mercoledì 10 settembre 2014

Cosa puoi comprare al prezzo di un iPhone 6 e 6 Plus?



iPhone 6 (prezzo base)
  • 489 confezioni di Gocciole Pavesi
  • 104 chili di hamburger di bovino adulto
  • 374 pacchi di assorbenti Lines Seta Ultra
  • 1756 Cremini al cioccolato Algida
  • 978 bottiglie di Pepsi
  • 292 etti di bresaola della Valtellina IGP
  • 736 confezioni di Estathé al limone da 3 pezzi
  • 922 Mozzarelle Fiordilatte Saporosa di Puglia
  • 489 flaconi di Bagnoschiuma Felce Azzurra
  • 3258 Saccottini Mulino Bianco
iPhone 6 Plus (prezzo base)
  • 468 chili di Tarallucci Mulino Bianco
  • 4 lavatrici Indesit
  • 1741 birre Moretti
  • 885 flaconi di Detergente Piatti Svelto
  • 195 confezioni di Galbanino
  • 155 confezioni di Nutella da 1 chilo
  • 99 bottiglie di Rhum Bacardi
  • 1161 rotoli di Asciugatutto aromatizzati al limone Nicky
  • 1347 spazzolini Colgate
  • 233 chili di orecchiette pugliesi

venerdì 8 agosto 2014

Estate è dove NON accadono le cose.


Estate è dove NON accadono le cose.
Incontri nessuno, scontri sugli spigoli delle porte, ferite cure quando giochi alla Play. È lavarsi con il Pino Silvestre asciugarsi con il phon. Vestiti spiegazzati SEMPRE sfreccio in scooter becco un moscerino nell'occhio, è andata in ferie pure la mendicante araba. Corro senza costume per andare tuffarmi nella vasca da bagno, calcio l’ultima palla che mi è rimasta perché l'altra è caduta sottoterra.
Alzo il volume fino alle 22 (secondo il regolamento di condominio) rimango a bocca spalancata quando mangio il melone.
Senza parole fiato soldi, ma soprattutto soldi.
Assaggio tutto quello che vedo in frigo il morbido il cremoso il goloso ma anche la roba in scadenza al 50% del Carrefour. Vado in bici in barca di sushi guardo la bambola assassina.
A piedi in cantina, prendo un altro spigolo mi sono rotto il mignolo. Parlo coi muri parlo con la mia amica immaginaria parlo di cose che sto per capire e non le capisco perché è un muro e i muri non parlano.
Estate stellare memorie di vacanze vere, mi faccio le visioni sono morte pure quelle e con esse le zanzare sotto la pioggia. Partiamo ma alla fine non partiamo nessun piano, i negozi sono tutti chiusi mi rimane giusto l'Ikea.
Mal che vada mi faccio un sonnellino di 12 ore su un Hurdal in esposizione, un’altra ora di cammino verso la palestra e trovarla chiusa perché è in orario ridotto e non mi hanno detto niente.
Sotto il sole c'è solo il temporale, la festa planetare è quella degli altri. I conti li farò quando sarò tornato dopo l'ennesimo giro in ferramenta che in buca mi ritrovo le bollette. Mi devi tre baci (ma anche un Mars va benissimo) io un cono 5 stelle al cioccolato (va bene mi mangio pure quello).
Ma ora prego dammi un po’ di sole una cacchio di volta in tre mesi, un po’ di baci (quelli tuoi che non ci sei) e la conseguente meraviglia. La notte buio stelle la luna cresce decresce e io niente, aspetto insonne settembre con il ventilatore in faccia che la mattina sono raffreddato mi soffio il naso che bella immagine.
Cinque Stelle Sammontana, è finito nei bar e non se lo fanno rifornire.
Questa è la mia estate italiana.

martedì 5 agosto 2014

Rosalba Pippa non è in vendita


Cara Mirna, I dischi non si comprano in base ai sorrisi, agli abbracci e ai complimenti. Rosalba Pippa non é in vendita. Non è un ricatto. Io mi fermo se ne ho voglia, se ne ho forza, se posso.. Il Mio dovere finisce con l'ultima canzone, tutto il resto è in piû. Questo pensiero è inadeguato.

Così Arisa, su Facebook, ha risposto ad una fan che le ha scritto chiedendo un po' più di disponibilità durante gli incontri con il pubblico. Ecco il mio pensiero.

Avere l'amore delle persone per la propria musica è una pesante responsabilità. Da una parte ci sono gli artisti senza successo che appena incontrano quei 10 fan sono lusingati, onorati. Ne vorrebbero 100, mille, 50 mila. Ne hanno 10 e se li tengono ben stretti. 

