lunedì 30 giugno 2014

Il Pride è bello quando...



  1. Quando hai convinto almeno una persona scettica ad andarci.
  2. Quando ringrazi con la tua presenza il lavoro di poche persone che si fanno un mazzo tanto.
  3. Quando non stai ai bordi del corteo a fare vedetta. Esserci per vetrina e non partecipare per vergogna è deprecabile.
  4. Quando guardi i balconi e vedi le persone affacciate sorridere.
  5. Quando trovi al tuo fianco famiglie tradizionali e persone "che non ci guadagnano nulla" dalla lotta politica.
  6. Quando si è presenti nella propria città. Quella dove si vive e si convive con l'intolleranza
  7. Quando vedi i difetti dell'evento e il giorno dopo scendi in campo per dare il tuo contributo per fare in modo che l'anno dopo quei problemi non ci siano più.
  8. Quando ti rendi conto di quanto sia speciale e importante la presenza di ogni singola persona.
  9. Quando ci sono i grossi nomi politici locali e non ci sono elezioni in vista.
  10. Quando vedi le persone che si abbracciano e piangono di gioia. Perché per qualche ora quelle catene virtuali si spezzano. E dietro quel muro di omertà, c'è solo amore.

venerdì 27 giugno 2014

La solitudine di tutti su Instagram


Innanzitutto guardate il video, è la cosa alla quale tengo di più

C'è un tema a me molto caro (quello sull'uso dei social) e questo video rappresenta molto bene il mio pensiero. Ho una teoria, che è quella avvallata da questo video che è molto più vero della fiction che vuole sembrare. Ovvero che esiste una disparità tra quello che facciamo sembrare di noi sui social e quello che siamo veramente.

Quello che facciamo sembrare, purtroppo, è molto guidato dai like. In alcuni casi è "controllato" da essi e in un attimo...addio spontaneità.

Sono attratto dalle TwitStar, dalle Instagram Star in particolare, e con il tempo mi sono posto delle domande. Cosa stanno comunicando con le loro foto? A chi stanno parlando i loro post? Cosa vogliono da noi? La risposta a queste domande in parte, la ho.

Le motivazioni sono tante, ma tra le righe ho letto spesso due parole: vanità e solitudine.

È come se ad un certo punto non stessimo più comunicando con qualcuno, ma ci stessimo specchiando con noi stessi. A volte quel ritratto non dice niente, come quando la mattina ci vediamo in bagno nudi di fronte al lavandino. Non c'è niente da raccontare.

Ma quella foto appena svegli, per alcuni, diventerà così importante da sopraffarlo.

Ho notato che i profili (non professionali) di maggior successo, spesso fanno capo a persone che si rappresentano per lo più da sole, in case o ambienti esterni vuoti, in situazioni di grande impatto estetico e di grande desolazione. Una stanza quindi, una sfera di isolamento attraverso il mezzo telematico che si estende dal nostro corpo al punto più lontano dove arriva la fotocamera o la nostra parola.

La gara, alla fine, sembra essere nella lotta per chi ha la bolla più bella.

Ma quando la fai scoppiare e provi a avvicinarti a quella persona realmente, cosa rimane?

L'ho chiesto, ad alcune persone.

Spesso mi è stato risposto che c'è molta ansia nel riuscire a dare dal vivo la stessa impressione che si offre nella virtualità. Missione impossibile se quello che mostri non è quello che sei. Non è un caso che molti di loro diventino poco reperibili, difficilmente avvicinabili.

Se la tirano? No, hanno paura di deludere i "seguaci". Sono persone tremendamente insicure e timide fino all'ossessione. E quell'esposizione mediatica, il più delle volte, non è una cura.

Non voglio fare di questo tema un dramma, magari esagero, ma spero di non far parte di quella generazione che da vecchia sarà consapevole di aver vissuto più intensamente la rappresentazione virtuale di se stessi, con molte più "gratificazioni" e "soddisfazioni" rispetto alla vita reale.


giovedì 26 giugno 2014

Le WANNABE hit (italiane) dell'estate 2014


Proprio ieri mi affacciavo su Panorama.it alle classifiche radiofoniche e iTunes alla ricerca dei pezzi italiani più in voga dell'estate.

Ho scelto, dopo molti moti interiori, 12 brani che già stanno avendo una naturale esposizione nella classifica singoli di iTunes e nei passaggi radio, con un occhio a Youtube.

Ebbene, tra i brani scovati ci sono un sacco di pezzi che sono arrivati in radio e in vendita che stanno cercando (magari ci riusciranno, ma nella maggior parte dei casi, credetemi, no) a diventare una canzone ascoltata, amata, cantata in estate da tutti.

