mercoledì 25 settembre 2013

Controllare la mail del partner (non è da uomini)

Crazyplantgyu - Instagram

Tanto lo abbiamo fatto tutti ma non abbiamo le palle di ammetterlo. 

Secondo una ricerca pubblicata questa mattina su Repubblica, una persona su tre è entrata almeno una volta in una mail non sua. La cosa che mi colpito di più è che se prendi un campione di 100 persone che almeno una volta hanno spiato in luoghi non autorizzati del web, 33 lo hanno fatto nella mail del proprio partner e la maggior parte di questi 33, guarda un po' il caso, sono uomini

Le donne, invece, tendono a controllare più volentieri la mail dell'ex.

Niente, ho letto questa cosa e ho pensato che sì, sono stato vittima e carnefice

Mi è capitato, lo ammetto, di controllare una volta una mail "sensibile" su sessioni lasciate aperte. Al contrario (almeno stando a dati di ammissione in mio possesso) almeno 4/5 volte.


Quando lo hanno fatto nei miei confronti e me l'hanno detto, non mi è importato molto onestamente. Mi sono sentito deluso, fortemente violato, destabilizzato. L'ho superata, diciamo che se non hai scheletri nell'armadio giganti o cose di cui ti vergogni tanto non c'è molto da temere.

Quando l'ho fatto io l'errore, quell'unica volta, è come se mi fosse crollato tutto il mondo addosso. 

Non avevo scoperto niente di che (anche se qualcosa avevo scoperto). Ma sentivo di aver rovinato per sempre (in me, soprattutto), il destino di un rapporto.

L'atteggiamento che porta al controllo e un atteggiamento di sfiducia e trovare poi la "magagna" (che ne so un tradimento, brutte parole su di noi) non ci renderà più autorizzati a fare quello che stavamo facendo. «Ti ho scoperto! Pensa se non lo avessi visto». Eh no, non funziona così.

Io penserei più che altro a quanto sono stato stupido nell'aver costruito un rapporto dove ho bisogno di guardare la mail di una persona perché sento di non conoscere a fondo il mondo interiore della persona che ho accanto. 

Dietro certe persone ci sono ben nascosti dei mostri, è vero, ma le fregature fanno parte del pacchetto. E bisogna accettare che prima o poi possano arrivare, anche da chi non te lo aspetti. Poi puoi decidere se accettarlo o meno. 

Mi piace l'idea che un rapporto non si fondi sul sospetto. E che si lascino andare le persone che danno continuamente l'impressione di non essere trasparenti con noi. 

C'è chi l'ha fatto con me e io l'ho fatto a mia volta. Meglio così.

Il detto "Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio" fa capo a qualcosa che è ben lontano da quello che è il mio concetto di amore. Se non ti fidi di me, non abbiamo nulla da condividere.

lunedì 23 settembre 2013

Theros di Magic. Le mie carte preferite



Theros, parliamone. La prima verità è che per lavoro non ho partecipato alla pre-release, evento che non mi perdo da quando ho ricominciato a giocare a Magic con il mio gruppo di amici. Mi diverte essere preso a cartellate da gente bravissima e infognatissima che ti spiega quanto hai da imparare.

Autolesionismo a parte, è un momento importante perché inizi a avere un primo approccio alle nuove carte giocandole e non solo leggendole dalla pagina Facebook della Wizards.

Per ora, finché non arriveranno dalla Germania le mie carte nuove (ho preso il mio solito box da 36 espansioni) posso solo dirvi alcune mi hanno colpito molto, magari anche solo perché sono compatibili con mazzi che uso (io gioco, per ora, solo in formato standard). Sono molte. Eccole.

giovedì 19 settembre 2013

Ristoranti Giapponesi: i 10 finti all you can eat

Kaoskblog - Il mio Instagram :P

La moda del giapponese all you can eat è ormai diventato un must.

Sì, io sono uno di quelli che frequenta spesso questi "postacci", forse perché fin da bambino ho sempre avuto il sogno di mangiare come i personaggi dei cartoni animati, ovvero fino allo sfinimento.

Aprire un ristorante dove puoi mangiare quanto vuoi, però può essere impegnativo per i proprietari.