Poi ci sono quelli che ne hanno tanti, tantissimi. È bellissimo vedere che comprano i dischi, è bellissimo vedere il tuo ultimo album in classifica in una posizione non a due cifre, è stupendo vedere un teatro, un palazzetto o uno stadio pieno solo per te. 

È tutto stupendo fino a quando inizi a pensare che quei fan siano "troppi". 

Quando arrivi ai grandi numeri non puoi baciare e salutare tutti, non puoi vivere la tua vita privata al servizio di chi ti ferma per strada. Ma non puoi biasimare nessuno se incontrandoti abbia voglia o bisogno di un contatto reale, di un autografo, di un bacio, di un abbraccio.

La musica è lo strumento attraverso il quale una persona può incontrare molte anime. A quelle anime hai insegnato come gestire il dolore, come provare amore, come affrontare le insicurezze, come non gettare la spugna. Non sei solo una canzone, sei un pezzo della loro vita e un esempio. 

Nel caso di Arisa questo legame così viscerale è ancora più forte. 

Quando hai compreso quanto sei importante per loro, l'impegno dell'artista (qui non parlo solo di Arisa, ma più in generale di chi fa musica) è quello di portare nella vita e nell'incontro quell'amore che hai raccontato. A volte penso che non sia necessario fermarsi con tutti, ma mostrarsi disponibili e interessati a quello che le persone hanno da dirti. Anche se spingono, puzzano, sbraitano.

Non c'è niente di male a dire: "Ragazzi, vi prego, stasera non ce la posso fare". Ma c'è un modo attraverso il quale far capire (anche se qualcuno non lo capirà lo stesso) che in quel momento, davvero, devi tornare a casa. Lo capiranno in 10 su 20, ma pazienza. 

Evitare l'ostacolo, ignorarlo, delegare il No a chi ti assiste, allontana. Non sto affermando che Arisa non è disponibile con le persone, sto dicendo che alle persone bisogna porre massima cura, il più possibile. Perché chi è al centro dell'attenzione non lo è per errore, non è Hunger Games, ma un gioco fatto di soddisfazioni e di sacrifici a cui si è scelto di partecipare.

E non è una condanna a morte. 

Ci sono tanti esempi di cantanti che ad un certo punto hanno deciso di farsi dimenticare dal pubblico per ritrovare la propria vita e l'anonimato che ti lascia respirare. Ma bisogna scegliere. E non si torna indietro quando si vuole. Non è un interruttore a convenienza.

Essere dei grandi comunicatori e delle persone eccezionali si dimostra anche giù dal palco, in mezzo alla gente. Senza armature. Ho trovato molto intelligente anche un commento successivo, di un ragazzo:

"il mio dovere finisce con l'ultima canzone"...verissimo, infatti non credo qui si parli di "doveri", ma di persone che hanno il "piacere" di scambiare due parole con te. altrimenti anche il nostro "dovere" si limita a comprare il tuo disco e basta. non è un "dovere" venire ai tuoi concerti, ne' richiederti un bis, ne' aspettare un tuo nuovo album, ne' promuovere la tua musica a chi ancora non ti conosce, senza fra l'altro guadagnarci nulla (noi). i "doveri" sono altri fortunatamente, non credo sia annoverabile tra i "doveri" cantare o stringere la mano a chi ti aspetta anche delle ore.

La cosa più bella, il traguardo più bello ottenuto da Arisa, è che nella sua pagina Facebook ci sono dei fan che argomentano, spiegano, ragionano, per lo più non insultano. Arisa ha seminato benissimo in questi anni. Deve ricordarsi di raccogliere i frutti senza mai pestarli.

Sincerità è ammettere, nel caso, di essere una persona schiva che non ama l'incontro diretto con il pubblico e con i giornalisti. Di amare la musica per la sua parte creativa e meno per quella burocratica e ancor meno per quella di corollario ai live e agli spostamenti fuori dal nido creativo. 

Basta dirlo. Pace.


martedì 29 luglio 2014

Un libro alla settimana - Primo Mese



Il 24 luglio 2014 ho finito il mio primo mese di lettura continuativa e no stop. 

L'iniziativa che ho fatto partire qualche settimana fa va gonfie vele. Ho letto 6 libri in quattro settimane. Sembro il testimonial della dieta miracolosa ma è vero: non ci riesco a credere nemmeno io. Anche se è vero che ho scelto, soprattutto all'inizio libri semplici e corti, per aiutarmi a carburare.

