lunedì 24 settembre 2012

Perché pretendo gli AUGURI per il mio compleanno

Premessa: avevo 13/14 anni, non ricordo. Ho organizzato una festa di compleanno nel mio garage. Per me era un sogno, una specie di cosa proibita molto sexy.

Mi sentivo adulto, soprattutto quando mi sono state date le chiavi di casa con la raccomandazione di non fare troppo casino. Era talmente proibito quel sogno che i miei genitori potevano vedere il garage semplicemente affacciandosi alla finestra. O scendendo 10 gradini. O uscendo dal cancello principale.

Potevo farla dentro una stazione di polizia e sarebbe stato più trasgressivo.


Insomma, ero nervoso perché a me piace far stare bene le persone che invito "alla mia festa" e perché l'autocelebrazione è un lusso che amo concedermi nel mio giorno speciale. Il giorno dei miei anni.

Il fatto che il 29 settembre 2012 ne compia 29 non ha ridotto quella somma di infantilità che mi contraddistingue. Suonerebbe come un avvertimento detto oggi. Lo è. Ma sono giustamente giustificato.

Non avere alcun regalo (nemmeno piccolo, nemmeno un pensiero), per me oggi è MORTALE. Tipo che ci rimango malissimo. Almeno gli auguri subito dopo mezzanotte, questo per me è primario.

Non che voglia tanti regali da tutti, ci mancherebbe, ma se proprio nessuno ha un pensiero per me, un biglietto, due schiaffi, non so, qualche di personale, mi dispiaccio.

Anche solo un ti voglio bene, dai, non chiedo molto.

Quell'anno due ragazzi del mio palazzo mi fecero lo scherzone: illudermi che non mi avrebbero regalato nulla. Parlavano all'orecchio tra di loro, confabulavano a quasi alta voce dicendo "ma chi se ne frega, tanto non se lo merita". Insomma, appena intravidi la polemica li buttai fuori dal mio garage.

Si diedero un cinque, tornarono con una bellissima macchina rossa (che ho ancora, era stupenda) ma mi fecero venire una rabbia fin sopra i capelli che rovinò tutto il mio castello fatto di mondanità tra cancelli che si aprono, sgasate di aranciata e Dixi del discount mangiata a gruppi di tre.