giovedì 20 settembre 2012

Grazie di tutto

Non so quanti di voi abbiano provato l'esperienza dell'affidamento pomeridiano, una sorta di baby sitting per potenziali criminali o giovani in estrema difficoltà familiare. Bhé, per me è stato all'inizio un salto in un burrone, poi una sfida difficile. Oggi è una delle cose che mi fa sentire vivo.

Niente, dopo due anni questo ragazzino di 16 anni, per la prima volta mi dice "grazie di tutto". Lo dice sorridendo, lo dice quasi di spalle. Io sono in scooter, non ci penso. Lo saluto e dopo un metro scoppio a piangere. Non era la prima volta che mi diceva "grazie", non è mai stato un irriconoscente.

Ma per la prima volta mi ha detto grazie "di tutto" e lo ha detto con l'intenzione di un adulto. Ieri sera ci siamo confidati su temi particolari, cose legate alla crescita, al bullismo, a come le persone ti considerano guardandoti dall'alto in basso e senza sapere cos'hai dentro. E lui dentro ha l'inferno.

Io su questo tema ho qualcosa da dire, gli spiego che ci sono dei modi giusti e dei modi sbagliati per reagire alle provocazioni, gli dico di non alzare mai le mani anche se offendessero sua madre, gli chiedo di prendersi le rivincite con furbizia, senza rancore, al momento giusto e facendo capire che punti più in alto di loro. Gli dico di finire il suo panino altrimenti "lo prendo a schiaffoni", per coerenza.

Gli dò dei consigli, il più dei quali ai più banali, beve la sua Coca Cola. Fa sì con la testa ed è lievemente in imbarazzo. So che mi sta raccontando cose che non direbbe nemmeno a sua madre o a suo fratello. Se la sarà dette allo specchio, o a letto prima di andare a dormire.

Le dice a me, sa che ne farò buon uso. E io so che farà come gli dico, con fiducia.

Parliamo di "Call of Duty", sorride, mi racconta di armi e di zombie e di armi che diventano sempre più potenti ma che non esistono e sono bellissime. Ci diamo un appuntamento per i prossimi giorni e prima che me ne vada, mi stampa quelle tre parole nel cuore. Innocenti, pulite.

Un "ti voglio bene" in chiave adolescenziale che è uscito dalla sua bocca con una forza che mi ha steso a terra. Grazie a te Vincenzo, volevo dirgli, grazie a te.