lunedì 23 maggio 2016

I miei videogiochi del 2016 (tra vecchie glorie e novità)

Dopo aver pubblicato la lista dei fumetti che ho letto e leggerò quest'anno, ecco la lista dei videogiochi che ho giocato da gennaio a oggi e che giocherò fino alla fine del 2016. Aggiornerò questa lista periodicamente per darvi conto delle novità.

La premessa è che non ho tutte le console ma mi difendo bene: Wii U (un pochettino messa da parte in questo primo semestre del 2016, quindi non vi indicherò giochi), Nintendo 3DS, PS3 e PS4. Attenzione: non gioco solo a giochi appena usciti e attualissimi: sono giochi ai quali ho giocato o sto giocando e che mi sono piaciuti.

Nintendo 3DS


Professor Layton vs. Phoenix Wright: Ace Attorney - Gioco comprato nel 2015 e giocato solo da pochi mesi (anche se è uscito nel 2014), questo titolo dal mio punto di vista è lunghissimo o longevo, dipende se per voi i giochi infiniti sono una scocciatura o una bella cosa. Ha una storia parecchio coinvolgente che unisce due esperienze di gioco alternate (quella degli enigmi e quella "legal") assommate in maniera un po' stucchevole. Eppure mi diverte e non è per niente facile. 


The Legend of Zelda: Tri Force Heroes - Comprato alla GamesWeek di Milano approfittando di un'offerta notevole, è un gioco ben valutato da giocatori e critica. Il mondo Zelda di solito è molto immersivo ed è difficile giocare con altri giochi contemporaneamente senza perdere la concentrazione sulla storia e sul da farsi. Questo gioco è più leggero, on line, molto divertente e con la grafica che amo di più: quella che puntata tutto sul divertimento senza badare eccessivamente all'estetica.

PS3

Premessa: sto giocando a una marea di giochi per PS3 approfittando delle offerte trovate sullo store a Natale e poche settimane fa. Quindi preparatevi (per qualche gioco) a un bel salto nel passato.



Mini Ninjas - "Guarda che è una cagatina", mi dicevano. In effetti è un gioco molto semplice ma con un senso estetico davvero contemporaneo (per essere del 2009). Il gioco dura abbastanza ma purtroppo non ti obbliga a sfruttare appieno le potenzialità dei tanti personaggi. Mi ha divertito ma non avrei mai giocato un futuro capitolo. Mi mancheranno i rumori odiosi dei Ninja che ancora risuonano nella mia mente. E non so quante volte ho dovuto rifare uno degli ultimi livelli. Troppe.



Valiant Hearts - "Vedrai che te ne innamorerai al primo colpo". Aveva ragione il mio amico a consigliarmi questo titolo stupendo, con una storia più bella di certi romanzi, immersa in una realtà tristemente vera come la Guerra Mondiale. Enigmi, miseria, trionfi e sconfitte hanno reso questa avventura grafica in un dolce ricordo. È anche un videogioco divulgativo.



Mirror's Edge - È da circa quattro vite che volevo recuperare questo titolo in attesa del nuovo "Catalyst" per PS4. Mi ha divertito così tanto quando mi ha fatto inc***are perché tu passi tutto il gioco a imparare a giocare. Poi è come i buoni vecchi videogiochi di una volta: la strada non è segnata ma te la devi trovare tu. Un videogioco affascinante sul mondo del free-running. 


Life is Strange - È il videogioco al quale tutti dovrebbero giocare. Non è di certo il primo titolo che nasce dall'idea far sviluppare una storia in modo diverso a seconda delle tue scelte, ma non pensavo che l'ambientazione scolastica avesse poi dei risvolti così poetici e sociali importanti. Ritrovarsi a parlare di temi come il suicidio e l'eutanasia mi ha spiazzato. È bellissimo.



Catherine - Lo vedevo sempre lì alla "Fnac" (quando ancora stava in Italia) continuamente in offerta. All'inizio ho pensato fosse in offerta perché ignobile da giocare. Ci sto giocando proprio in queste settimane ed è pura follia. Secondo me un ragazzino se ci gioca lo butta nel cesso dopo 3 minuti. È un'avventura grafica erotic-horror che somma l'indagine sociale su come si comportano le persone in coppia a degli incubi notturni nei quali bisogna scalare delle torri. Folle e difficilissimo.