Perché su un 100% di persone, un buon 70% è lì per mangiare molto. No scusate, rifacciamo. Perché su un 100% di persone, il 100% è lì per SFONDARSI di cibo giapponese.

E la cosa, a volte, crea problemi.

Ne ho visti davvero tanti in questi anni e nel tempo ho raccolto 10 situazioni cardine dove "mangiare quanto vuoi" è solo una questione nominale, una favola per bambini, un'illusione ottica.

Ecco la lista degli imprevisti in cui mi sono imbattuto.

  1. "Abbiamo finito il riso". Questa è recentissima, ho fatto una prima ordinazione piccola, poi una seconda più grande. In entrambi i casi, dopo un'attesa di 40 minuti per quattro cose sono arrivati alla rivelazione più incredibile dell'universo: un ristorante orientale non ha il suo alimento principale. È come se un McDonald's non avesse più delle patatine fritte.
  2. Le attese e le ordinazioni "perse". Un grande classico. Tu fai la prima ordinazione, ti arriva tutto in pochi minuti anche se il ristorante è affollato. La seconda, stranamente, giunge a te con una lentezza epocale. E quando chiedi, ti dicono che pensavano di averti portato tutto. Sì, certo. Tipo che io una volta ho aspettato 40 minuti per una seconda ordinazione (mai arrivata). Nevrosi.
  3. Porzioni dimezzate. Dopo un "primo giro" di circa 14 pezzi, ne portano un secondo di 7. Poi uno di 3. Non potevo nemmeno scegliere cosa mangiare. Io, che sono anche cattivo oltre che affamato, chiedo ancora sushi, ne arrivano 2. E poi altri due. E poi altri due. E poi altri due. Non vi racconto la faccia del cameriere. Lo facevo apposta.
  4. Qualità con il timer. Ok che i salmoni non sono tutti uguali, ma non è normale che io debba mangiare alle 20.30 dell'ottimo salmone e alle 21.00 del salmone secco e marcio. C'è qualcosa che non torna. C'è qualcosa di perverso.
  5. "Deve finire il giro". Un ristorante ci ha proposto 7 piatti, da finire tutti prima di poter scegliere uno dei sette una seconda volta. La metà di quei piatti sono zuppe, fritti, fagioli. In quell'occasione ci siamo alzati e ce ne siamo andati prima di iniziare.
  6. Chi prima arriva meglio alloggia. Altra cosa comune capitata in più nastri. Mettono tantissimo cinese e pochissimo sushi. Così le persone cosa fanno? Si mettono all'inizio del rullo, prendono TUTTO QUELLO CHE DI ROSA PASSA e gli altri prendono le briciole. Poi vi racconto di quello che mangiava il sushi e poi posava il piatto vuoto e smoccolato sul carrello.
  7. Riso caldo. Questa è una delle più frequenti. Più chiedi cose, più il riso arriva caldo. In alcuni casi è arrivato anche bollente, con sopra del pesce crudo che cuoceva. Non riesco a credere che un ristorante avviato non abbia scorte di riso freddo misurate per le necessità.
  8. Il micro sushi. Sarà capitato anche a voi, ma alcuni ristoranti giapponesi hanno l'abitudine di portare porzioni piccolissime, ai livelli che un roll è grande quanto un tappo d'acqua (non scherzo). Anche io amo le opere d'arte in miniatura, ma qua siamo ai livelli del dileggio. 
  9. "Alle 22.30 la cucina giapponese chiude". Una volta mi è capitato di arrivare a Pisa in un orientale all you can eat che mescolava anche cose cinesi a buffet. Niente, entro alle 22.00 e alle 22.20 il cuoco della sezione giapponese stava chiudendo baracca. Fail.
  10. Il giappocinobrasiliano. Solo io potevo entrare in una churrascaria che cuoceva carne ai ferri con buffet cinese e un cuoco giapponese. Insomma, questi presentavano da fuori il ristorante con un enorme barca piena di ogni ben di Dio. Poi entri, ti siedi, e spiegano che hanno finito il pesce. Avete letto bene. Per farsi perdonare, ci hanno portato un piatto gigante pieno di gunkan. Riso, uova di pesce, tantissime uova di pesce, carne arrosto e riso cantonese. Mai più.

mercoledì 18 settembre 2013

Guida ai miei videogiochi da finire


Foto di arbeeezy_ - Instagram

Credo di aver una collezione di videogiochi (originali) non finiti. E ho un problema: ho deciso (perché la coda è imbarazzante) di non comprare più nulla fino a quando non ho finito i giochi che ho cominciato (tralasciando la prenotazione del nuovo Pokemon, non fatemi vergognare, ne vado fiero). Insomma, mi comporto come un genitore antipatico.

