Rimango colpito quando Rolling Stone Italia dà un voto agli album pop. Una cosa non proprio comune, e spesso quando accade sono stroncature tutte da ridere. La sorpresa vera invece questa volta è stata trovare nel numero di gennaio quattro stelle su cinque a "Talk That Talk" di Rihanna, la Madonna Nera che da alcune settimane sto ascoltando sul mio iTunes (devo dire con un buon successo, mi piace più di altri lavori precedenti).
La recensione inizia con una cosa che penso da molto tempo, "Il mestiere del pop è vendere. Il suo modo è il singolo". E da lì una lunga spiegazione che sembra più che altro non dover far indignare il lettore medio del mensile, il quale nella migliore delle ipotesi la odia o la considera niente più che un oggetto degno di insidiosi desideri sessuali.
Un passaggio mi ha colpito: "Rihanna (in questo album) trova la sua dimensione ideale: un misto di cazzodurismo vocale e malinconia contagiosa". Una cosa, quella scritta sulle pagine della guida al rock'n'roll style che in realtà si trovava in minor parte anche negli album precedenti, ma che oggi sembra esserle entrato (a forza? naturalmente?) nelle ossa.
Rimane aperto il dubbio dei dubbi. Quel fare da "sono schiava del pop", è totalmente fuori dal suo controllo? Se la seconda ipotesi fosse vera, se fosse anche solo in parte madre del suo successo, si confermerebbe la teoria (sempre del recensore, Emilio Cozzi) secondo cui "È anche per il suo pop che si è deflorata la verginità di chi non vorrebbe si confondessero musica e supermercato".
C'era un manuale americano sul perfetto blogger e una delle regole fondamentali era "Non lasciare il blog senza spiegazioni".
Ecco: io penso di averlo fatto per l'ennesima volta senza dirvi beh, lasciando tra l'altro come ultimo post una roba che se dici a qualcuno che il tuo post finale era proprio Baila forse mi si riderebbe in faccia con gli sputacchi. Tra i buoni propositi, sapete sono quelli che poi nessuno mai rispetta, c'è quello di non limitarmi a far sentire la mia voce solo su Twitter, che ormai è la mia prima casa madre (@kaokblog, basta cliccare sulla destra nel box).
Ci sono pensieri troppo lunghi che non posso scrivere in una frase, ci sono emozioni che non posso non condividere qui perché poi sto male e me li trascino per troppo tempo. Sento la necessità di esprimermi a volte, non solo di scrivere (per mestiere, ma per natura). Perché quello che penso e quello che sento, amici di Kblog, al 100 per cento delle volte lo dico più a voi che a chi mi è molto vicino personalmente.
Lo schermo annulla il mio imbarazzo? No, lo faccio perché so che voi mi leggete, rispettate quello che ho da dirvi e lasciate che questo diario (non segreto) rimanga tra noi e si limiti a un sorriso caldo quando ci incontreremo (o ci incontriamo) faccia a faccia. Buon anno a tutti: io il mio 2011 non l'ho buttato via, non butto via mai niente, anche le cose che un po' si accumulano e a volte mi uccidono. Non butto nemmeno questo blog antiquato che fa parte della mia vita come una famiglia.
La coppia di stupende over 40 della giuria tecnica. Sembrano due di S.O.S Tata, ma sconsacrate.
Il concorrente Damiano Ferrero e la tracimantissima passione per il ballo. E la voce odiosa della sua compagna Rossella Canuti.
Scoprire che esiste il Walzer inglese e che si possono fare gli stessi 5 passi di danza per tutti i generi come se nulla fosse.
Scoprire che la D'Urso e Cenci, comunque e a ogni modo, plagiano il Comitato di "I fatti vostri". I momenti di cazzeggio libero verso mezzanotte si sono rivelati a dir poco speciali.
Immaginare Milly Carlucci che guarda lo show mentre non sa se ridere o piangere.
Sulla listaouting sento di dover dire anche qui una cosa che ho scritto anche su Twitter. "Lista dei politici gay? Non ci interessa. Naturalmente dopo averla letta". E con questo, ho detto tutto.
Ho preso un granchio. Ho visto una foto della Hathaway sul set del nuovo Batman e ho pensato istintivamente che fosse legato a un film a parte, come se non c'entrasse con "The Dark Knight Rises" e Christopher Nolan. Il motivo? La moto trash che cavalca.
È morto Sergio Bonelli. Il Gesù del fumetto italiano.
Mi spiegate il motivo per cui Adele è tornata prima in classifica su iTunes? Dico, non è morta. Cos'è successo?
La mia curiosità su cosa succederà stasera a Baila! supera nettamente il desiderio di sapere cosa c'è dopo la morte.
Gattonero, pur avendo idee contrarie alla mia, ha accettato sbofonchiante che comprassi la mia fiammante chiavetta Tre.
Sosteneva, infatti, che fosse più opportuno prendere direttamente un cellulare economico Android, spendendo 99 euro più una tariffa web per usare il Wi Fi del cellulare.
Tutto questo in attesa del mio prossimo acquisto, l'iPhone 5 (prima vediamo com'è, poi decido).
Detto questo compro la chiavetta.