PS4



Overwatch - Come può un nuovo aspirante e-sport game,entusiasmare un giocatore di avventure grafiche e platform? Ho da pochissimo la PS4 ma è da tantissimo tempo che aspetto questo gioco. Ho avuto la possibilità di provare la Beta e sono rimasto fulminato dall'ambientazione e dalla meccanica. È un po' più sparatutto di quello che immaginavo, ma squadre e strategia per vincere anche qui sono necessarie. Con meno complicazioni possibili rispetto a giochi simili, in puro Blizzard style.



Guitar Hero Live - Un appassionato di musica come me può non avere questo gioco? Probabilmente sì, però vi dico che non c'è cosa più bella che passare un'oretta al giorno a giocare questo nuovo capitolo del gioco che ha fatto impazzire una generazione. La presenza di una tv tematica on line (anzi, due, visto che ci sono due canali diversi) con tanto di palinsesto, un catalogo aggiornato di brani e un meccanismo che incita a giocare per sbloccare i contenuti senza spendere soldi in più rende questo vecchio classico ormai impolverato, di nuovo intramontabile.





lunedì 11 aprile 2016

Io e Clash Royale abbiamo un problema


Oggi parliamo di giochi poco impegnativi che ti fottono la vita. La premessa è che gioco da quasi due anni a Clash of Clans ma io e lui abbiamo avuto sempre un rapporto piuttosto conflittuale. Lo prendo, lo mollo, lo riprendo. Ma alla fine, posso pure nascondermi dietro un dito, ma ci gioco da così tanto tempo che la nostra è a tutti gli effetti una relazione alla luce del sole e ci sono i presupposti per il matrimonio.

Da quando ho un cellulare con le app, anche se Snake rimane sempre il mio gioco per cellulare preferito (quasi pari merito con la versione digitale del "Bantumi" africano per il 3310, ma vabbeh quello non ve lo ricordate), questo gioco rimane in assoluto il più giocato, il più a lungo: più di Angry Birds, più di Piano Tiles, più dei 150 mila giochi pubblicati da Ketchapp, molto più di Subway Surfer o Temple Run (che non so perché, non mi è mai piaciuto).

lunedì 21 marzo 2016

Twitter: cosa mi ha dato in questi 10 anni


Mi ha fatto ridere nei momenti in cui ero triste / Mi ha fatto compagnia quando mi sentivo solo / Mi ha fatto trovare degli amici veri che mi vogliono bene davvero, non solo a parole / Mi ha spinto a fare dei viaggi che hanno cambiato la mia vita / Mi ha fatto trovare l'abito giusto per un matrimonio / Ho trovato frasi cariche di stima per quello che faccio, messaggi che non ho mai ricevuto prima da nessun altro / Mi ha fatto bloccare persone che mi hanno fatto del male e alle quali, forse, ho fatto del male anche io / Mi ha fatto capire chi sono gli artisti che non hanno autoironia / Mi ha aiutato a far conoscere agli altri il mio "lavoro" / Mi ha ricordato che una cosa detta a una persona, l'hai detta a tutti / Mi ha fatto incontrare persone che ho amato e amo / Ha aiutato a migliorarmi / Mi ha insegnato a essere un po' meno diffidente a volte e a essere molto più diffidente altre volte / Mi ha ricordato che le parole sono pesanti / Ho imparato a essere più sintetico nella scrittura / Mi ha fatto capire che l'ordine delle parole cambia il significato di ogni frase / Mi ha fatto passare dei pomeriggi bellissimi e delle nottate indimenticabili / Mi ha fatto bere vino e sono quasi astemio / Mi ha fatto capire che Twitter è bello quando mostri chi sei e non chi vorresti essere / Mi ha spinto a essere il quadro e non le copie / Mi ha fatto capire che l'obiettivo non è collezionare follower, ma divertirmi e divertire / Mi ha aiutato a non vergognarmi mai di quello che sono.

lunedì 14 marzo 2016

RSVP - Gli eventi uccidono la scrittura?



Tutto è nato da una domanda su Instagram, credo sia successo più o meno tre mesi fa.

Mostravo una foto in un baretto con un amico di sera a mangiare biscotti, perché dovete sapere che il mio apice del divertimento si basa su cose semplici. E forse questo è il mio problema.