Ecco l'elenco della WANNABE hit dell'estate 2014!
Marco Maccarini di Mtv sarebbe fiero di me ora, dovunque esso sia.

Legenda - Indicherò con un <3 le canzoni che (in misura maggiore) mi piacciono, con un ^^ le canzoni che pur non facendomi impazzire, intravedo delle potenzialità per essere apprezzate dal grande pubblico. Un X per i brani che non mi piacciono e lascerò con questa indicazione -_- i brani che mi lasciano indifferente.
  1. "Sole cuore alta gradazione" de Il Cile -_-
  2. "Bellezza, incanto e nostalgia" di Alessandra Amoroso ^^
  3. "La cosa più importante" di Arisa <3
  4. "Non puoi chiamarlo amore" di Bianca Atzei X
  5. "Inciso sulla pelle" di Giusy Ferreri -_- ^^
  6. "Cos'è la felicità" dei Sonohra -_-
  7. "Colour Me" di Sabrina (Salerno) X
  8. "Rappresaglia Rap" dei 99 Posse (feat J-Ax) <3
  9. "Stanco" di Antonio Maggio e Clementino -_-
  10. "Buonanotte Giorno" di Gabry Ponte X
  11. "Siamo amore" di Giada Agasucci X
  12. "Non voglio essere un fenomeno" di Gianluca Grignani X
  13. "Splendida Ostinazione" di Marco Carta -_-
  14. "15 agosto" di Paolo Simoni (da ascoltare)
  15. "Fondamentalmente" di Timothy Cavicchini (da ascoltare)
  16. "Rush" di Raffaella Fico <3 ^^
  17. "Convincimi" di Pago (da ascoltare) 
  18. "L'ultima pagina" dei Free Boys -_-
  19. "Un bacio (troppo poco)" di Mondo Marcio <3 
  20. "Alla faccia" di Cixi X
  21. "Fuoco nell'Antartide" di Alessandro Casillo <3
  22. "L'importante" di Boomdabash (feat. Otto Ohm) <3 ^^

mercoledì 25 giugno 2014

Volevo essere (felice) come lui

Alle elementari mi sentivo veramente uno schifo. Il peggiore di tutti.

Non lo nego, venivo preso in giro e avevo già le caratteristiche di un ragazzo introverso e piuttosto insicuro. Un bersaglio facile, una persona che davvero non riconosceva la destra dalla sinistra.

Coscienza di sé sotto terra.

In classe c’erano due gemelli, due compagni di classe nati belli. Uno dei due aveva i capelli chiarissimi, sembrava un ragazzo nordico. Poi era magro, occhi azzurri, era molto amato dalle ragazze senza essere né un bullo né un prepotente.

Era gentile, la cosa mi innervosiva, non volevo essere lui ma volevo sentirmi come lui. Ma non sapevo in che modo. Un pomeriggio correvo in cortile e mi sentivo pesante, la ciccia (forse non c’era in modo eccessivo, ma la sentivo addosso come un macigno) sballonzolava mentre giocavo. La maestra Daniela da lontano mi chiama, mi avvicino e mentre rallento affannato, mi chiede il diario per una comunicazione per la gita ai miei genitori.

Ero bravissimo (non è vero) in condotta, non temevo le note, come tutti.

Ho fatto il mio dovere e mentre stavo per uscire dalla classe lei mi ha detto: “Grazie biondo!”. "Biondo io?", le rispondo, "Sono castano!". "E vabbeh, che importa, oggi mi va di chiamarti biondo". Non chiedetemi come mai, ma ritornai in cortile con una forza e un’energia addosso che non avevo mai avuto prima.

Forse per un attimo mi sono sentito come quel ragazzo, si chiama Marco. L’ho incontrato poco tempo fa durante una delle mie note passeggiate da solo. Mi ha raccontato che ha sempre avuto grande stima di me. La cosa mi ha commosso. Forse volevo essere (felice) come lui.

Ci ho messo solo una ventina d’anni in più, ma ce l’ho fatta.

martedì 24 giugno 2014

Leggere un libro alla settimana




Quando arriva l'estate,  un po' come a Capodanno, comincia il periodo dei buoni propositi.  Per questo,  ispirato dal l'iniziativa dell'amichetto Maxxeo ho deciso di aderire a questa iniziativa #abookaweek, ovvero quella in cui ti impegni a leggere un libro alla settimana. C'è questo bell'articolo di Julien Smith in inglese che spiega come è riuscito a farlo per un anno.

Per questo motivo ho deciso di tentare la folle iniziativa fino alla fine di agosto, segnalandovi sul mio Tumblr le citazioni che mi hanno colpito di più è su aNobii le scelte fatte ogni settimana. Naturalmente non vi stresso troppo sul blog con questa cosa immaginando che sia di vostro scarsissimo interesse,  ma se volete darmi qualche suggerimento,  sappiate che ogni consiglio di lettura è benvenuto.

