mercoledì 8 gennaio 2014

Rapporti umani o Attrazioni locali?


Vincenzo (su Twitter V_Side) è nato il 13 luglio 1988 a Rosolini, che è una delle cose più a sud dell'Italia e della Sicilia che io conosca. Ha vissuto a Roma ma oggi vive in una casa non molto grande a Milano. È laureato in «Brand Management». Non vuol dire niente ma è un nome bellissimo. 

Ama la fotografia (NJAOP è il suo attuale progetto su Tumblr) e odia sudare. E infatti è difficilissimo vederlo sudare, anche in agosto. Abbiamo chiacchierato per 20 minuti su Facebook senza una linea guida, se non quella di non dirci quello che ci diciamo sempre, ovvero cose stupide. 

Kaoskblog: Da questo momento tutto quello che scriviamo verrà pubblicato. Sei pronto, lo accetti?

V_Side: Sì. Ansia.

K: Anche meno, eh? Questo progetto parte perché su Twitter le persone si parlano ma non si conoscono.

V: Ho ben presente l'argomento.

K: Mi chiedevo se è capitato anche a te di incontrare qualcuno con cui conversi ogni giorno sul web e di non sapere nemmeno che mestiere fa. O cosa studia.

V: Credo che mi capiti praticamente tutti i giorni.

K: Questo è strano, perché magari siamo tutti appassionati di musica, televisione... ci diciamo le peggio cose e poi non sappiamo le cose principali, quelle che ci si direbbe dal vivo. È una cosa che mi mette ansia. Mi fai un esempio di quando ti è capitato l'ultima volta?

V: Oddio in realtà non c'è un esempio, mi capita con chiunque. Parlo spesso su Twitter con persone che non conosco e non conoscerò mai. Eppure provo delle emozioni con loro e per loro. Riesco a provare emozioni positive, ma anche rabbia o fastidio anche dopo qualche ora da una conversazione. Non è assurdo nei confronti di una persona che vedi solo in una piccola foto 180x180?

K: Trovo che sia normale. Non ti capita di vedere in metropolitana persone che ti affascinano o un bambino che dice cose antipatiche? Le persone ti emozionano anche se non vogliono. O ti danno fastidio anche se non è volontario. Forse succede anche sul web, soprattutto se quelle persone parlano con tutti, anche con te. Non c'è bisogno di conoscersi davvero per provare emozioni reciproche. È necessario quando vuoi essere certo di avere un rapporto autentico con loro.

V: Si però poi ti chiedi perché dovrebbe interessarmi l'opinione di un avatar di cui disconosco totalmente la personalità.

K: Noi sul web ci relazioniamo confidenzialmente con sconosciuti e spesso pensiamo di essere i migliori sulla piazza. O comunque i meno peggio.

V: Secondo me lo abbiamo sempre pensato. Alla fine questi social sono solo una vetrina continua sul mondo che prima non c'era e adesso c'è e bisogna fare i conti con essa.

K: La vetrina è un termine che mi riporta al fatto che spesso quello che vediamo al di là del vetro, come in un negozio, è il più delle volte un oggetto. Per questo a volte ho l'impressione che ci trattiamo tutti come delle attrazioni locali, come se fossimo dei prodotti con cui fotografarsi. Lo facciamo tutti. La cosa, come ti dicevo qualche giorno fa, oggi mi inizia a rendere triste.

V: Non mi rende triste una cosa del genere, mi fa capire la modalità di relazione del nostro periodo. Voglio dire, siamo le persone con il più gran numero di mezzi di comunicazione della storia e non riusciamo a conoscere nessuno per come è davvero. Questo mi fa incacchiare. Parliamo e viviamo a senso unico.

K: Perché lo si fa, secondo te?

V: Sì perché non si ha tempo, voglia e dedizione nell'ascolto.

K: Il tempo c'è sempre, la voglia e la dedizione sono scuse. Relazionarsi è una predisposizione naturale.

V: Eppure oggi pensavo al fatto che sono single da 3 anni e mezzo e mi chiedevo il perché. Forse metto paletti superficiali...

K: Forse perché la gente oggi si fidanza meno di qualche anno fa, si butta meno nelle avventure. Chissà che i social network, tutti, creino opportunità ma non ti portano quasi mai a concretizzare, ad esempio.

V: Non lo so. Di sicuro i social hanno cambiato il mio modo di relazionarmi con gli altri anche nell'ambito sentimentale. Forse ho un po' più paura, è vero.

K: Davvero? Oddio, la cosa mi mette un'ansia incredibile. Utilizzare un mezzo artificiale, artificializza i rapporti? Eppure ci sono un sacco di persone che ti direbbero che il punto è come vivi i mezzi, come li sfrutti, come ti interfacci tu. Tu sei molto simile a quello che sei nei social?

V: All'inizio no, adesso sì. Ed è quello che mi spiazza. Conosco gente che su twitter è geniale, sagace, davvero simpatica. Poi dal vivo perde e smonta un po' il personaggio.

K: Questo è un problemone. Come fai a sostenerlo un personaggio diverso da te? Una questione di identità molto complessa.

V: Comunque ricollegandoci a prima, un mio amico mi ha detto una frase che mi ha fatto pensare: "La gente non ascolta, urla."

K: Vero. Perché siamo tutti "editori" di noi stessi. I lettori puri, sul web, non ci sono (quasi) più. Alla fine oggi vale molto di più una persona che ha letto tutto quello che viene detto su Twitter, di uno che ha cercato "con ogni mezzo" like e retweet. Magari mi sbaglio.

V: Esprimersi è un diritto di tutti. Ma non si è più disposti ad imparare e a ricevere le informazioni. Si vuole solo salire in cattedra e dire la propria perché con Internet ci sentiamo potenti.

K: Alcune persone, con il loro "potere", mi fanno paura. Mi viene in mente a quanti Twitteri famosi hanno chiesto di fare di tv o libri e pochissimi hanno retto il colpo alla prova finale. Forse succede anche nella vita. A volte valiamo molto meno di quello che sembriamo :D

V: Sai cosa mi è capitato? Di avere unfollowato™ gente da Twitter e di avere una relazione civile con loro per strada. Questo a dimostrazione che in fondo nella vita reale, queste persone non sono solo portatrici di un nickname, ma vere.

K: Questo è un bel gesto. Anche io con alcune persone importanti della mia vita ho deciso di non seguirle più sui social. Dovrebbero farlo in molti. Tu da quando sei sui social network sei più felice di quando non lo eri?

V: Sono della generazione che è nata con i social. Bazzico sulle chat da quando ho 15 anni. Posso dire di aver imparato molte cose. Non sono più o meno felice, semplicemente sono cresciuto con loro. Ho avuto del bene e del male. Nella stessa misura.