Un collega mi ha chiesto: "Ma non sei a quel ciclo di tre eventi in contemporanea stasera?". In quel momento, per la prima volta nella vita a una domanda simile risposi: "Da un po' di tempo ho deciso che il mio lavoro è scrivere e non fare il presenzialista agli eventi". Tadàn!

Da quel momento è partita in me una specie di inimicizia naturale esplicita (e non più solo implicita) verso quella vita professionale fondata sul rispettare minuziosamente un fitto calendario di eventi ai quali "dovresti" / "puoi" / "faresti a botte per" partecipare.

Che sia chiaro: non c'è cosa che renda più felice un giovane (o anche un meno giovane) professionista che essere chiamato a presenziare a quella conferenza stampa o a quell'evento o a quella situazione o figuriamoci se c'è magari c'è anche da apparire in tv: a volte sono cose belle e utili, dove il giornalista viene informato e coccolato. Sono occasioni (spesso uniche per chi non lavora per testate grosse) per incontrare artisti e personaggi.

E allora veniamo al motivo per cui scrivo queste righe.

Parlavo con un altro collega la scorsa settimana e lamentava che questo "lavoro nel lavoro" sottragga un sacco di spazio alla scrittura o anche solo a guardare con maggiore lucidità quello che ti gira intorno. Mentre sei preso da quel "fitto calendario" di eventi, eventoni ed eventini, perdi di vista altre priorità, rimandi scadenze... ma soprattutto scrivi molto meno.

Mi lasciano perplesso i party fine a se stessi, la ricerca della "sensazione vip" che scavalca il tuo ruolo di autore: sono convinto che se chiedessi a alcuni colleghi se poi quella trasmissione l'hanno vista o quell'album l'hanno ascoltato, è molto probabile che ricorderanno con maggiore lucidità quanto si sono divertiti a quell'evento, cos'hanno mangiato e se l'open bar era perfetto.

Il problema è che di fronte a questa legittima (e normalissima, non sono così rivoluzionario) scelta di campo, poi mi sento (o mi fanno sentire?) fuori posto. È giusto che viva le cose a modo mio o forse è più corretto buttarsi nella mischia come fanno quasi tutti gli altri?

La risposta la so già specie dopo una recente conferenza stampa alla quale sono andato. Mi sembrava non di essere lì per conoscere le novità di un programma tv, ma per sentire il chiacchiericcio di fondo tra invidie, cattiverie e tanta voglia di "esserci" a ogni costo.

Mi avete già visto e sono certo mi vedrete ancora partecipare agli eventi (specie in queste settimane, dove piovono situazioni, per questo nasce il post) ma quando apro la mia agenda, cerco di organizzarmi per capire non tanto a che eventi andrò, ma prima di tutto spremo le meningi per capire di cosa vorrò scrivere.

Il resto è un di più: se ho voglia, se può essere utile per il mio lavoro, se mi va... vado. Altrimenti rimango in ufficio o a casa per scrivere. È il mio lavoro e vorrei rimanesse tale.

lunedì 22 febbraio 2016

Sanremo 2016 dopo Sanremo 2016: il vero successo




Nella settimana in cui di Sanremo ormai non ve ne frega un benemerito niente (non è vero, non a me e spero anche a voi), mi sono permesso di analizzare i primi risultati di singoli e album lanciati durante il Festival. La scorsa settimana la mia analisi delle giurie durante la gara è stata molto utile e seguita (so che è stato materiale anche di discussione in settimana).

Continuiamo a capire cosa sta succedendo adesso, nel mercato.

SINGOLI - DOWNLOAD + STREAMING

Entra direttamente al primo posto dei singoli più scaricati il brano di Francesca Michielin "Nessun grado di separazione", seguito dai vincitori Stadio e terzo Valerio Scanu (ottimo risultato, in linea con le preferenze del pubblico nel televoto del Festival). Per i singoli già noti, vediamo nella classifica la presenza di J. Balvin e Maitre Gims nelle posizioni più alte: la loro presenza a Sanremo ha aiutato probabilmente a mantenere "alto" il loro successo in streaming e digitale.

Mi ha colpito la 14esima posizione di Francesco Gabbani: secondo me è un ottimo esordio, specie se confrontato con il 41esimo posto di Giovanni Caccamo nel 2015 nei singoli. Tutto fa pensare che il brano stia emergendo piuttosto bene e chissà, potrebbe anche diventare un singolo di successo.

