione l'hanno vista o quell'album l'hanno ascoltato, è molto probabile che ricorderanno con maggiore lucidità quanto si sono divertiti a quell'evento, cos'hanno mangiato e se l'open bar era perfetto.

Il problema è che di fronte a questa legittima (e normalissima, non sono così rivoluzionario) scelta di campo, poi mi sento (o mi fanno sentire?) fuori posto. È giusto che viva le cose a modo mio o forse è più corretto buttarsi nella mischia come fanno quasi tutti gli altri?

La risposta la so già specie dopo una recente conferenza stampa alla quale sono andato. Mi sembrava non di essere lì per conoscere le novità di un programma tv, ma per sentire il chiacchiericcio di fondo tra invidie, cattiverie e tanta voglia di "esserci" a ogni costo.

Mi avete già visto e sono certo mi vedrete ancora partecipare agli eventi (specie in queste settimane, dove piovono situazioni, per questo nasce il post) ma quando apro la mia agenda, cerco di organizzarmi per capire non tanto a che eventi andrò, ma prima di tutto spremo le meningi per capire di cosa vorrò scrivere.

Il resto è un di più: se ho voglia, se può essere utile per il mio lavoro, se mi va... vado. Altrimenti rimango in ufficio o a casa per scrivere. È il mio lavoro e vorrei rimanesse tale.

lunedì 22 febbraio 2016

Sanremo 2016 dopo Sanremo 2016: il vero successo




Nella settimana in cui di Sanremo ormai non ve ne frega un benemerito niente (non è vero, non a me e spero anche a voi), mi sono permesso di analizzare i primi risultati di singoli e album lanciati durante il Festival. La scorsa settimana la mia analisi delle giurie durante la gara è stata molto utile e seguita (so che è stato materiale anche di discussione in settimana).

Continuiamo a capire cosa sta succedendo adesso, nel mercato.

SINGOLI - DOWNLOAD + STREAMING

Entra direttamente al primo posto dei singoli più scaricati il brano di Francesca Michielin "Nessun grado di separazione", seguito dai vincitori Stadio e terzo Valerio Scanu (ottimo risultato, in linea con le preferenze del pubblico nel televoto del Festival). Per i singoli già noti, vediamo nella classifica la presenza di J. Balvin e Maitre Gims nelle posizioni più alte: la loro presenza a Sanremo ha aiutato probabilmente a mantenere "alto" il loro successo in streaming e digitale.

Mi ha colpito la 14esima posizione di Francesco Gabbani: secondo me è un ottimo esordio, specie se confrontato con il 41esimo posto di Giovanni Caccamo nel 2015 nei singoli. Tutto fa pensare che il brano stia emergendo piuttosto bene e chissà, potrebbe anche diventare un singolo di successo.

SINGOLI - SPOTIFY

Una sottocategoria particolare va a Spotify. Secondo i dati offerti da SpotifyCharts, nella settimana che si chiude con il 18 febbraio, il brano di Sanremo più ascoltato è quello di Francesca Michielin "Nessun grado di separazione" con 387.209 ascolti, secondo posto poi per "Infinite volte" di Lorenzo Fragola (tra i più apprezzati al televoto nella finale) e terzo posto "Quando sono lontano" di Clementino. Anche in questa occasione gli Stadio rimangono un po' sotto gli artisti più giovani.

YOUTUBE

Capitolo curioso è quello di Youtube, dove emerge prepotente Rocco Hunt. Il suo video oggi naviga verso i 5 milioni di visualizzazioni, sotto c'è Francesca Michielin che ottiene quasi 3 milioni e mezzo di visualizzazioni, terzo poi Clementino con 2,7 milioni di contatti. Gli Stadio con la loro "Un giorno mi dirai" si fermano a 1,7 milioni. Valerio Scanu, piuttosto forte per ora nei singoli, su Youtube supera di poco il mezzo milione di visualizzazioni.