Comincio questa settimana basandomi sul professionale consiglio di una vecchia rivista trovata dal dentista. Per ricominciare a leggere bisogna partire da libri facili e brevi.  Sfidando molte avversità,  ho deciso bardato come Brienne nella sfida contro il Mastino,  di leggere "Axforismi"  di J-Ax,  uno dei 10 libri più comprati in Italia delle ultime settimane, forma residuale di The Voice,  una delle esperienze più divertenti e allo stesso tempo strazianti della mia vita.


venerdì 20 giugno 2014

Licia Colò, dopo 15 anni lo "stop". L'intervista del 2010



Forse non tutti sanno che...sono laureato in Comunicazione Interculturale.

La mia tesi, risalente ormai al 2010, affrontava il rapporto tra la tv e le culture altre, analizzando il caso Raitre. L'unico canale televisivo con tratti (lievi, ma marcati) di tv che ha da sempre affrontato il rapporto con le varie culture. Così ho cercato di studiare in che modo la tv popolare arriva nelle case degli italiani quando parla di culture diverse dalla nostra.

Dopo la notizia del rinnovamento dei palinsesti domenicali di Raitre che vedono l'allontanamento di Licia Colò che dopo 15 anni dalle sue "Alle falde del Kilimangiaro", ho deciso di pubblicare un estratto del mio incontro con la conduttrice e la sua storica autrice Antonella Serantoni.

Mi hanno accolto con una gentilezza e un desiderio di raccontarsi che non si ritrova spesso tra chi lavora in tv. Credo che possa essere un utile come approfondimento. Vi ricordo che è un'intervista del 2010.

giovedì 19 giugno 2014

Preventivo cucina: guardare...ma non toccare


Non so se vi è mai capitato di chiedere un preventivo per una cucina. Ecco. Prendi appuntamento, guardi l'esposizione, si trova un modello che ti piace, ci si siede attorno a un tavolo e si realizza insieme al pc. Poi si definisce un prezzo finale partendo da un budget, sei quasi soddisfatto e poi...arriva il momento migliore.

Quello in cui chiedi che ti stampino il progetto da mostrare ad altre persone o per te stesso, per confrontare i prezzi e le idee sulla struttura. E la loro faccia diventa quella della vittima di un furto. «Mi dispiace non posso proprio darle nessuna stampa del progetto».

Io capito la tutela della tua "creatività", la capisco davvero. Ma hai affiancato tre mobili da un catalogo, la disposizione degli elementi te l'ho detta praticamente tutta io, non hai inventato niente. «No, non posso dartelo questo preventivo visuale. Nemmeno un disegno a mano con vista dall'alto». Niente.

«Guardi facciamo così», penso e non dico in questi casi, «adesso esco di qui, me lo disegno su un foglio a memoria e VADO ALL'IKEA a farmelo identico alla metà del prezzo». Perché è di quello che hanno paura.

Invece di difendere il loro prodotto, la qualità dei loro materiali, difendono la cosa più debole del loro operato, il progetto. Come se non esistessero 100 riviste di settore che ti fanno vedere idee molto più geniali delle loro, come se non esistesse Internet per prendere spunti, come se io fossi così stupido da non ricordare le loro idee e riprodurle con un editor e mostrarle al mondo in tutta la loro pochezza.

mercoledì 18 giugno 2014

Game of Thrones: un'alternativa al noioso spoiler


C'è una categoria di persone in questo pianeta che ha un rapporto strano con le serie televisive. Si appassiona, legge tutto quello che c'è da sapere PRIMA...e poi le guarda. Ma vi pare normale? Praticamente ci sono sceneggiatori pagati (poco) per stupirci e lasciarci con il fiato sospeso e noi facciamo l'impossibile per rovinare la sorpresa a noi. E agli altri.

È finita la quarta stagione di Game of Thrones (o il Trono di Spade che Sky voglia) e non sono caduto nella trappola dello spoiler e dei loro portatori insani nemmeno una volta. Non mi ci sono impegnato, mi è andata bene.

Ci sono posti come Tumblr in particolare dove è inevitabile conoscere l'epilogo. Ci sono posti come Twitter dove puoi annebbiarti la vista quando serve (anche voi ci riuscite o sono strano io?) per non leggere l'illeggibile.

Adesso, non è che bisogna stare zitti per sei mesi chiusi in una stanza sotto sequestro. Ma almeno avere la delicatezza di non dare imput MOLTO PRECISI sull'andamento degli episodi. O almeno, dissimulate cercando forme alternative di spoiler che lascino spazio a varie interpretazioni. Per questo ho deciso di presentarvi un metodo per fare spoiler senza rivelare nulla.