Visto che condividere è il miglior modo per partecipare a un comune dolore, vi dico oggi come sono messo. La situazione è grave e cerco rimedio.

Ma come fate voi a finire 100 giochi al mese senza battere ciglio?

La premessa è che ho un 3DS, un iPhone, il Nexus 7 e la PS3. Perché i videogiochi non stanno solo nelle console, naturalmente.

Aspetto di leggere anche i vostri "chiodi". E fatemi sapere un modo sano e umano per portare avanti la missione di finirli tutti entro la fine dell'anno. Missione impossibile.

Nintendo 3DS/DS

  1. The Legend of Zelda Ocarina of Time 3D (è infinito, maledizione)
  2. Il professor Layton e la maschera dei miracoli (da cominciare)
  3. The Legend of Zelda Spirit Tracks (da cominciare)
  4. Resident Evil Revelation (quasi finito)
  5. GTA Chinatown Wars (da finire da 10 esistenze)
Playstation 3
  1. Mass Effect 2 (è più lungo di un romanzo di Tolkien al quadrato)
  2. Naruto Shipudden Ultimate Ninja Storm 2 (Sono giusto all'inizio)
  3. Batman Arkham City (da cominciare)
  4. Dragon Age Origins (da cominciare!)
  5. Infamous 2 (da finire, non mi manca moltissimo, bugia)
  6. Uncharted 3 (unico gioco prestato, sta lì da 6 mesi)
  7. Lollipop Chainsaw (da cominciare!!)
  8. Mass Effect 3 (da cominciare, devo finire il 2)
Nexus 7
  1. Canabalt HD (Toccato due volte, piaciutissimo, lasciato lì)
  2. Magic 2014 (Toccato due volte, ovviamente amato, lasciato lì)
  3. Metal Slug 3 (Lo voglio finire a tutti i costi. W il Vintage Gaming)
  4. Pudding Monster (Ho un sacco di livelli da finire, è bellissimo :3)
  5. Splice (W i giochi indie, difficilissimo e stupendo, da portare avanti)
  6. Wild Blood (Bellissimo, da portare avanti e finire)
iPhone
  1. Bad Piggies (Un sacco di livelli da finire, lo adoro)
  2. Lep's World (Il Supermario olandese, sedotto e abbandonato)
  3. Badland (Stupendo, STUPENDO, sono a metà)
  4. Infinity Blade 2 (Sono a metà, da finire assolutamente)
  5. Street Figher IV (Devo finirlo con tutti i personaggi, ora solo con due)
  6. Lost Winds (Bellissimo, indipendente, mai finito)
Poi un giorno passiamo ai libri. E lì sarà l'inferno.

venerdì 13 settembre 2013

Mi manca

vini_tb - Instagram

Solitamente odio persino me stesso quando scrivo cose per cui il confine tra sentimentale e patetico è molto labile. Ieri un amico su Twitter scritto: «È bello essere considerati. Se lo fossimo dalle persone a cui teniamo di più però sarebbe anche meglio. E invece».

Gli ho risposto che mi faceva tenerezza. E lui: «Mi manca».

È difficile, se non impossibile, sopportare il silenzio di quelle persone che fino a ieri sentivamo vicine e poi, puf, sparite. Può essere graduale e delicato quanto vuoi, ma ad un certo punto quello spazio occupato diventa vuoto. Fine, non c'è più. Non ci sarà più.

Senti la sua presenza quando giri nei posti che frequenta, i silenzi diventano ancora più silenziosi, la testa fa chiasso e un punto, sempre quel punto, al centro del petto brucia forte. Lo riconosci anche in persone che ne conservano un dettaglio. Vuoi stare da solo, ma non riesci a stare da solo.