La cosa più divertente è che non ho sottratto tempo ad altro. 

Ho letto di più sacrificando il tempo perso su Facebook a scrollare e ho imparato a coprire ogni tempo vuoto leggendo. È stato faticoso, soprattutto all'inizio, abituarmi a portare sempre il libro con me, soprattutto nei viaggi. Ma è lì che sono riuscito a portare avanti le mie letture con più concentrazione. Ecco alcuni dei miglioramenti più evidenti che ho notato:
  1. Leggo più velocemente e con maggiore attenzione
  2. Mi concentro di più nel lavoro
  3. Rispondo alle conversazioni con più temi e argomenti
  4. Ho più idee lavorative
Vedere il mio cumulo di libri assottigliarsi (avevo già il 90% dei libri che finora ho letto) è una soddisfazione, la stessa che si ha quando la bilancia segna un chiletto in meno. Ma è sul lungo termine che bisogna dimostrare di vincere la sfida e io mi sono imposto di continuare così fino alla fine del prossimo agosto. Quindi continuo.

A differenza da quando annunciato, sto usando Goodreads per segnalare libri e recensioni. Ovviamente sono ben accolti, in qualsiasi sede, consigli per nuove letture e stimoli da altri lettori che mirano a essere voraci e ben allenati (come spero di diventare io presto). Tra un mese, un nuovo aggiornamento.

giovedì 3 luglio 2014

La tv che vorrei



Dopo aver letto tutte le "novità" di palinsesto di Rai e Mediaset, trovo sempre e purtroppo molto attuale il post che scrissi nel 2012 per Mr.Odo di Blogo per il suo blog personale. Ve lo riporto.

La tv che vorrei dovrebbe creare sempre curiosità e attenzione, anche se fatta con pochi soldi e concorrenze spietate. Piena di idee prima ancora che di mezzi. La tv che vorrei deve essere, tutta, in diretta streaming anche sul web. La tv che vorrei dovrebbe essere alta e bassa, importante e irrilevante, senza ergersi (o abbassarsi) a qualcosa che non è.

La tv che vorrei dovrebbe essere fatta da persone che starebbero benissimo anche senza farla. La tv che vorrei dovrebbe essere educata ma non moralista, preparata e mai improvvisata. La tv che vorrei non deve dimenticarsi della sua storia, dei suoi format più interessanti, delle “hit” entrate nel cuore del pubblico. La tv che vorrei non deve avere niente a che fare con il web, che è un altro palcoscenico, con altri protagonisti e una fruizione e un linguaggio differenti.

La tv che vorrei deve esigere che i suoi grandi protagonisti incontrino sempre la gente comune, che li ascolti con attenzione, che risponda alle loro necessità di intrattenimento e informazione. La tv che vorrei deve accettare il confronto critico, le opinioni non provocatorie. La tv che vorrei deve avere un gusto buono e un buon odore, anche se si può solo guardare e sentire.

lunedì 30 giugno 2014

Il Pride è bello quando...



  1. Quando hai convinto almeno una persona scettica ad andarci.
  2. Quando ringrazi con la tua presenza il lavoro di poche persone che si fanno un mazzo tanto.
  3. Quando non stai ai bordi del corteo a fare vedetta. Esserci per vetrina e non partecipare per vergogna è deprecabile.
  4. Quando guardi i balconi e vedi le persone affacciate sorridere.
  5. Quando trovi al tuo fianco famiglie tradizionali e persone "che non ci guadagnano nulla" dalla lotta politica.
  6. Quando si è presenti nella propria città. Quella dove si vive e si convive con l'intolleranza
  7. Quando vedi i difetti dell'evento e il giorno dopo scendi in campo per dare il tuo contributo per fare in modo che l'anno dopo quei problemi non ci siano più.
  8. Quando ti rendi conto di quanto sia speciale e importante la presenza di ogni singola persona.
  9. Quando ci sono i grossi nomi politici locali e non ci sono elezioni in vista.
  10. Quando vedi le persone che si abbracciano e piangono di gioia. Perché per qualche ora quelle catene virtuali si spezzano. E dietro quel muro di omertà, c'è solo amore.

venerdì 27 giugno 2014

La solitudine di tutti su Instagram


Innanzitutto guardate il video, è la cosa alla quale tengo di più

C'è un tema a me molto caro (quello sull'uso dei social) e questo video rappresenta molto bene il mio pensiero. Ho una teoria, che è quella avvallata da questo video che è molto più vero della fiction che vuole sembrare. Ovvero che esiste una disparità tra quello che facciamo sembrare di noi sui social e quello che siamo veramente.