Per sfogare i vostri istinti più bassi, lasciando margini di incertezza. Ecco alcuni esempi.

In ogni caso, ha vinto The Jackal
https://www.youtube.com/watch?v=u4BQ5f-50ck

martedì 17 giugno 2014

Il cavo del telefono cellulare si è rotto. Io pure



Io e i cavi abbiamo un problema. Ho un iPhone e anche se vi sembrerà psichiatrico, ho 6 cavi di collegamento per la ricarica più 4 prese USB per attaccarle alla corrente, tra ufficiali e non ufficiali. Non sia mai che me lo dimentico a casa o smette di funzionare mentre lavoro. Perché a me le cose smettono di funzionare solo mentre lavoro.

- Sono nella EMME, hai un cavo per il mio cell?
- No, ho solo dispositivi Android, mi dispiace!
- Nessun problema, figurati....(reazione reale)

Quando ho letto che la Apple sostituirà gli alimentatori difettosi con la scritta CE nera e la dicitura A1300, ho pensato che dovrebbero aprire un programma per sostituire anche tutti i cavi che si rovinano dopo normale usura. Un origami in una tempesta di fuoco ha vita più lunga.

Avete mai provato a portare indietro al negozio un cavo difettoso?

Io sì e mi hanno rispedito a casa umiliandomi. Le scatole che propongono richiedono muscoli e denti da eroe medioevale e dopo la loro apertura, il risultato sembra in ogni caso una scena del crimine dopo un raptus omicida. Io non ci rivado da Saturn a fare di nuovo la figura dello squartatore.

Quei prodotti, una volta aperti, non sono più riconsegnabili in confezione originale.

Insomma, ultimamente questi cavi mi durano da un giorno a un mese. Loro si rompono e io li ricompro. Costano tutti 9.90 nei negozi e sono lì che ti deridono perché tu li continui a comprare e loro continuano a essere fatti per durare poco. E nel frattempo io ci compravo il mondo. Come difenderci?

Propongo delle soluzioni:

  1. Trovare usi alternativi ai cavi rotti, per esempio realizzando delle collezioni di collane per contrastare il mercato Breil con oggetti di maggiore eleganza e vi assicuro che ci vuole davvero poco.
  2. Andare dai distributori italiani di queste schifezze di cavi e andargli a parlare in modo gentile tipo ultima puntata di "Gomorra - La Serie".
  3. Usare dei proteggi cavo come questo. Si chiama MySaver, ha ricevuto dei finanziamenti nel 2011 su KickStarter,. Adesso è introvabile. 
La lobby dei cavetti che durano 3 giorni ha vinto un'altra volta.


lunedì 16 giugno 2014

I 10 motivi per cui tifo calcio solo ai Mondiali (2014)



  1. Perché non volevo essere una parte di quei 397 mila esseri umani che in quello stesso momento stavano guardando "Top model per caso" su Italia 1.
  2. Perché Sky vende il pacchetto per i Mondiali e poi mostra le partite in chiaro sui suoi canali quando ce li ha anche la Rai, giusto per sottrargli pubblico e io questo genere di cose le adoro.
  3. Perché devo far tirare le cuoia al Carrefour. Lo sapete che il premio "in palio" potenziale per questa cosina del "Risparmio Mondiale" che si sono inventati è di circa 20 milioni di euro
  4. Perché Salvatore Sirigu para con i pugni come facevo io alle elementari (eventualità remota, le altre le prendevo direttamente in faccia).
  5. Perché è l'unica occasione in cui guardo in tv un evento sportivo e mi viene la classica ansia per cui una parte di me ci tiene davvero. Ricordo emozioni simili solo alle olimpiadi di Torino 2006 durante gli appassionanti incontri di curling.
  6. Perché ci possiamo togliere qualche bel sassolino dalle scarpe.
  7. Perché le aziende spendono un sacco di soldi una volta nella vita per avere degli spot dentro quella fascia, come quella con Kabir Bedi per la Unipol. C'è dal 2013 questa porcheria e sono già morti 10 copyrighter, molti di più dopo ieri sera.
  8. Perché voglio vedere Gabriel Paletta che si rassegna alla sua calvizie e si rasa finalmente quel buco rosa che ha in testa. Possibile che nessuno glielo dica? Mi sento come quando vedevo i peli nelle orecchie di Elio a X Factor, per dire.
  9. Perché è la metafora del nostro essere italiani. Facciamo le cose per bene solo quando ci sentiamo in pericolo. Ci conferma che non cambiamo mai. Siamo sempre i soliti idioti.
  10. Perché Mario Balotelli, potete dirgli quello che volete, ma è senza dubbio e incertezza uno di noi.