lunedì 12 settembre 2016

Cosa puoi comprare al prezzo di iPhone 7 e 7 Plus



iPhone 7 (Prezzo Base)

67 kg di pecorino sardo
472 pizze congelate gusti vari Carrefour
79 kg di trita sceltissima di bovino adulto
1.815 Cornetti Algida classici
841 kg di banane
267 confezioni di Pan di Stelle (da 1 kg)
335 barattoli di Nutella da 450 grammi
228 bottiglie di Spumante Prosecco Doc
536 confezioni di Bagnoschiuma Dove
2.048 rotoli di cartaigienica Scottonelle

iPhone 7 Plus (Prezzo Base)

1.401 scatolette di tonno all'olio di oliva Palmera
524 confezioni di cioccolato Nocciolato Novi
1.676 mozzarelle Alta Qualità Granarolo
1.896 lattine di birra Tuborg da 330 ml
3.912 uova categoria A medie
47 kg di Prosciutto Crudo di Parma Dop
105 kg di Caciocavallo Fiaschetto Latteria Soresina
789 kg di finocchi
2.134 rotoli di Casta Casa Regina di Cuore Super Assorbenza
35 cellulari Nokia 108 con radio e fotocamera da 0,3 Megapixel




sabato 3 settembre 2016

Cartolina da Roma

Mi sono svegliato presto la mattina, ogni giorno, anche se non c'era bisogno. Mi svegliavo e andavo a correre senza mai un singolo accenno di noia o pigrizia. Scendevo di casa e andavo a correre guardando le persone, il verde, le sorprese che Roma ti riserva dietro ogni angolo, quando meno te lo aspetti.

È la prima volta che vivo Roma davvero, grazie forse a un posizionamento "apparentemente sfavorevole" come Trastevere, un posto che grazie a Dio non ha la metropolitana e mi ha obbligato a muovermi con i mezzi di superficie, con i bus, in treno, a piedi. O correndo, come (quasi) ogni mattina.

Ho trovato una città bella in questo fine agosto piuttosto tranquillo, a scuole chiuse, con qualcuno ancora in vacanza. Niente turismo artistico, questa estate mi sono dedicato alle persone, alle passioni, alle domande, alla mia serenità.

Andavo a zonzo per Roma con l'approccio dell'avventuriero. Uscivo per un fumetto e tornavo avendo girato l'intera città, facendomi consigliare dove mangiare, dove bere un caffè, usando le mappe per orientarmi e le persone come guida turistica. Parlavo con i negozianti, ci siamo confrontati sui temi più disparati, senza conoscerci. Ricordo divertito una rosticceria dove ho preso un pezzo di parmigiana dietetica (ahaha) e dopo un minuto il proprietario mi ha detto: "Non te posso vedé così. La parmigiana 'Va accompagnata', e mi regala un pezzo di pizza bianca appena sfornata.

Sono stato bene, ho trovato il sole in ogni cosa. Sono un ragazzo semplice, lo so. A volte si fa nei posti esotici alla ricerca dell'approccio con la natura. Io sono passato a Roma per trovare o ritrovare anime, persone che sorridono davvero, che ti parlano senza dover dimostrare di essere nessun altro se non se stessi. Ne vedo così poche, a volte.

Ho scoperto che Internet è il luogo dove si creano un sacco di impressioni e pochissimi dati certi sulle persone. Sulla loro onestà, sul loro cuore soprattutto, siamo così bidimensionali su questi schermi.

Ho capito, parlando con un po' di persone, che siamo afflitti dalla malattia delle "impressioni" e dei "pregiudizi" e che facciamo pochissimo sforzo per incontrarle quelle persone e ancora meno per capire chi c'è dietro quelle parole sul web e quelle immagini. Non ci conosciamo davvero, siamo troppo difesi.

Quel senso "Slow Life" che è croce e delizia del tipico vivere romano, è una benedizione per chi come me viene dalle gare di equitazione di Milano, dove si va verso l'obiettivo mentre gli altri cavalli cadono e tu, un po' drogato (in senso laterale), sei programmato per vincere, non per vivere.

