martedì 5 agosto 2014

Rosalba Pippa non è in vendita


Cara Mirna, I dischi non si comprano in base ai sorrisi, agli abbracci e ai complimenti. Rosalba Pippa non é in vendita. Non è un ricatto. Io mi fermo se ne ho voglia, se ne ho forza, se posso.. Il Mio dovere finisce con l'ultima canzone, tutto il resto è in piû. Questo pensiero è inadeguato.

Così Arisa, su Facebook, ha risposto ad una fan che le ha scritto chiedendo un po' più di disponibilità durante gli incontri con il pubblico. Ecco il mio pensiero.

Avere l'amore delle persone per la propria musica è una pesante responsabilità. Da una parte ci sono gli artisti senza successo che appena incontrano quei 10 fan sono lusingati, onorati. Ne vorrebbero 100, mille, 50 mila. Ne hanno 10 e se li tengono ben stretti. 

Poi ci sono quelli che ne hanno tanti, tantissimi. È bellissimo vedere che comprano i dischi, è bellissimo vedere il tuo ultimo album in classifica in una posizione non a due cifre, è stupendo vedere un teatro, un palazzetto o uno stadio pieno solo per te. 

È tutto stupendo fino a quando inizi a pensare che quei fan siano "troppi". 

Quando arrivi ai grandi numeri non puoi baciare e salutare tutti, non puoi vivere la tua vita privata al servizio di chi ti ferma per strada. Ma non puoi biasimare nessuno se incontrandoti abbia voglia o bisogno di un contatto reale, di un autografo, di un bacio, di un abbraccio.

La musica è lo strumento attraverso il quale una persona può incontrare molte anime. A quelle anime hai insegnato come gestire il dolore, come provare amore, come affrontare le insicurezze, come non gettare la spugna. Non sei solo una canzone, sei un pezzo della loro vita e un esempio. 

Nel caso di Arisa questo legame così viscerale è ancora più forte. 

Quando hai compreso quanto sei importante per loro, l'impegno dell'artista (qui non parlo solo di Arisa, ma più in generale di chi fa musica) è quello di portare nella vita e nell'incontro quell'amore che hai raccontato. A volte penso che non sia necessario fermarsi con tutti, ma mostrarsi disponibili e interessati a quello che le persone hanno da dirti. Anche se spingono, puzzano, sbraitano.

Non c'è niente di male a dire: "Ragazzi, vi prego, stasera non ce la posso fare". Ma c'è un modo attraverso il quale far capire (anche se qualcuno non lo capirà lo stesso) che in quel momento, davvero, devi tornare a casa. Lo capiranno in 10 su 20, ma pazienza. 

Evitare l'ostacolo, ignorarlo, delegare il No a chi ti assiste, allontana. Non sto affermando che Arisa non è disponibile con le persone, sto dicendo che alle persone bisogna porre massima cura, il più possibile. Perché chi è al centro dell'attenzione non lo è per errore, non è Hunger Games, ma un gioco fatto di soddisfazioni e di sacrifici a cui si è scelto di partecipare.

E non è una condanna a morte. 

Ci sono tanti esempi di cantanti che ad un certo punto hanno deciso di farsi dimenticare dal pubblico per ritrovare la propria vita e l'anonimato che ti lascia respirare. Ma bisogna scegliere. E non si torna indietro quando si vuole. Non è un interruttore a convenienza.

Essere dei grandi comunicatori e delle persone eccezionali si dimostra anche giù dal palco, in mezzo alla gente. Senza armature. Ho trovato molto intelligente anche un commento successivo, di un ragazzo:

"il mio dovere finisce con l'ultima canzone"...verissimo, infatti non credo qui si parli di "doveri", ma di persone che hanno il "piacere" di scambiare due parole con te. altrimenti anche il nostro "dovere" si limita a comprare il tuo disco e basta. non è un "dovere" venire ai tuoi concerti, ne' richiederti un bis, ne' aspettare un tuo nuovo album, ne' promuovere la tua musica a chi ancora non ti conosce, senza fra l'altro guadagnarci nulla (noi). i "doveri" sono altri fortunatamente, non credo sia annoverabile tra i "doveri" cantare o stringere la mano a chi ti aspetta anche delle ore.

La cosa più bella, il traguardo più bello ottenuto da Arisa, è che nella sua pagina Facebook ci sono dei fan che argomentano, spiegano, ragionano, per lo più non insultano. Arisa ha seminato benissimo in questi anni. Deve ricordarsi di raccogliere i frutti senza mai pestarli.

Sincerità è ammettere, nel caso, di essere una persona schiva che non ama l'incontro diretto con il pubblico e con i giornalisti. Di amare la musica per la sua parte creativa e meno per quella burocratica e ancor meno per quella di corollario ai live e agli spostamenti fuori dal nido creativo. 

Basta dirlo. Pace.