RADIO

Capitolo importantissimo quello delle radio. Secondo i dati di Earone, la canzone più trasmessa a oggi è quella di Francesca Michielin con "Nessun grado di separazione", seguita dagli Stadio e terzo Rocco Hunt con "Wake Up", seguiti appena sotto il podio da Lorenzo Fragola. Interessantissimo è il decimo posto (generale, tra i brani italiani, anche non sanremesi) degli Zero Assoluto con "Di me e di te". Esclusi dal Festival, il duo è forte in radio.

ALBUM

Per quanto riguarda gli album, la situazione è ancora provvisoria visto che molti artisti fino a venerdì scorso non erano ancora nei negozi. Ebbene, la situazione vista questa settimana non è molto buona. L'unico contento è uno che a Sanremo non c'è stato: Salmo, che rimane il più venduto per la seconda settimana consecutiva. Lo scorso anno il Volo arrivò in cima alla classifica senza se e senza ma, confermando una vittoria non solo televisiva, ma anche discografica.

Sono andati comunque benino gli Stadio (prima e più alta entrata sanremese), Elio e le storie Tese (secondi) e Patty Pravo (terza). Notiamo anche che l'ospitata di Laura Pausini non solleva molto l'album in classifica, riportando "Simili" in top 10 (era alla 11 la settimana precedente). Destino simile per Eros Ramazzotti, il quale passa dalla posizione 35 alla 25.

Come ha fatto notare l'amico Poptopoi in alcuni suoi tweet, il confronto con il passato è impietoso per molti degli artisti rispetto al loro precedente album: Noemi, Arisa e i Dear Jack hanno avuto un rilancio sanremese molto più interessante durante la loro ultima partecipazione, raccogliendo solo le briciole in questa occasione (Noemi 13esima, Arisa 16esima, Dear Jack 17esimi). Anche Giovanni Caccamo, sul podio al Festival, con il suo nuovo album arriva alla 29esima posizione. Idem, la simpatica Deborah Iurato che torna in classifica alla 36esima posizione. Male, malissimo.

CONSIDERAZIONI

In attesa dei primi risultati (negli album) di Francesca Michielin e Clementino (hanno pubblicato il 19 febbraio) e degli album nuovi e ancora inediti di Alessio Bernabei, Lorenzo Fragola, Zero Assoluto, Annalisa e la riedizione di Rocco Hunt, ci accorgiamo subito che il pubblico sta premiando moltissimo Francesca Michielin più o meno sotto ogni criterio analizzato. In un cast molto giovane emergono molti nomi under 25 con un'eccezione per i Dear Jack, forse lievemente penalizzati dall'uscita nei negozi un giorno prima degli altri, l'11 febbraio.

Gli ospiti non hanno mosso molto le classifiche, specie se confrontati con la performance di Tiziano Ferro del 2015. Dopo Sanremo Tiziano ritornò in prima posizione diventando poi uno degli album in assoluto più acquistati dell'anno, secondo solo a Jovanotti. Speriamo davvero che le uscite (mancanti) possano ridare respiro alle classifiche portando in alto alcuni dei nomi del Festival.

Per assurdo (ma nemmeno così tanto) sembra che ci sia stato uno schieramento negli estremi: in digitale e sul web stanno dando grandi soddisfazioni i giovanissimi e negli album i "grandi vecchi" (sperando che le tendenze della prima settimana si confermino e non ci sia un crollo). Sono molto curioso di capire cosa accadrà la prossima settimana anche alla luce dei firmacopie degli artisti in giro per l'Italia e poi cosa accadrà a marzo e aprile, quando verranno pubblicati tutti i progetti discografici che per ora mancano all'appello. Secondo me, il meglio deve ancora venire.