Provi i sentimenti dell'amore ma che non hanno la possibilità di andare da nessuna parte. Partono dal petto e tornano indietro. O forse rimangono lì perché non sanno dove andare. E quindi fa un casino di male. Eppure devi tornare a sorridere in modo che qualcun altro creda nell'amore che hai da dare.

Se hai già pianto, piangerai ancora.
Poi, un giorno, passerà. Non del tutto, ma passerà.

giovedì 12 settembre 2013

10 cose improbabili da leccare. Grazie Miley



È passato qualche giorno ma siamo ancora tutti traumatizzati da "Wrecking Ball", secondo singolo di Miley Cyrus che anticipa "Bangerz", in uscita tipo l'8 ottobre 2013 che già l'ho prenotato (non è vero, era per dire). Grande canzone pop e soprattutto grande videoclip ufficiale.

È piaciuto a molti, addirittura a me che dopo averla odiata dopo la sua svolta porno soft e dopo aver schifato con forza il primo singolo "We can't stop", ora aspetto l'album per sdraiarmi sul letto contornato di pupazzi e fare l'adolescente brufoloso a 30 anni.

Molto criticata è stata non tanto la scena di nudo che sai che novità è sexy come un deodorante Axe finito, ma la leccata di martello in qualità di simbolo fallico. Nemmeno Rita Pavone è arrivata a tanto. 

Visto che leccare un martello è una cosa talmente improbabile da essere geniale, ho pensavo di trovare 10 oggetti fallici che non ci verrebbe MAI in mente di leccare. Eccoli.


lunedì 9 settembre 2013

Preferisco chiamarlo bullismo (e non invidia)

@boldtron - Instagram



Avevo letto in uno di quegli articoli che parlano di come fare un ottimo blog che essere autoreferenziali non interessa a nessuno. O a pochi. O che comunque alla lunga stufa, rende tutto egomaniaco, diventi antipatico, la gente inizia a "odiarti". Potrei fare centomila esempi.

Chi porta sul web qualcosa di se stesso (praticamente tutti ormai) può fare tantissime scelte di esposizione. Quasi nulla, parziale, totale. Insomma, ognuno fa come gli pare. Di solito quello che fanno le persone è portare un'idea vincente di se stessi. 

Ecco, mi sembra di aver intuito che quella preferita da chi inizia a "odiarti" è invece l'immagine perdente, quello di chi molla la presa, di chi viene preso in fallo e non vede l'ora che inciampi. Avere un profilo basso, aiuta a avere meno rogne. 

C'è un rapporto inversamente proporzionale poi tra gli obiettivi raggiunti e mostrati a vario titolo nella vita e il senso di condivisione positiva delle tue cose con chi ti circonda. 

Il finto snobismo, la parola piccata, un lieve senso di nervosismo che aleggia, il "tanto non ha più bisogno di noi", "tanto ormai si fa il figo". 

Ma di cosa stai parlando?

Tanti la chiamano invidia, e invece è un sentimento a cui non voglio dare quel nome. Preferisco pensare che sia bullismo gratuito figlio della protezione e della "distanza" che offre il web. E anche della scarsa conoscenza della realtà.

A volte può essere frustrante non essere come gli altri, non avere quello che hanno gli altri, vivere come gli altri, essere come gli altri. A volte ho anche pianto per questo, è stato uno stimolo.

Quando le cose girano bene, chi ti circonda a volte non è felice per te. 

E se qualcuno fa qualcosa che non ci piace o ci disturba, non ci prendiamo la briga di esprimere a parole chiare il disappunto con la persona. E nemmeno smettiamo di calcolare la persona che a suo modo "ci offende". Tiriamo sassi avvelenati e scappiamo. 

Noi esseri umani (sul web, oggi scuola di vita) non tendiamo a migliorarci. 
Tendiamo a distruggerci a vicenda.

venerdì 6 settembre 2013

Katy Perry: tutte le GIF del videoclip Roar




Ieri sera, dopo 22 ore di attesa (da parte di noi poveri italiani) è arrivato il nuovo videoclip di Katy Perry. «Roar» è una di quelle canzoni che ascolti una volta e poi sei fottuto. Come il 90% del suo repertorio d'altronde. Eccomi allora a celebrare questo ritorno nella dipendenza più totale con questo post pieno di gif dedicate alla nostra Tarzanella del pop. L'obiettivo è sfinirvi.