Pago 19 euro di chiavetta, 15 euro di ricarica e 10 euro di scheda. Il primo mese ho 100 ore cumulabili e non divise in settimane, utilizzabili nell'arco di 30 giorni. Se a fine dei 30 giorni trova altri 15 euro ricaricati, te li scala, altrimenti ti disattiva tutto fino a quando non ricarichi.
Adesso cosa succede: ho avuto la mia connessione funzionante per le prime ore. A seguire, il vuoto cosmico. E qui arrivano i guai.
Mi dicono di chiamare l'800179797. Mi rispondono, per ben due volte consecutive, ragazze che non hanno la più pallida idea di quello che mi stavano dicendo, non capendo il mio problema.
Peraltro, avevo la sensazione che questo servizio clienti fosse collocato in Sud America o in Romania. Ma non ne ho certezza. Fattostà che non erano in grado di aiutarmi.
Niente contro i servizi clienti esternalizzati, ma il risultato è che queste persone non sapevano risolvere un problema semplicissimo. L'unica cosa che capisco è che devo ricaricare la mia scheda. Lo faccio on line, ma non riesco a finalizzare la ricarica.
Chiamo il 133.
Mi dicono che la prima ricarica di 15 euro non è stata effettuata dal negozio che mi ha attivato la carta.
Molto bene: chiamo il negozio. Il negozio mi dice che la mia carta è difettosa e che va sostituita. Il problema è che loro non sapevano come chiamarmi, visto che non mi hanno chiesto il numero di telefono. (E su questo stenderei un velo pietoso).
Vi racconterò com'è andata a finire. Ad ogni modo: Grazie Tre.
Dopo alcune minacce di suicidio se non avessi ripreso la rubrica, eccomi.
Andy Whitfield è morto a 39 anni di tumore. Ho come la sensazione che la gente in questi giorni abbia speso molte più parole sui suoi addominali che sul fatto che un ritratto della salute sia morto di quella roba maledetta.
Le mie quotazioni da stalker hanno raggiunto livelli stellari da quando uso Webstagram (non avendo l'iPhone, ancora per poco)
Devo andare al cinema a vedere qualsiasi cosa. Avrò tempo di andarci quando non ci sarà più nulla di carino, come sempre. Anzi, se avete consigli, fatemi sapere cosa avete visto di recente o sapete che ne vale la pena.
Sto leggendo e collezionando tutto Sailor Moon, edizione GP Publishing. La cosa fa di me una ragazzina? Ne sono consapevole <3
L'altro giorno Barbara D'Urso ha speso parole di sdegno per chi ancora dice "non parlare con quello perché è ricchione". Nel suo piccolo, credo che abbia fatto un buon servizio. Nel suo piccolo.
La mia nuova passione inguinale dal punto di vista musicale pop di confine sono Le Strisce. Ve li consiglio.
Senza offesa per gli artisti italiani citatii, ma qui siamo ai livelli per cui: o hanno grafici di merda, il che mi pare un po' strano lavorando come multinazionali ma si sa mai non è detto.
Oppure siamo noi italiani che vogliamo copertine orrende. Qual è la vostra teoria a riguardo? Voi direte, ma io la musica italiana non la ascolto. Ecco, io sì.
E mi piacerebbe che fossero gustose, interessanti, al passo con i tempi. Non degli spot della Tena Lady. O dei prodigi/accozzaglia da Paint. Anti-marketing TOTALE.
All'estero c'è una cura, un pensiero, un'idea. Sembra che la copertina l'abbia pensata l'artista, non un pinguino. Noi non ce la facciamo proprio.
È un tema aperto, ne riparleremo tra un po' per capire se è solo un caso o (come immagino) sono proprio io che ho ragione.
Non me ne vogliano i fan di Giorgia, Emma Marrone, J-Ax e Luca Carboni. Ma ragazzi... che orrore. Ci sarà qualche fan che la pensa come me, o no? Sembra di essersi bloccati agli anni '90 da quattro vite.
Come tutte le case che si rispettino, anche la mia ha avuto tanti sani problemi con Fastweb. Da mesi la linea era un po' tipo 70enne in cerca di avventura, non so se mi spiego. Ecco una cronaca ragionata degli avvidendamenti.
Giovedì - Il modem è ufficialmente morto, chiamo l'ufficio clienti. A pagamento perché la linea non funzionava (chiaro) e il cellulare segnalato dai coinquilini non è il mio. Mi rispondono dopo un'attesa di circa 10 minuti. Fissiamo un appuntamento a sabato ore 16 lasciando il mio numero come riferimento.
Dopo questa stupidaggine che ho appena scritto, sto per mostrarvi le 10 e dico DIECI Miss di Miss Italia 2010 più brutte del nostro Paese.
Adesso, non è per fare polemiche, ma so che ci sono delle selezioni regionali. Se queste sono passate in pre-finale o finale (non lo so) le altre erano delle pattumiere dell'organico di una macelleria in Sud America, come minimo. Eccole, per voi.
Votate la più brutta nei commeenti, eleggiamola, commentiamola. Ve ne prego, è importante.
Jennifer Aniston - Sono maleducato se dico: finalmente zoccola?
Charlie Day - Geniale la sceneggiatura, perfetto lui nell'interpretare i momenti più divertenti del film. Vince, prima fra tutte, la scena in macchina dove balla "That's not my name" dei The Ting Tings come un vero deficente. Amore a prima vista.