lunedì 15 febbraio 2016

Sanremo 2016: cosa ho capito dalle votazioni


  1. La sala stampa, quando ha visto la classifica finale era sotto shock. Il motivo è che la votazione dei giornalisti delle prime due serate era del tutto diversa dal voto espresso da demoscopica e qualità nell'ultima serata. L'unica artista che la sala stampa ha votato bene e che è rientrata nella classifica finale è Francesca Michielin.
  2. Guardando il televoto delle prime due serate, il più votato da casa è Valerio Scanu, senza se e senza ma. Sotto di lui, molti altri artisti "da talent", ma con percentuali diverse. Interessante è la percentuale di Clementino, molto votato. (Valerio Scanu 20,31%, Clementino 15,50%). Si inizia a vedere una tendenza inattesa: sono votati da casa anche nomi inconsueti come Patty Pravo e Stadio.
  3. I meno votati in assoluto dalla sala stampa nelle prime due serate sono i Dear Jack, seguiti da Alessio Bernabei (e Clementino). Abbiamo notato che anche dal punto di vista del televoto, la band e l'ex cantante dei Dear Jack hanno ottenuto percentuali di voto modeste, al di sotto della media degli altri da "talent". Sembra quasi che lo scioglimento abbia diviso il pubblico votante.
  4. Nella serata delle cover ho notato un numero spaventoso. Il 54% del televoto puntava a Alessio Bernabei, sicuramente aiutato dalla presenza di Benji & Fede, nuovo fenomeno discografico che ha dei numeri (veri) e una potenza di fuoco molto interessante.
  5. Sempre nella serata delle cover, il televoto dava come vincitore Valerio Scanu, ma la stampa lo ha penalizzato ancora una volta portandolo a essere il meno votato in assoluto nella rosa finale a 5. E pensare che la sala stampa, nella sfida del suo girone, lo aveva votato piuttosto bene, preferendo (ma solo di poco) i Bluvertigo.
  6. In ogni caso nella serata delle cover il televoto verso gli Stadio è piuttosto forte, la band è arrivata 27,09% di voto, numeri paragonabili a quelli di Scanu. 
  7. Nella quarta serata arriva la demoscopica, la quale vota in modo piuttosto bilanciato. Sembra abbia votato senza pregiudizi le esibizioni migliori dal punto di vista vocale e di presenza scenica sul palco, portando alla "vittoria" Francesca Michielin, secondi gli Stadio e premiando nomi come quello di Annalisa, Noemi, Arisa, Enrico Ruggeri. Votano bene quasi tutti tranne Valerio Scanu, sul quale pesa un'ombra nera anche in demoscopica nonostante una bella performance: è tra i meno votati. Non sarà piaciuta la canzone? Anche qui i meno votati in assoluto sono Bluvertigo, Dear Jack e Alessio Bernabei. 
  8. Nella quarta serata iniziamo a vedere come si comporta la giuria degli esperti: la più votata è Francesca Michielin, sotto ci sono gli Stadio e Enrico Ruggeri. Non votano, nel senso che nessuno degli esperti mette praticamente nemmeno un gettone (o quasi) per loro... Valerio Scanu, Annalisa e Alessio Bernabei e Dear Jack. 
  9. Il televoto della quarta serata fa "vincere" Valerio Scanu, secondi Caccamo/Iurato e terzi gli Stadio. Anche in questo caso il televoto verso la band vincitrice è piuttosto forte. Il televoto, qui, affossa Neffa, Elio e Bluvertigo.
  10. Nel televoto di ripescaggio della finale, succede una cosa un po' spiazzante: la per nulla televisiva Irene Fornaciari vince al televoto con 31,46% contro il 29,08% dei Dear Jack. La percentuale di televoto ottenuta da Irene è davvero interessante, anche perché nelle prime due serate i Dear Jack superavano Irene al televoto.
  11. Nella quinta serata la demoscopica vuole vincitrice gli Stadio, seconda Francesca Michielin e terza Noemi. Anche qui la demoscopica vota pochissimo Valerio Scanu: è il meno votato dalla demoscopica in finale.
  12. Attenzione perché qui la giuria di esperti ha davvero virato fortemente il voto. La giuria di qualità nella quinta serata vota praticamente del tutto gli Stadio, dando quasi la metà dei suoi gettoni disponibili alla band e lasciando le briciole agli altri artisti: secondi Caccamo e Iurato, terzo Enrico Ruggeri. Quasi del tutto ignorati sono Dolcenera, Bernabei, Scanu e Annalisa. Ci tengo a sottolineare che Alessio Bernabei e Scanu non hanno ricevuto nemmeno un voto dalla giuria di qualità in questa ultima occasione.
  13. Il televoto della quinta serata vuole vincitori gli Stadio, secondo Lorenzo Fragola, terza Patty Pravo. Si nota da tutte le votazioni del televoto che il vecchio pregiudizio secondo il quale il solo televoto farebbe vincere solo "quelli da talent" è decisamente superato.
  14. Il voto che ha determinato chi è arrivato primo, secondo e terzo è molto interessante: prima di tutto la demoscopica si è divisa quasi equamente tra i tre concorrenti, facendo vincere gli Stadio e mantenendo la classifica intatta. Mi ha colpito il fatto che la giuria di qualità ha espresso un voto quasi al 50% per gli Stadio, lasciando il resto agli altri due concorrenti, con una precisa volontà di portare alla vittoria la band.
  15. Da queste votazioni ho capito che il voto del pubblico a casa su un Festival così seguito è molto maturo e poco "adolescenziale" come si è sempre pensato. La giuria demoscopica mi è piaciuta perché non ha espresso delle tendenze univoche, ma pare si sia fatta guidare (tranne nel caso di Scanu) da criteri di qualità della performance, senza guardare troppo la storia di chi stava sul palco. Ripeto, a parte Scanu. Infine, mi ha abbastanza lasciato sotto shock la forza della giuria di qualità: ha concentrato i voti dove voleva con il chiaro intento di portare la band alla vittoria. Però va anche detto che nel rush finale gli Stadio sono smaccatamente i più votati al televoto, ottenendo una vittoria schiacciante rispetto agli altri due concorrenti, con uno scarto in linea con il comportamento della giuria di qualità. 