Sabrina Salerno, dopo questo videoclip, sarà arrabbiatissima.


giovedì 5 settembre 2013

Evangelion Night: le emozioni della (mia) prima volta



Che uno poi dice in giro di essere Nerd (o Geek, non è che abbia capito molto la differenza) e non ha mai visto «Evangelion». Ma la vergogna?

Ecco, intriso di tutta la mia ignoranza, ieri sono andato a vedere la Maratona Evangelion al cinema, iniziativa della catena The Space che solitamente è l'ultimo cinema in cui mi viene in mente di andare (a Torino ce ne sono tantissimi in centro che costano molto ma molto meno), ma devo dire che la genialata di fare la maratona di vedere i primi due capitoli della saga (in attesa del terzo, che arriverà nei cinema il 25 settembre) ha ridefinito il mio concetto di passione per gli anime giapponesi.

Non che prima non mi piacessero, anzi, ma lo splendore di vedere la cura per il dettaglio e l'incredibile coinvolgimento che può creare un classico come questo, insomma, mi è salito un'entusiasmo per il genere che pensavo di non avere.

Forse l'unico vantaggio di non aver visto mai questa saga, è che l'ho vista per la prima volta in un mega schermo e con un sonoro che nessuna tv (a meno che tu non sia ricco) può offrire. Credo di non aver respirato per alcuni minuti dallo stupore e dalla bellezza delle immagini, per esempio l'angelo ottaedro Ramiel, bhé, lui mi ha sconvolto.

Insomma, un cartone animato che riesce a essere così stupendamente perfetto di fronte a un protagonista insopportabile come Shinji Ikari (anche se io alle medie ero tipo come lui), da essere un'opera d'arte.


mercoledì 4 settembre 2013

Tornare in palestra dopo le vacanze

Foto di @umo_reyes - Instagram

Se c'è una cosa che odiamo tutti fare, più del timbrare il cartellino e smettere di farsi le foto al mare che c'è un'ottima luce, è tornare a fare palestra dopo le vacanze. Il punto è che abbiamo passato 11 mesi a tentare di fare del nostro fisico un trofeo e puntualmente nel 90 per cento dei casi non ce l'abbiamo fatta.

Visto che nessuno in questo mondo va in palestra per la salute ma solo perché si vuole vedere bello o bella allo specchio, tornare in palestra insoddisfatti, peraltro molto più grassi e con ancora il caldo dell'estate sul groppone, no, non è facile. Sono tornato oggi a trottare (dopo la scorsa settimana che è come se non ci fossi andato) e vi dico solo che mi sono beccato il classico istruttore appena arrivato che ha 10 anni in meno di me e per farsi vedere dal capo ti corregge pure se chiudi male le palpebre.

L'ho subito fulminato con la mia gentilezza alla Anna Tatangelo: «Senti, ho fatto per quattro anni gli addominali su questa panca, capisco che non li ho e non li avrò mai, ma mi spieghi perché devo cambiarla proprio oggi?». Visto che se la persona è niente, l'offesa è zero, lui ha capito l'antifona e ha capito che il mio ritorno in palestra si sarebbe trasformato in un omicidio se non avesse smesso di urtarmi.

Il mio consiglio: scollatevi dal letto e andateci, fate anche pochissimo, sfogatevi con rabbia e disprezzo verso il vostro istruttore: l'importante è riprendere. Farete la metà dei pesi, la metà dei tempi scritti, mangerete il triplo quando tornate a casa e avrete un occhio nero perché l'istruttore giustamente ha anche ragione. Ma se uscite vivi come me oggi, ne sarà valsa la pena.

martedì 3 settembre 2013

Ma perché ve la prendete se vi defollowano?

Foto di @chrisjonesgeek - Instagram

È questa una delle domande che anche io mi pongo spesso su chi sta su un social network (quindi faccio la domanda anche a me stesso), in particolar modo rispetto a Twitter.