Quello che facciamo sembrare, purtroppo, è molto guidato dai like. In alcuni casi è "controllato" da essi e in un attimo...addio spontaneità.

Sono attratto dalle TwitStar, dalle Instagram Star in particolare, e con il tempo mi sono posto delle domande. Cosa stanno comunicando con le loro foto? A chi stanno parlando i loro post? Cosa vogliono da noi? La risposta a queste domande in parte, la ho.

Le motivazioni sono tante, ma tra le righe ho letto spesso due parole: vanità e solitudine.

È come se ad un certo punto non stessimo più comunicando con qualcuno, ma ci stessimo specchiando con noi stessi. A volte quel ritratto non dice niente, come quando la mattina ci vediamo in bagno nudi di fronte al lavandino. Non c'è niente da raccontare.

Ma quella foto appena svegli, per alcuni, diventerà così importante da sopraffarlo.

Ho notato che i profili (non professionali) di maggior successo, spesso fanno capo a persone che si rappresentano per lo più da sole, in case o ambienti esterni vuoti, in situazioni di grande impatto estetico e di grande desolazione. Una stanza quindi, una sfera di isolamento attraverso il mezzo telematico che si estende dal nostro corpo al punto più lontano dove arriva la fotocamera o la nostra parola.

La gara, alla fine, sembra essere nella lotta per chi ha la bolla più bella.

Ma quando la fai scoppiare e provi a avvicinarti a quella persona realmente, cosa rimane?

L'ho chiesto, ad alcune persone.

Spesso mi è stato risposto che c'è molta ansia nel riuscire a dare dal vivo la stessa impressione che si offre nella virtualità. Missione impossibile se quello che mostri non è quello che sei. Non è un caso che molti di loro diventino poco reperibili, difficilmente avvicinabili.

Se la tirano? No, hanno paura di deludere i "seguaci". Sono persone tremendamente insicure e timide fino all'ossessione. E quell'esposizione mediatica, il più delle volte, non è una cura.

Non voglio fare di questo tema un dramma, magari esagero, ma spero di non far parte di quella generazione che da vecchia sarà consapevole di aver vissuto più intensamente la rappresentazione virtuale di se stessi, con molte più "gratificazioni" e "soddisfazioni" rispetto alla vita reale.


giovedì 26 giugno 2014

Le WANNABE hit (italiane) dell'estate 2014


Proprio ieri mi affacciavo su Panorama.it alle classifiche radiofoniche e iTunes alla ricerca dei pezzi italiani più in voga dell'estate.

Ho scelto, dopo molti moti interiori, 12 brani che già stanno avendo una naturale esposizione nella classifica singoli di iTunes e nei passaggi radio, con un occhio a Youtube.

Ebbene, tra i brani scovati ci sono un sacco di pezzi che sono arrivati in radio e in vendita che stanno cercando (magari ci riusciranno, ma nella maggior parte dei casi, credetemi, no) a diventare una canzone ascoltata, amata, cantata in estate da tutti.

Ecco l'elenco della WANNABE hit dell'estate 2014!
Marco Maccarini di Mtv sarebbe fiero di me ora, dovunque esso sia.

Legenda - Indicherò con un <3 le canzoni che (in misura maggiore) mi piacciono, con un ^^ le canzoni che pur non facendomi impazzire, intravedo delle potenzialità per essere apprezzate dal grande pubblico. Un X per i brani che non mi piacciono e lascerò con questa indicazione -_- i brani che mi lasciano indifferente.
  1. "Sole cuore alta gradazione" de Il Cile -_-
  2. "Bellezza, incanto e nostalgia" di Alessandra Amoroso ^^
  3. "La cosa più importante" di Arisa <3
  4. "Non puoi chiamarlo amore" di Bianca Atzei X
  5. "Inciso sulla pelle" di Giusy Ferreri -_- ^^
  6. "Cos'è la felicità" dei Sonohra -_-
  7. "Colour Me" di Sabrina (Salerno) X
  8. "Rappresaglia Rap" dei 99 Posse (feat J-Ax) <3
  9. "Stanco" di Antonio Maggio e Clementino -_-
  10. "Buonanotte Giorno" di Gabry Ponte X
  11. "Siamo amore" di Giada Agasucci X
  12. "Non voglio essere un fenomeno" di Gianluca Grignani X
  13. "Splendida Ostinazione" di Marco Carta -_-
  14. "15 agosto" di Paolo Simoni (da ascoltare)
  15. "Fondamentalmente" di Timothy Cavicchini (da ascoltare)
  16. "Rush" di Raffaella Fico <3 ^^
  17. "Convincimi" di Pago (da ascoltare) 
  18. "L'ultima pagina" dei Free Boys -_-
  19. "Un bacio (troppo poco)" di Mondo Marcio <3 
  20. "Alla faccia" di Cixi X
  21. "Fuoco nell'Antartide" di Alessandro Casillo <3
  22. "L'importante" di Boomdabash (feat. Otto Ohm) <3 ^^

mercoledì 25 giugno 2014

Volevo essere (felice) come lui

Alle elementari mi sentivo veramente uno schifo. Il peggiore di tutti.