lunedì 25 gennaio 2016

Unioni civili, facciamola più semplice



Qualche giorno fa guardavo una puntata di Modern Family, serie tv obbligatoria per legge da guardare nelle scuole ma che già molti di voi conoscono già e quindi sapete di cosa sto parlando.

Tra i protagonisti c'è la coppia gay formata da Cam e Mitchell.

Ero un po' indietro con le stagioni e guardavo le loro surreali avventure antecedenti al matrimonio (grazie Netflix). Tra una cosa assurda e un'altra, mi ha colpito la loro presa di coscienza quando scoprono di potersi (davvero) sposare.

Le telefonate in giro ai parenti, l'immediata volontà di arrivare al "Sì, lo voglio". Insomma, c'era l'entusiasmo che gira attorno alle cose nuove e desiderate anche con quel pizzico di "too much" che hanno le cose zuccherate con lo zucchero sopra.

Tutto mi ricordava quella sensazione che ho avuto da ragazzino quando arrivò in casa Internet, perdonatemi il parallelismo azzardato. Da un giorno all'altro, dentro la mia abitazione era possibile fare qualcosa di straordinario.

Quel giorno sentivo in me un forte senso di responsabilità: oggi ci lavoro e per tutti è una cosa normale ma quello strumento per i miei genitori era quasi pari all'arrivo del demonio. Qualche giorno fa mio padre mi ha insegnato come si usa Google Edicola, per dire.

Ritorniamo in carreggiata.

lunedì 18 gennaio 2016

I fumetti da leggere nel 2016



Era da tipo 5 anni che volevo fare questa cosa. È il 2016 e se lo state leggendo ce l'ho fatta. Ecco fumetti che leggerò (o continuerò a leggere, o recupererò) quest'anno. Tra manga, fumetti americani, qualcosa di italiano...cercherò di controllarmi, ma so già come andrà a finire.