Una pessima estremizzazione per dire che farò l'impossibile per conservare un buon bilanciamento tra come sono stato qui e come vorrò stare nei prossimi mesi. Perché devo più avere l'assurda percezione di "non esistere". Sembra incredibile, ma a volte è così.

Roma è una città complessa, piena zeppa di problemi. Ma c'è una voglia di "esistere" e di vivere pienamente che mi colpisce ogni volta. I clienti che parlano con le cassiere conoscendo reciprocamente il nome, il barista che ti guarda in faccia e inizia a sfottere perché capisce che non te la prenderai a male (anche se capisce che te la prenderai a male, eh!). Nelle piccole cose, in quell'assenza di muro tra le persone, in quel modo naturale di respirare l'aria che li circonda, ci ho trovato un pezzo di serenità che mi porto a casa come un prezioso souvenir.

A presto Roma. Grazie.

lunedì 13 giugno 2016

Davanti al Pulse di Orlando c'è un Dunkin' Donuts


Ci affacciamo al terrorismo (di qualsiasi radice sia) con lo stesso atteggiamento di un bambino al suo compleanno al quale rovinano la festa. Le cronache raccontano tante morti, tutti i giorni, ma ce ne sono alcune che ci fanno più male e solitamente sono quelle che ci toccano più da vicino, quelle in cui diciamo "Ci potevo essere io".

Calzante è l'evento che ha sconvolto la nostra domenica 12 giugno, quando leggo di questa sparatoria i cui dettagli sono tristemente noti a tutti. Un matto, Omar Mateen, entra in una discoteca LGBTQ+ di Orlando pesantemente armato e spara in mezzo alla folla: 50 morti, 53 feriti e una scia di dolore enorme. Qualcuno scappa, qualcuno si rifugia in bagno (la storia del ragazzo che invia gli sms alla mamma, mi ha devastato) ma tiene dentro degli ostaggi.

Verrà poi ucciso da una squadra di intervento armata.

La discoteca è posizionata in una zona piuttosto centrale della città e circondata da fast food (c'è un Dunkin' Donuts grande quanto la discoteca lì di fronte, io nel post serata ci avrei fatto una scorpacciata stellare). Fino alla sera prima il Pulse sul suo Facebook stava pubblicizzando quella che doveva essere una serata latina dove si balla (cito) Salsa, Bachata, Merengue e Raggaeton.

Poche ore dopo, ed è qui la forza che nessun'arma può comprare, quella bacheca diventa il muro dell'orgoglio... a testa alta. C'è il lutto certo, ma si continua a marciare dritti verso la stessa direzione, quella che lotta contro ogni forma di odio. Il sito del Pulse è attualmente "oscurato", ma c'è un bel messaggio da parte della proprietaria, Barbara Poma:
"Come tutti nel Paese, sono devastata dagli orrendi eventi accaduti. Il Pulse, gli uomini e e le donne che lavorano qui, sono la mia famiglia da 15 anni. Fin dall'inizio, il Pulse nasce come luogo di amore e inclusione per la comunità LGBTQ. Voglio esprimere la mia profonda tristezza e le condoglianze a tutti le persone che hanno perso i propri cari. Sappiate che il mio dolore e il mio cuore sono con voi".
Purtroppo dopo fatti del genere non si può fare molto, soprattutto non da dietro un computer. Che una persona possa provare dell'odio verso la comunità omosessuale è schifoso e deprecabile ma finché rimane dietro un computer lo puoi riempire di insulti, sbugiardarlo, rovinargli la carriera politica e l'immagine personale con il potere delle parole, hai gli strumenti per arrestare la sua inutile corsa.

Ma che un uomo possa esprimere il proprio odio con un'arma da guerra in mano (procurata facilmente, visto che faceva la guardia giurata e negli Stati Uniti tantissime persone possono procurarsi legalmente un'arma senza troppi problemi) è inaccettabile. È troppo facile sparare all'impazzata dentro un posto colmo di ragazzi che non possono nemmeno scappare facilmente, visto che è uno di quei luoghi dove ingressi e uscite (per sicurezza e per modello di business) devono essere monitorati. È troppo vile agire essere omofobi e agire così.

