lunedì 9 settembre 2013

Preferisco chiamarlo bullismo (e non invidia)

@boldtron - Instagram



Avevo letto in uno di quegli articoli che parlano di come fare un ottimo blog che essere autoreferenziali non interessa a nessuno. O a pochi. O che comunque alla lunga stufa, rende tutto egomaniaco, diventi antipatico, la gente inizia a "odiarti". Potrei fare centomila esempi.

Chi porta sul web qualcosa di se stesso (praticamente tutti ormai) può fare tantissime scelte di esposizione. Quasi nulla, parziale, totale. Insomma, ognuno fa come gli pare. Di solito quello che fanno le persone è portare un'idea vincente di se stessi. 

Ecco, mi sembra di aver intuito che quella preferita da chi inizia a "odiarti" è invece l'immagine perdente, quello di chi molla la presa, di chi viene preso in fallo e non vede l'ora che inciampi. Avere un profilo basso, aiuta a avere meno rogne. 

C'è un rapporto inversamente proporzionale poi tra gli obiettivi raggiunti e mostrati a vario titolo nella vita e il senso di condivisione positiva delle tue cose con chi ti circonda. 

Il finto snobismo, la parola piccata, un lieve senso di nervosismo che aleggia, il "tanto non ha più bisogno di noi", "tanto ormai si fa il figo". 

Ma di cosa stai parlando?

Tanti la chiamano invidia, e invece è un sentimento a cui non voglio dare quel nome. Preferisco pensare che sia bullismo gratuito figlio della protezione e della "distanza" che offre il web. E anche della scarsa conoscenza della realtà.

A volte può essere frustrante non essere come gli altri, non avere quello che hanno gli altri, vivere come gli altri, essere come gli altri. A volte ho anche pianto per questo, è stato uno stimolo.

Quando le cose girano bene, chi ti circonda a volte non è felice per te. 

E se qualcuno fa qualcosa che non ci piace o ci disturba, non ci prendiamo la briga di esprimere a parole chiare il disappunto con la persona. E nemmeno smettiamo di calcolare la persona che a suo modo "ci offende". Tiriamo sassi avvelenati e scappiamo. 

Noi esseri umani (sul web, oggi scuola di vita) non tendiamo a migliorarci. 
Tendiamo a distruggerci a vicenda.