Non lo nego, venivo preso in giro e avevo già le caratteristiche di un ragazzo introverso e piuttosto insicuro. Un bersaglio facile, una persona che davvero non riconosceva la destra dalla sinistra.

Coscienza di sé sotto terra.

In classe c’erano due gemelli, due compagni di classe nati belli. Uno dei due aveva i capelli chiarissimi, sembrava un ragazzo nordico. Poi era magro, occhi azzurri, era molto amato dalle ragazze senza essere né un bullo né un prepotente.

Era gentile, la cosa mi innervosiva, non volevo essere lui ma volevo sentirmi come lui. Ma non sapevo in che modo. Un pomeriggio correvo in cortile e mi sentivo pesante, la ciccia (forse non c’era in modo eccessivo, ma la sentivo addosso come un macigno) sballonzolava mentre giocavo. La maestra Daniela da lontano mi chiama, mi avvicino e mentre rallento affannato, mi chiede il diario per una comunicazione per la gita ai miei genitori.

Ero bravissimo (non è vero) in condotta, non temevo le note, come tutti.

Ho fatto il mio dovere e mentre stavo per uscire dalla classe lei mi ha detto: “Grazie biondo!”. "Biondo io?", le rispondo, "Sono castano!". "E vabbeh, che importa, oggi mi va di chiamarti biondo". Non chiedetemi come mai, ma ritornai in cortile con una forza e un’energia addosso che non avevo mai avuto prima.

Forse per un attimo mi sono sentito come quel ragazzo, si chiama Marco. L’ho incontrato poco tempo fa durante una delle mie note passeggiate da solo. Mi ha raccontato che ha sempre avuto grande stima di me. La cosa mi ha commosso. Forse volevo essere (felice) come lui.

Ci ho messo solo una ventina d’anni in più, ma ce l’ho fatta.

martedì 24 giugno 2014

Leggere un libro alla settimana




Quando arriva l'estate,  un po' come a Capodanno, comincia il periodo dei buoni propositi.  Per questo,  ispirato dal l'iniziativa dell'amichetto Maxxeo ho deciso di aderire a questa iniziativa #abookaweek, ovvero quella in cui ti impegni a leggere un libro alla settimana. C'è questo bell'articolo di Julien Smith in inglese che spiega come è riuscito a farlo per un anno.

Per questo motivo ho deciso di tentare la folle iniziativa fino alla fine di agosto, segnalandovi sul mio Tumblr le citazioni che mi hanno colpito di più è su aNobii le scelte fatte ogni settimana. Naturalmente non vi stresso troppo sul blog con questa cosa immaginando che sia di vostro scarsissimo interesse,  ma se volete darmi qualche suggerimento,  sappiate che ogni consiglio di lettura è benvenuto.

Comincio questa settimana basandomi sul professionale consiglio di una vecchia rivista trovata dal dentista. Per ricominciare a leggere bisogna partire da libri facili e brevi.  Sfidando molte avversità,  ho deciso bardato come Brienne nella sfida contro il Mastino,  di leggere "Axforismi"  di J-Ax,  uno dei 10 libri più comprati in Italia delle ultime settimane, forma residuale di The Voice,  una delle esperienze più divertenti e allo stesso tempo strazianti della mia vita.


venerdì 20 giugno 2014

Licia Colò, dopo 15 anni lo "stop". L'intervista del 2010



Forse non tutti sanno che...sono laureato in Comunicazione Interculturale.

La mia tesi, risalente ormai al 2010, affrontava il rapporto tra la tv e le culture altre, analizzando il caso Raitre. L'unico canale televisivo con tratti (lievi, ma marcati) di tv che ha da sempre affrontato il rapporto con le varie culture. Così ho cercato di studiare in che modo la tv popolare arriva nelle case degli italiani quando parla di culture diverse dalla nostra.