È così vile che quel matto non merita nemmeno una delle nostre lacrime. Bisogna stringere i denti, nella coscienza che sì, è morta tanta gente e forse ne morirà ancora (speriamo di no, ma c'è ancora molto da fare) ma alla fine di questa battaglia dove da una parte sputano e sparano e dall'altra si danno la mano e si baciano, spoiler, vinceremo noi.


lunedì 23 maggio 2016

I miei videogiochi del 2016 (tra vecchie glorie e novità)

Dopo aver pubblicato la lista dei fumetti che ho letto e leggerò quest'anno, ecco la lista dei videogiochi che ho giocato da gennaio a oggi e che giocherò fino alla fine del 2016. Aggiornerò questa lista periodicamente per darvi conto delle novità.

La premessa è che non ho tutte le console ma mi difendo bene: Wii U (un pochettino messa da parte in questo primo semestre del 2016, quindi non vi indicherò giochi), Nintendo 3DS, PS3 e PS4. Attenzione: non gioco solo a giochi appena usciti e attualissimi: sono giochi ai quali ho giocato o sto giocando e che mi sono piaciuti.

Nintendo 3DS


Professor Layton vs. Phoenix Wright: Ace Attorney - Gioco comprato nel 2015 e giocato solo da pochi mesi (anche se è uscito nel 2014), questo titolo dal mio punto di vista è lunghissimo o longevo, dipende se per voi i giochi infiniti sono una scocciatura o una bella cosa. Ha una storia parecchio coinvolgente che unisce due esperienze di gioco alternate (quella degli enigmi e quella "legal") assommate in maniera un po' stucchevole. Eppure mi diverte e non è per niente facile. 


The Legend of Zelda: Tri Force Heroes - Comprato alla GamesWeek di Milano approfittando di un'offerta notevole, è un gioco ben valutato da giocatori e critica. Il mondo Zelda di solito è molto immersivo ed è difficile giocare con altri giochi contemporaneamente senza perdere la concentrazione sulla storia e sul da farsi. Questo gioco è più leggero, on line, molto divertente e con la grafica che amo di più: quella che puntata tutto sul divertimento senza badare eccessivamente all'estetica.

PS3

Premessa: sto giocando a una marea di giochi per PS3 approfittando delle offerte trovate sullo store a Natale e poche settimane fa. Quindi preparatevi (per qualche gioco) a un bel salto nel passato.



Mini Ninjas - "Guarda che è una cagatina", mi dicevano. In effetti è un gioco molto semplice ma con un senso estetico davvero contemporaneo (per essere del 2009). Il gioco dura abbastanza ma purtroppo non ti obbliga a sfruttare appieno le potenzialità dei tanti personaggi. Mi ha divertito ma non avrei mai giocato un futuro capitolo. Mi mancheranno i rumori odiosi dei Ninja che ancora risuonano nella mia mente. E non so quante volte ho dovuto rifare uno degli ultimi livelli. Troppe.



Valiant Hearts - "Vedrai che te ne innamorerai al primo colpo". Aveva ragione il mio amico a consigliarmi questo titolo stupendo, con una storia più bella di certi romanzi, immersa in una realtà tristemente vera come la Guerra Mondiale. Enigmi, miseria, trionfi e sconfitte hanno reso questa avventura grafica in un dolce ricordo. È anche un videogioco divulgativo.



Mirror's Edge - È da circa quattro vite che volevo recuperare questo titolo in attesa del nuovo "Catalyst" per PS4. Mi ha divertito così tanto quando mi ha fatto inc***are perché tu passi tutto il gioco a imparare a giocare. Poi è come i buoni vecchi videogiochi di una volta: la strada non è segnata ma te la devi trovare tu. Un videogioco affascinante sul mondo del free-running. 


