venerdì 20 giugno 2014

Licia Colò, dopo 15 anni lo "stop". L'intervista del 2010



Forse non tutti sanno che...sono laureato in Comunicazione Interculturale.

La mia tesi, risalente ormai al 2010, affrontava il rapporto tra la tv e le culture altre, analizzando il caso Raitre. L'unico canale televisivo con tratti (lievi, ma marcati) di tv che ha da sempre affrontato il rapporto con le varie culture. Così ho cercato di studiare in che modo la tv popolare arriva nelle case degli italiani quando parla di culture diverse dalla nostra.

Dopo la notizia del rinnovamento dei palinsesti domenicali di Raitre che vedono l'allontanamento di Licia Colò che dopo 15 anni dalle sue "Alle falde del Kilimangiaro", ho deciso di pubblicare un estratto del mio incontro con la conduttrice e la sua storica autrice Antonella Serantoni.

Mi hanno accolto con una gentilezza e un desiderio di raccontarsi che non si ritrova spesso tra chi lavora in tv. Credo che possa essere un utile come approfondimento. Vi ricordo che è un'intervista del 2010.


"Alle falde del Kilimangiaro nasce come interculturale e lo è ancor di più oggi.", ci accoglie così la Serantoni, "È da sempre un programma che ha messo in contatto il pubblico italiano con documentari e ospiti in trasmissione provenienti da ogni parte del mondo".

"Abbiamo cercato di avere sempre un pubblico in studio multietnico e abbiamo affrontato, anche se non facciamo giornalismo, temi di grande attualità raccontati da chi ha vissuto gli eventi, anche i più dolorosi, in prima persona".

"Il Kilimangiaro", aggiunge, "è un programma che non fa televisione del pianto e siamo consapevoli di essere una goccia nel mare nella programmazione della tv generalista". Così continua l'autrice: "Noi rappresentiamo in modo positivo i mondi e le culture del mondo. Che lo si faccia bene o male, non dobbiamo deciderlo noi. Il fatto è che ci sia poca multicultura in tv è motivato dalle stesse ragioni per cui c'è poco approfondimento giornalistico. Sono tutti problemi reali risultato di una tv che deve sempre dare buoni dati di ascolto per soddisfare le richieste della Rete e dei pubblicitari".

"Questo perché la tv costa molto e ad esempio nel nostro caso non è facile in una posizione di palinsesto domenicale e pomeridiano ottenere buoni risultati come i nostri". Aggiunge: "Per questa ragione tutto ciò che viene in proposto in studio deve fare sempre presa sullo spettatore. Il modo? Come diceva il nostro vecchio direttore di Raitre Angelo Guglielmi, la tv è il mezzo di comunicazione più 'popolare' che esista. E' necessario quindi rendere tutto ciò che è difficile, di facile accesso. Facciamo comunicazione e ci rivolgiamo ad un pubblico potenzialmente così ampio che è sempre necessario per noi e per tutti i professionisti che fanno televisione seguire regole di immediatezza in tutto ciò che viene presentato, regole proprie del linguaggio televisivo. Forse qualcuno può scambiare tutto questo per banalizzazione, ma è il modo più giusto per venire incontro al nostro pubblico".

L'autrice così continua: "Per esempio, noi sempre più spesso notiamo come tutti i temi legati all'Africa siano poco amati dai telespettatori del Kilimangiaro. Il concetto di Africa viene comunemente legato alle parole dolore, fame e sofferenza. Nonostante questo, noi continuiamo a proporre i temi legati all'Africa utilizzando le strategie più opportune di semplificazione per non far cambiare canale. "Siamo molto colpiti", conclude, "dal fatto che i giornali diano così poca importanza al nostro programma. Non è solo una questione di uffici stampa ma una conseguenza di interessi di carattere politico nel senso più ampio del termine. Siamo fuori dal giro perché non facciamo scalpore e la conduttrice non è protagonista del gossip".

Interviene Licia Colò: "Non usiamo corsie preferenziali e non siamo un programma politico, per questo siamo poco considerati. Il pubblico ormai sembra solo percepire contenuti dirompenti. Qui in Italia si fanno solo prodotti che incentivano gli eccessi. Un programma come il nostro che racconta il mondo sforzandosi di essere sempre originale con investimenti molto diversi dalle altre Reti viene poco valorizzato rispetto a quello che ad esempio fanno in altri canali Rai alla stessa ora". "Una tv con una prospettiva multiculturale come la nostra non viene incentivata", continua la conduttrice, "noi facciamo informazione corretta e dignitosa. Senza vip in studio e con meno soldi riusciamo ad ottenere risultati di ascolto molto simili a quelli di "Domenica In".

"Non abbiamo la pretesa di essere considerati un programma culturale, perché la cultura deve farla la scuola e l'università, ma cerchiamo di lanciare messaggio che favorisca una forma di sensibilizzazione ai problemi animalisti, etnici ed ecologici a chi di base non nutre particolare interesse per questi temi". 

Conclude: "Preferisco arrivare a due milioni di persone che domani magari faranno scelte di vita e di comportamento diverse, che ridurmi a parlare ai 'soliti quattro gatti'. In questo modo non si cambia niente. Siamo peraltro consapevoli, attraverso mail e i vari contatti che abbiamo in Italia e all'estero, che siamo molto seguiti dal pubblico straniero o di origine straniera in Italia. Anche se non abbiamo un metro Auditel che lo riferisca direttamente".