Dopo la notizia del rinnovamento dei palinsesti domenicali di Raitre che vedono l'allontanamento di Licia Colò che dopo 15 anni dalle sue "Alle falde del Kilimangiaro", ho deciso di pubblicare un estratto del mio incontro con la conduttrice e la sua storica autrice Antonella Serantoni.

Mi hanno accolto con una gentilezza e un desiderio di raccontarsi che non si ritrova spesso tra chi lavora in tv. Credo che possa essere un utile come approfondimento. Vi ricordo che è un'intervista del 2010.

giovedì 19 giugno 2014

Preventivo cucina: guardare...ma non toccare


Non so se vi è mai capitato di chiedere un preventivo per una cucina. Ecco. Prendi appuntamento, guardi l'esposizione, si trova un modello che ti piace, ci si siede attorno a un tavolo e si realizza insieme al pc. Poi si definisce un prezzo finale partendo da un budget, sei quasi soddisfatto e poi...arriva il momento migliore.

Quello in cui chiedi che ti stampino il progetto da mostrare ad altre persone o per te stesso, per confrontare i prezzi e le idee sulla struttura. E la loro faccia diventa quella della vittima di un furto. «Mi dispiace non posso proprio darle nessuna stampa del progetto».

Io capito la tutela della tua "creatività", la capisco davvero. Ma hai affiancato tre mobili da un catalogo, la disposizione degli elementi te l'ho detta praticamente tutta io, non hai inventato niente. «No, non posso dartelo questo preventivo visuale. Nemmeno un disegno a mano con vista dall'alto». Niente.

«Guardi facciamo così», penso e non dico in questi casi, «adesso esco di qui, me lo disegno su un foglio a memoria e VADO ALL'IKEA a farmelo identico alla metà del prezzo». Perché è di quello che hanno paura.

Invece di difendere il loro prodotto, la qualità dei loro materiali, difendono la cosa più debole del loro operato, il progetto. Come se non esistessero 100 riviste di settore che ti fanno vedere idee molto più geniali delle loro, come se non esistesse Internet per prendere spunti, come se io fossi così stupido da non ricordare le loro idee e riprodurle con un editor e mostrarle al mondo in tutta la loro pochezza.

mercoledì 18 giugno 2014

Game of Thrones: un'alternativa al noioso spoiler


C'è una categoria di persone in questo pianeta che ha un rapporto strano con le serie televisive. Si appassiona, legge tutto quello che c'è da sapere PRIMA...e poi le guarda. Ma vi pare normale? Praticamente ci sono sceneggiatori pagati (poco) per stupirci e lasciarci con il fiato sospeso e noi facciamo l'impossibile per rovinare la sorpresa a noi. E agli altri.

È finita la quarta stagione di Game of Thrones (o il Trono di Spade che Sky voglia) e non sono caduto nella trappola dello spoiler e dei loro portatori insani nemmeno una volta. Non mi ci sono impegnato, mi è andata bene.

Ci sono posti come Tumblr in particolare dove è inevitabile conoscere l'epilogo. Ci sono posti come Twitter dove puoi annebbiarti la vista quando serve (anche voi ci riuscite o sono strano io?) per non leggere l'illeggibile.

Adesso, non è che bisogna stare zitti per sei mesi chiusi in una stanza sotto sequestro. Ma almeno avere la delicatezza di non dare imput MOLTO PRECISI sull'andamento degli episodi. O almeno, dissimulate cercando forme alternative di spoiler che lascino spazio a varie interpretazioni. Per questo ho deciso di presentarvi un metodo per fare spoiler senza rivelare nulla.

Per sfogare i vostri istinti più bassi, lasciando margini di incertezza. Ecco alcuni esempi.

In ogni caso, ha vinto The Jackal
https://www.youtube.com/watch?v=u4BQ5f-50ck

martedì 17 giugno 2014

Il cavo del telefono cellulare si è rotto. Io pure



Io e i cavi abbiamo un problema. Ho un iPhone e anche se vi sembrerà psichiatrico, ho 6 cavi di collegamento per la ricarica più 4 prese USB per attaccarle alla corrente, tra ufficiali e non ufficiali. Non sia mai che me lo dimentico a casa o smette di funzionare mentre lavoro. Perché a me le cose smettono di funzionare solo mentre lavoro.

- Sono nella EMME, hai un cavo per il mio cell?
- No, ho solo dispositivi Android, mi dispiace!
- Nessun problema, figurati....(reazione reale)

Quando ho letto che la Apple sostituirà gli alimentatori difettosi con la scritta CE nera e la dicitura A1300, ho pensato che dovrebbero aprire un programma per sostituire anche tutti i cavi che si rovinano dopo normale usura. Un origami in una tempesta di fuoco ha vita più lunga.