Life is Strange - È il videogioco al quale tutti dovrebbero giocare. Non è di certo il primo titolo che nasce dall'idea far sviluppare una storia in modo diverso a seconda delle tue scelte, ma non pensavo che l'ambientazione scolastica avesse poi dei risvolti così poetici e sociali importanti. Ritrovarsi a parlare di temi come il suicidio e l'eutanasia mi ha spiazzato. È bellissimo.



Catherine - Lo vedevo sempre lì alla "Fnac" (quando ancora stava in Italia) continuamente in offerta. All'inizio ho pensato fosse in offerta perché ignobile da giocare. Ci sto giocando proprio in queste settimane ed è pura follia. Secondo me un ragazzino se ci gioca lo butta nel cesso dopo 3 minuti. È un'avventura grafica erotic-horror che somma l'indagine sociale su come si comportano le persone in coppia a degli incubi notturni nei quali bisogna scalare delle torri. Folle e difficilissimo.

PS4



Overwatch - Come può un nuovo aspirante e-sport game,entusiasmare un giocatore di avventure grafiche e platform? Ho da pochissimo la PS4 ma è da tantissimo tempo che aspetto questo gioco. Ho avuto la possibilità di provare la Beta e sono rimasto fulminato dall'ambientazione e dalla meccanica. È un po' più sparatutto di quello che immaginavo, ma squadre e strategia per vincere anche qui sono necessarie. Con meno complicazioni possibili rispetto a giochi simili, in puro Blizzard style.



Guitar Hero Live - Un appassionato di musica come me può non avere questo gioco? Probabilmente sì, però vi dico che non c'è cosa più bella che passare un'oretta al giorno a giocare questo nuovo capitolo del gioco che ha fatto impazzire una generazione. La presenza di una tv tematica on line (anzi, due, visto che ci sono due canali diversi) con tanto di palinsesto, un catalogo aggiornato di brani e un meccanismo che incita a giocare per sbloccare i contenuti senza spendere soldi in più rende questo vecchio classico ormai impolverato, di nuovo intramontabile.





lunedì 11 aprile 2016

Io e Clash Royale abbiamo un problema


Oggi parliamo di giochi poco impegnativi che ti fottono la vita. La premessa è che gioco da quasi due anni a Clash of Clans ma io e lui abbiamo avuto sempre un rapporto piuttosto conflittuale. Lo prendo, lo mollo, lo riprendo. Ma alla fine, posso pure nascondermi dietro un dito, ma ci gioco da così tanto tempo che la nostra è a tutti gli effetti una relazione alla luce del sole e ci sono i presupposti per il matrimonio.

Da quando ho un cellulare con le app, anche se Snake rimane sempre il mio gioco per cellulare preferito (quasi pari merito con la versione digitale del "Bantumi" africano per il 3310, ma vabbeh quello non ve lo ricordate), questo gioco rimane in assoluto il più giocato, il più a lungo: più di Angry Birds, più di Piano Tiles, più dei 150 mila giochi pubblicati da Ketchapp, molto più di Subway Surfer o Temple Run (che non so perché, non mi è mai piaciuto).

lunedì 21 marzo 2016

Twitter: cosa mi ha dato in questi 10 anni


Mi ha fatto ridere nei momenti in cui ero triste / Mi ha fatto compagnia quando mi sentivo solo / Mi ha fatto trovare degli amici veri che mi vogliono bene davvero, non solo a parole / Mi ha spinto a fare dei viaggi che hanno cambiato la mia vita / Mi ha fatto trovare l'abito giusto per un matrimonio / Ho trovato frasi cariche di stima per quello che faccio, messaggi che non ho mai ricevuto prima da nessun altro / Mi ha fatto bloccare persone che mi hanno fatto del male e alle quali, forse, ho fatto del male anche io / Mi ha fatto capire chi sono gli artisti che non hanno autoironia / Mi ha aiutato a far conoscere agli altri il mio "lavoro" / Mi ha ricordato che una cosa detta a una persona, l'hai detta a tutti / Mi ha fatto incontrare persone che ho amato e amo / Ha aiutato a migliorarmi / Mi ha insegnato a essere un po' meno diffidente a volte e a essere molto più diffidente altre volte / Mi ha ricordato che le parole sono pesanti / Ho imparato a essere più sintetico nella scrittura / Mi ha fatto capire che l'ordine delle parole cambia il significato di ogni frase / Mi ha fatto passare dei pomeriggi bellissimi e delle nottate indimenticabili / Mi ha fatto bere vino e sono quasi astemio / Mi ha fatto capire che Twitter è bello quando mostri chi sei e non chi vorresti essere / Mi ha spinto a essere il quadro e non le copie / Mi ha fatto capire che l'obiettivo non è collezionare follower, ma divertirmi e divertire / Mi ha aiutato a non vergognarmi mai di quello che sono.