Spenderò un sacco di soldi.

I miei obiettivi sono due:

1. Aggiornare questa lista una volta ogni mese, se ci dovessero essere delle novità. Poi rimetterò un link su Facebook così potete rimanere aggiornati se ve ne fregasse mai qualcosa.
2. Aspettare i vostri consigli per altre letture, non sapete quanto mi piace leggere fumetti che non ho scelto personalmente io, ricevere nuovi stimoli.

Partiamo! Non saranno tutte novità, ve lo dico così lo sapete. Sono un lettore feroce e sono sicuro che molti di voi avranno consigli molto buoni da darmi. Confido nei vostri suggerimenti, voglio davvero leggere tante cose belle quest'anno e so che mi sarete d'aiuto (ve lo impongo!).

lunedì 11 gennaio 2016

Album del 2015 di scarso successo in Italia



Capita. Dopo la pubblicazione dei 100 album più venduti del 2015 (ho scritto anche una non troppo timida mia analisi) mi è venuto in mente che dietro le celebrazioni degli album che sono stati ben recepiti dal pubblico (da quello di Jovanotti in poi), c'è anche chi non è arrivato dove voleva.

Il mercato, ce l'hanno detto spesso e io ci credo, non si basa solo sulla vendita degli album, specie oggi. Ci sono i singoli, ci sono le attività collaterali, gli ascolti in streaming, i concerti soprattutto. Eppure credo sia ancora un metro importante per capire quanto peso hanno gli artisti nel pubblico reale.

Considerate che solo la metà degli album della top 100 degli album più venduti ha ottenuto la certificazione oro e alcuni di questi album più acquistati non sono nemmeno del 2015 (TZN di Tiziano Ferro, per esempio, è di fine 2014). Quindi chi è in questa lista, per ora, ha venduto davvero poco. Ma poco poco poco.

A intervenire su questa lista ci sono un sacco di fattori che a volte non c'entrano con l'artista o con la qualità dell'album. L'esposizione mediatica, l'interesse delle discografiche nel progetto, l'assenza di brani forti che entrano nel cuore del pubblico (a volte nemmeno quelli servono, ci sono molti esempi ma il più rilevante credo sia "Roma-Bangkok" di Baby K con Giusy Ferreri).

Bene questi sono gli album che nel 2015 sono apparsi in top 20, ci hanno fatto immaginare che il loro destino potesse essere buono e invece non è andata così. Alcuni di questi album arrivano a fine 2015, quindi hanno avuto davvero poco tempo per emergere, ma ci sono album come quello di Marco Mengoni, "Le cose che non ho" che in poche settimane arrivano nella top 10 dell'anno.

Alcuni di questi progetti torneranno a Sanremo per un rilancio e vedremo cosa accadrà.

Non sono andato a vedere gli album che hanno fatto un esordio sotto la posizione 20, quindi non troverete album come alcuni di Sanremo come quello di Anna Tatangelo o di Irene Grandi. I loro numeri, con tutta probabilità, sono ancora più piccoli di quelli rilevati nella mia classifica.

Ecco com'è andata. Per me è molto utile questo lavoro per capire quanto l'esposizione mediatica, radiofonica e televisiva degli artisti non influisca sempre in positivo sulla riuscita di un progetto. Ci dev'essere dell'altro, qualcosa di insondabile che fa alzare una persona a comprare un album. Per questi cd della lista: no, non è successo.

Mi sono permesso di sottolineare in grassetto i casi più eclatanti o di rilievo per me. Alcuni sono molto presenti a livello mediatico, altri hanno avuto buoni successi con i singoli, altri ancora (soprattutto gli internazionali) riempiono i palazzetti, ma non vendono bene in Italia.

Ah, sono in ordine cronologico di pubblicazione. Spero vi sia utile come è stato utile per me.