Avete mai provato a portare indietro al negozio un cavo difettoso?

Io sì e mi hanno rispedito a casa umiliandomi. Le scatole che propongono richiedono muscoli e denti da eroe medioevale e dopo la loro apertura, il risultato sembra in ogni caso una scena del crimine dopo un raptus omicida. Io non ci rivado da Saturn a fare di nuovo la figura dello squartatore.

Quei prodotti, una volta aperti, non sono più riconsegnabili in confezione originale.

Insomma, ultimamente questi cavi mi durano da un giorno a un mese. Loro si rompono e io li ricompro. Costano tutti 9.90 nei negozi e sono lì che ti deridono perché tu li continui a comprare e loro continuano a essere fatti per durare poco. E nel frattempo io ci compravo il mondo. Come difenderci?

Propongo delle soluzioni:

  1. Trovare usi alternativi ai cavi rotti, per esempio realizzando delle collezioni di collane per contrastare il mercato Breil con oggetti di maggiore eleganza e vi assicuro che ci vuole davvero poco.
  2. Andare dai distributori italiani di queste schifezze di cavi e andargli a parlare in modo gentile tipo ultima puntata di "Gomorra - La Serie".
  3. Usare dei proteggi cavo come questo. Si chiama MySaver, ha ricevuto dei finanziamenti nel 2011 su KickStarter,. Adesso è introvabile. 
La lobby dei cavetti che durano 3 giorni ha vinto un'altra volta.


lunedì 16 giugno 2014

I 10 motivi per cui tifo calcio solo ai Mondiali (2014)



  1. Perché non volevo essere una parte di quei 397 mila esseri umani che in quello stesso momento stavano guardando "Top model per caso" su Italia 1.
  2. Perché Sky vende il pacchetto per i Mondiali e poi mostra le partite in chiaro sui suoi canali quando ce li ha anche la Rai, giusto per sottrargli pubblico e io questo genere di cose le adoro.
  3. Perché devo far tirare le cuoia al Carrefour. Lo sapete che il premio "in palio" potenziale per questa cosina del "Risparmio Mondiale" che si sono inventati è di circa 20 milioni di euro
  4. Perché Salvatore Sirigu para con i pugni come facevo io alle elementari (eventualità remota, le altre le prendevo direttamente in faccia).
  5. Perché è l'unica occasione in cui guardo in tv un evento sportivo e mi viene la classica ansia per cui una parte di me ci tiene davvero. Ricordo emozioni simili solo alle olimpiadi di Torino 2006 durante gli appassionanti incontri di curling.
  6. Perché ci possiamo togliere qualche bel sassolino dalle scarpe.
  7. Perché le aziende spendono un sacco di soldi una volta nella vita per avere degli spot dentro quella fascia, come quella con Kabir Bedi per la Unipol. C'è dal 2013 questa porcheria e sono già morti 10 copyrighter, molti di più dopo ieri sera.
  8. Perché voglio vedere Gabriel Paletta che si rassegna alla sua calvizie e si rasa finalmente quel buco rosa che ha in testa. Possibile che nessuno glielo dica? Mi sento come quando vedevo i peli nelle orecchie di Elio a X Factor, per dire.
  9. Perché è la metafora del nostro essere italiani. Facciamo le cose per bene solo quando ci sentiamo in pericolo. Ci conferma che non cambiamo mai. Siamo sempre i soliti idioti.
  10. Perché Mario Balotelli, potete dirgli quello che volete, ma è senza dubbio e incertezza uno di noi. 

mercoledì 26 febbraio 2014

Sanremo 2014: la classifica dei videoclip



Visto che di Sanremo 2014 non ne avevate già abbastanza sentito parlare nell'ultima settimana, volevo dimostrare una cosa. Dopo la vittoria di Arisa che più o meno ha unito tutti (tranne i fan di Francesco Renga e qualche membro sparuto dell'Arca di Noemi), eccoci oggi a giudicare i videoclip dei brani.

Ho così unito sette persone (me compreso) per votare gli 11 videoclip (su 14 brani) disponibili su Youtube delle canzoni in gara del Festival. E questa è la classifica finale. Hanno partecipato a questa iniziativa e li ringrazio: PopTopoi, Gianni Sibilla di Rockol, Claudio Mastroianni (Gattonero), Stefano Valente (GhoStefano), Vincenzo Aprile (V_Side), Francesco Chignola (Kekkoz).