lunedì 14 marzo 2016

RSVP - Gli eventi uccidono la scrittura?



Tutto è nato da una domanda su Instagram, credo sia successo più o meno tre mesi fa.

Mostravo una foto in un baretto con un amico di sera a mangiare biscotti, perché dovete sapere che il mio apice del divertimento si basa su cose semplici. E forse questo è il mio problema.

Un collega mi ha chiesto: "Ma non sei a quel ciclo di tre eventi in contemporanea stasera?". In quel momento, per la prima volta nella vita a una domanda simile risposi: "Da un po' di tempo ho deciso che il mio lavoro è scrivere e non fare il presenzialista agli eventi". Tadàn!

Da quel momento è partita in me una specie di inimicizia naturale esplicita (e non più solo implicita) verso quella vita professionale fondata sul rispettare minuziosamente un fitto calendario di eventi ai quali "dovresti" / "puoi" / "faresti a botte per" partecipare.

Che sia chiaro: non c'è cosa che renda più felice un giovane (o anche un meno giovane) professionista che essere chiamato a presenziare a quella conferenza stampa o a quell'evento o a quella situazione o figuriamoci se c'è magari c'è anche da apparire in tv: a volte sono cose belle e utili, dove il giornalista viene informato e coccolato. Sono occasioni (spesso uniche per chi non lavora per testate grosse) per incontrare artisti e personaggi.

E allora veniamo al motivo per cui scrivo queste righe.

Parlavo con un altro collega la scorsa settimana e lamentava che questo "lavoro nel lavoro" sottragga un sacco di spazio alla scrittura o anche solo a guardare con maggiore lucidità quello che ti gira intorno. Mentre sei preso da quel "fitto calendario" di eventi, eventoni ed eventini, perdi di vista altre priorità, rimandi scadenze... ma soprattutto scrivi molto meno.

Mi lasciano perplesso i party fine a se stessi, la ricerca della "sensazione vip" che scavalca il tuo ruolo di autore: sono convinto che se chiedessi a alcuni colleghi se poi quella trasmissione l'hanno vista o quell'album l'hanno ascoltato, è molto probabile che ricorderanno con maggiore lucidità quanto si sono divertiti a quell'evento, cos'hanno mangiato e se l'open bar era perfetto.

Il problema è che di fronte a questa legittima (e normalissima, non sono così rivoluzionario) scelta di campo, poi mi sento (o mi fanno sentire?) fuori posto. È giusto che viva le cose a modo mio o forse è più corretto buttarsi nella mischia come fanno quasi tutti gli altri?

La risposta la so già specie dopo una recente conferenza stampa alla quale sono andato. Mi sembrava non di essere lì per conoscere le novità di un programma tv, ma per sentire il chiacchiericcio di fondo tra invidie, cattiverie e tanta voglia di "esserci" a ogni costo.

Mi avete già visto e sono certo mi vedrete ancora partecipare agli eventi (specie in queste settimane, dove piovono situazioni, per questo nasce il post) ma quando apro la mia agenda, cerco di organizzarmi per capire non tanto a che eventi andrò, ma prima di tutto spremo le meningi per capire di cosa vorrò scrivere.

Il resto è un di più: se ho voglia, se può essere utile per il mio lavoro, se mi va... vado. Altrimenti rimango in ufficio o a casa per scrivere. È il mio lavoro e vorrei rimanesse tale.