La verità è facciamo tanto i nemici dei reality ma siamo ossessionati dalla popolarità. E ci arrabbiamo perché vogliamo essere qualcosa di più prestigioso di quello che siamo o abbiamo per le mani e non ce lo facciamo bastare mai.

Siamo schifosamente voraci, pensiamo che un like in più ci renderà delle persone migliori.

E invece l'unica preoccupazione che dovremmo avere è quella di essere noi stessi, la missione impossibile per chi sta sul web. La maggior parte dei follower che abbiamo sono drogati da un complimento forzato, da una foto mezza porno, da una provocazione gratuita, da una battuta studiata a tavolino.

Quella rabbia è lo sfogo di una tensione assurda per qualcosa che non ci porta soldi, ci sottrae energie e ci distrae dalla vita reale. Sappiate che la maggior parte dei defollow non arrivano perché non siete più gentili, perché non siete più sexy o perché non siete più "cattivi". Ma perché siete allineati a quello che fanno e scrivono tutti gli altri. Nello stesso identico modo, senza personalità.

lunedì 2 settembre 2013

Lady Gaga all'iTunes Festival 2013 è mia nipote di 7 anni



Oggi parliamo di 
iTunes Festival - 1 settembre 2013 - Lady Gaga

L'obiettivo delle nostre vite non è salvare l'Italia, ma trovare difetti a Lady Gaga. È questo l'esercizio di stile a cui noi italiani, madonnari e mestieranti dal click facile su Twitter giochiamo spesso (me compreso, chi non ha peccato, scagli la prima pietra) per trovare il marcio nella pop star femminile più brava e capace e divertente e (aggiungi un complimento) degli ultimi anni. Questa sera ha proposto 8 tracce, ne pubblicherà 15 in «Artpop» quindi c'è ancora molto da scoprire.

Ecco cosa ha cantato, con micro classifica:

Aura (Secondo Posto)
MANiCURE (Sesto posto)
ARTPOP (Settimo posto)
Jewels and Drugs feat. T.I, Too Short and Twista) - (Ottavo posto)
Sex Dreams (Terzo Posto)
Swine (Primo Posto)
I Wanna Be With You (Quarto posto)
Applause (Quinto posto)

Lady Gaga (dal punto di vista musicale/visivo) ha proposto nulla di più di ciò che abbiamo già visto nei suoi ultimi (e ormai non più recenti) live. Ha sempre questo desiderio fortissimo di comunicare, di parlare a voce e senza cantare, di far capire che la sua non è "soltanto" musica, ma un atto di devozione verso il suo sogno reale, verso il pubblico che oggi ha conquistato, verso se stessa anche e quell'ego che un po' ci disturba (quando ci mettiamo nudi su Instagram, invece...).

Blablabla, anche meno, ti prego canta.

Che poi alla fine anche chi se ne frega: alla fine ti porti a casa molte più cose, ci pensi il giorno dopo mentre fai colazione, mentre leggi il giornale dall'ultima pagina per vedere le notizie di spettacoli.

Il punto è io sono un fan della Lady Gaga baraccona, quella che la butta in caciara vestita come una pazza uscita dall'ospedale psichiatrico un minuto prima. Ecco, quella lì è morta e me ne sono fatto una ragione. Oggi, di contro, la Germanotta porta con se non tanto quell'Artpop sucatello metodo Abramovic tanto chiacchierato e che tutti cercano in ogni sua performance, ma la nudità (e il successivo trasformismo) della sua persona. Fa vedere i suoi capelli da bidella della Marco Polo (la mia scuola elementare, che tenerezza, ero obeso, lasciamo perdere), mostra le sue chiappone da cavalla da corsa senza preoccuparsi di nulla e di nessuno, canta inseguendo le atmosfere dark del rock e non quelle rosa del pop.

Insomma, Gaga avrà tolto gli intro ai videoclip che ci scioglievano nell'acido l'anima, ma l'essenza è la stessa. È una ragazza che gioca con molti più giocattoli di qualsiasi altra popstar al suo livello. Usa il palco come camerino, fa un po' come gli pare. Si fa portare via da un ballerino presa dalle parti intime, si diverte e gioca con il suo talento. Stacca teste alle Sirenette prima che possano tornare a parlare, mette maschere da porcello. Insomma, mia nipote di 7 anni.