martedì 18 settembre 2012

Ma "Ti lascio una canzone" non era una fiaba?



Una bambina che piange in tv perché protagonista di una gara è un problema? Il fatto che succeda a "Ti lascio una canzone" è così drammatico? Parliamone. Vediamo se riesco a spiegare cosa penso senza farvi diventare pazzi. E poi aspetto le vostre opinioni, se vi va.

Nella sua prima edizione, il programma di Raiuno nasceva con una missione importante: dimostrare che i bambini possono cantare le canzoni degli adulti, farlo con sentimento e con un'intenzione che a molti cantanti adulti (di X Factor, di Amici e del mercato discografico) mancava e manca. Del tutto.

Non era una gara, ma una celebrazione del bel canto, dei brani della memoria, lasciando spazio non solo alle classiche strappalacrime da "che belle corde vocali che ho", ma alle canzoni della nostra vita, quelle che ricordano i nonni, l'amore delle mamme, gli abbracci in bianco e nero.

E a mezzanotte tutti a casa. Poesia.


Sì, per me è sempre stato un po' questo "Ti lascio una canzone".

Inserire il meccanismo della gara, del talent show, delle percentuali, dei nomi sullo sfondo, il giudizio e l'eliminazione, sembra non stia portando l'aria di novità o i frutti sperati. Solo colpa delle insufficienze date dai giudici che diventano (ovviamente) lacrime dei bimbi? Non direi.

Il problema (se vogliamo trovarlo) di Ti lascio una canzone oggi è l'assenza di brivido. Noi ormai siamo abituati a vedere tantissimi bambini che cantano in tv, sono arrivati anche nei programmi clone delle reti regionali. Un'invasione di minorenni che da grande vogliono fare musica.

Risultato? I giovani dall'ugola d'oro sembrano sempre di più la caricatura antipatica di quelli dell'edizione precedente. Un vortice di identificazione distorta che fa malissimo alla tv.

Il risultato è che tutto un po' più plastico, meno "vero", meno fiaba. Se a questo aggiungi un meccanismo duro come il voto commentato, l'eliminazione e la sfida finale, ecco, quel processo viene accelerato e portato alle sue estreme conseguenze.

Se una bambina piange quando riceve un cinque o per un voto basso (o qualsiasi sia il motivo, sembra che Caterina Zampieri piangesse di gioia, addirittura), non è colpa della Clerici, non è colpa di Pupo, non è colpa di nessuno.

Al massimo, è responsabilità dei genitori fare in modo che quell'esperienza sia utile e non un piccolo trauma che, per esempio, li porti a smettere di credere nel loro sogno.

Se le bimbe che ho visto piangere nelle prime due puntate smettessero di andare a scuola di canto come hanno sempre fatto, questo sarebbe l'unico vero grande problema. Avrebbero imparato che la vita non è fatta solo di carezze, benissimo, ma in prima serata su Raiuno.

Poi c'è un discorso personale. Io sono uno di quelli che vorrebbe vedere i bambini in tv ridere, agitati per fare bella figura e non per ricevere un bel voto. Innocenti in un programma/incantesimo che non li porti (almeno per una sera, almeno finché sono piccoli) alla triste e spettacolarizzata realtà.