martedì 25 dicembre 2012

Babbo Natale, stavolta ci hai fregati tutti


Caro Babbo Natale, questa mattina mi sono svegliato e sotto il mio presepe (perché mia mamma non vuole fare l'albero poiché - secondo lei - sporca) non c'era nessun regalo. Ma niente di niente. Veramente qualcosa c'era, ma l'ho visto comprare dai miei con la loro carta Bancomat, quindi immagino che tu non c'entri niente.

Mi sono messo lì, l'ho fissato per qualche minuto questo presepe (fatto con due capanne, sei re magi, una roba stroboscopica) e ho visto solo un pandoro, un dolce tronchetto e credimi, un colluttorio. Insomma, sembra che passeremo un 2013 a risanare le carie di questo 25 dicembre dove la gente mangia di più. Soprattutto dolci, grassissimi dolci.

Caro Babbo Natale, non ho capito quale sia la tua strategia, ma sembra che tu abbia un piano molto speciale. Me ne sono accorto ieri, tenendo tra le braccia (e malamente) Marco, il bambino appena nato di mia cugina, quella che ha avuto un po' di casini ma adesso è felice.

Marco il Natale non sa nemmeno cosa sia, ma i suoi occhi sembravano coglierne lo spirito. Era lì, tra le mie braccia insicure e fissava il lampadario, dove ci sono delle palline appese (quelle dell'albero che mia mamma non vuole fare) che scintillavano come stelle.

I suoi occhi si aprivano sempre di più, come se quella luce fosse l'unica cosa importante al mondo.

Caro Babbo Natale, quest'anno secondo me non sei passato e ci hai fregati tutti. Ma ho capito, ho capito il tuo piano. Stai concentrando tutti i tuoi sforzi perché la nostra famiglia la si guardi negli occhi e si racconti la verità. Perché passi più tempo assieme e non semplicemente nella stessa stanza.

Stai scalando montagne perché non ci si alzi dopo aver mangiato per correre su Facebook e condividere virtualmente quello che non riusciamo più a condividere nella realtà. Stai lavorando 18 ore al giorno perché i nostri contratti durino qualche mese in più, perché i nostri capi ci trattino come risorse e mai come rami secchi. Perché non si debba piangere dopo aver dato il meglio.

Stai facendo magie perché l'amore sia commovente, l'amicizia un trampolino e non un tapis roulant, l'affetto un motore e non un coltello. La vita un miracolo e non una maledizione.

Caro Babbo Natale, ho tutti i parenti evangelici e per loro il Natale cattolico è una cosa brutta e cattiva. La mia famiglia non sarà tutta intorno a questo tavolo ma mi sento molto fortunato anche se non mi hai portato (quasi) niente. Ho poche cose da scartare e ancora troppo da scoprire.

Per il prossimo anno, se riesci, fai che possa avere gli occhi di Marco. E il suo stupore per le cose che non si vedono. E quella tutina dell'Original Marines con una ventina di taglie in più. Con affetto.

Alessandro