Il dettaglio dei voti, dal migliore al peggiore per giurato, sono a fondo post. I voti insieme mostrano delle tendenze, mettono d'accordo e in alcuni casi dividono, ma mai, in nessun caso, concentrano il voto solo in tre direzioni come è avvenuto, secondo me poco democraticamente, nella giuria di qualità.

Vi ricordiamo che i giurati non hanno votato la canzone, ma il videoclip della canzone. Quindi non abbiamo votato le nostre canzoni preferite. È un'altra classifica con un approccio, a mio avviso, un pochettino più giusta e a conti fatti, sorprendente.

mercoledì 8 gennaio 2014

Rapporti umani o Attrazioni locali?


Vincenzo (su Twitter V_Side) è nato il 13 luglio 1988 a Rosolini, che è una delle cose più a sud dell'Italia e della Sicilia che io conosca. Ha vissuto a Roma ma oggi vive in una casa non molto grande a Milano. È laureato in «Brand Management». Non vuol dire niente ma è un nome bellissimo. 

Ama la fotografia (NJAOP è il suo attuale progetto su Tumblr) e odia sudare. E infatti è difficilissimo vederlo sudare, anche in agosto. Abbiamo chiacchierato per 20 minuti su Facebook senza una linea guida, se non quella di non dirci quello che ci diciamo sempre, ovvero cose stupide. 

giovedì 2 gennaio 2014

Auguri (non molto) generici - Edizione 2014

La visuale del mio Capodanno 


Tornano anche quest'anno i miei auguri di buon anno (non molto) generici. Ci sono praticamente tutti i miei amici su Facebook (e a qualcuno di Twitter), almeno tutti quelli a cui ho voluto dire qualcosa. Spero che ognuno si ritrovi in almeno una delle mie dediche, perché era questa la mia intenzione.

Auguri a te che hai sfidato con grande insistenza le mie difese. E oggi siamo amici e voglio sapere sempre se stai bene e se mi vuoi bene.
Auguri a te, una delle poche (una, due, tre al massimo) persone che su cui posso contare davvero nella mia vita ogni volta che ne ho bisogno. Ci sei, senza condizioni.
Auguri a te, nuovo amico che ogni tanto sei un po' appiccicoso (eh dai, questa te la devo dire) ma che a tuo modo in più occasioni mi hai fatto sentire speciale.
Auguri a te, persona che temo e per cui provo stima, affetto ma anche un forte senso di inquietudine. Vorrei conoscere meglio la persona e meno il nickname.
Auguri a te che mi hai fatto capire quanto prendersi poco sul serio sia l'unico modo per vivere una vita serena, felice, divertente. Hai molto da insegnarmi.
Auguri a te che sei un po' troppo "svolazzante" ma la tua simpatia e il tuo modo di essere così vero e autentico mi hanno conquistato.
Auguri a te che hai mostrato al mondo quanto il culto della barba possa raggiungere il suo estremo più vanitoso.
Auguri a te amico delle figurine che ogni tanto penso che abbiamo rovinato un po' tutto ed è davvero un peccato non avere più "la nostra serata".
Auguri anche a voi due, che vi faccio lo stesso identico discorso fatto qua sopra e ancora sono triste al solo pensiero. Spero di rivedervi presto.
Auguri a te, che quella sera ho trattato malissimo e non credo me lo perdonerò mai anche se tu sei gentile e vabbeh, grazie.
Auguri a te, ragazzo un po' folle e molto bambino (nonostante l'età anagrafica), spero di avere modo di capire presto chi sei veramente.
Auguri a te, che sei partito, che stai facendo la tua nuova vita fuori dall'Italia e vedo che sei felice, più libero, sono contento per te.
Auguri a te, nuovo amico di consulenze sul rap. Forse non lo sai ma il tuo modo di essere lo osservo sempre con interesse, curiosità, grazie.
Auguri a te e mi auguro che almeno tu possa non essere uno di quelli che nella vita aspetta aspetta e non combina niente in questa Italia che non offre più opportunità. Le meriti, invece.
Auguri a te, collega impaziente e frettoloso, ho imparato a conoscerti meglio quest'anno e anche se non te l'ho detto, provo molto affetto per te.
Auguri a te, soprattutto per quel tatuaggio.
Auguri a te, quest'anno ci siamo scornati parecchio ma ormai mi sento come un padre per te come tu per molte cose sei un padre per me. E spesso ci si scontra, ci si aiuta in modo un po' brusco. Cercherò di seguirti un po' di più, fai lo stesso con me se riesci.