SINGOLI - SPOTIFY

Una sottocategoria particolare va a Spotify. Secondo i dati offerti da SpotifyCharts, nella settimana che si chiude con il 18 febbraio, il brano di Sanremo più ascoltato è quello di Francesca Michielin "Nessun grado di separazione" con 387.209 ascolti, secondo posto poi per "Infinite volte" di Lorenzo Fragola (tra i più apprezzati al televoto nella finale) e terzo posto "Quando sono lontano" di Clementino. Anche in questa occasione gli Stadio rimangono un po' sotto gli artisti più giovani.

YOUTUBE

Capitolo curioso è quello di Youtube, dove emerge prepotente Rocco Hunt. Il suo video oggi naviga verso i 5 milioni di visualizzazioni, sotto c'è Francesca Michielin che ottiene quasi 3 milioni e mezzo di visualizzazioni, terzo poi Clementino con 2,7 milioni di contatti. Gli Stadio con la loro "Un giorno mi dirai" si fermano a 1,7 milioni. Valerio Scanu, piuttosto forte per ora nei singoli, su Youtube supera di poco il mezzo milione di visualizzazioni.

RADIO

Capitolo importantissimo quello delle radio. Secondo i dati di Earone, la canzone più trasmessa a oggi è quella di Francesca Michielin con "Nessun grado di separazione", seguita dagli Stadio e terzo Rocco Hunt con "Wake Up", seguiti appena sotto il podio da Lorenzo Fragola. Interessantissimo è il decimo posto (generale, tra i brani italiani, anche non sanremesi) degli Zero Assoluto con "Di me e di te". Esclusi dal Festival, il duo è forte in radio.

ALBUM

Per quanto riguarda gli album, la situazione è ancora provvisoria visto che molti artisti fino a venerdì scorso non erano ancora nei negozi. Ebbene, la situazione vista questa settimana non è molto buona. L'unico contento è uno che a Sanremo non c'è stato: Salmo, che rimane il più venduto per la seconda settimana consecutiva. Lo scorso anno il Volo arrivò in cima alla classifica senza se e senza ma, confermando una vittoria non solo televisiva, ma anche discografica.

Sono andati comunque benino gli Stadio (prima e più alta entrata sanremese), Elio e le storie Tese (secondi) e Patty Pravo (terza). Notiamo anche che l'ospitata di Laura Pausini non solleva molto l'album in classifica, riportando "Simili" in top 10 (era alla 11 la settimana precedente). Destino simile per Eros Ramazzotti, il quale passa dalla posizione 35 alla 25.

Come ha fatto notare l'amico Poptopoi in alcuni suoi tweet, il confronto con il passato è impietoso per molti degli artisti rispetto al loro precedente album: Noemi, Arisa e i Dear Jack hanno avuto un rilancio sanremese molto più interessante durante la loro ultima partecipazione, raccogliendo solo le briciole in questa occasione (Noemi 13esima, Arisa 16esima, Dear Jack 17esimi). Anche Giovanni Caccamo, sul podio al Festival, con il suo nuovo album arriva alla 29esima posizione. Idem, la simpatica Deborah Iurato che torna in classifica alla 36esima posizione. Male, malissimo.

CONSIDERAZIONI

In attesa dei primi risultati (negli album) di Francesca Michielin e Clementino (hanno pubblicato il 19 febbraio) e degli album nuovi e ancora inediti di Alessio Bernabei, Lorenzo Fragola, Zero Assoluto, Annalisa e la riedizione di Rocco Hunt, ci accorgiamo subito che il pubblico sta premiando moltissimo Francesca Michielin più o meno sotto ogni criterio analizzato. In un cast molto giovane emergono molti nomi under 25 con un'eccezione per i Dear Jack, forse lievemente penalizzati dall'uscita nei negozi un giorno prima degli altri, l'11 febbraio.

Gli ospiti non hanno mosso molto le classifiche, specie se confrontati con la performance di Tiziano Ferro del 2015. Dopo Sanremo Tiziano ritornò in prima posizione diventando poi uno degli album in assoluto più acquistati dell'anno, secondo solo a Jovanotti. Speriamo davvero che le uscite (mancanti) possano ridare respiro alle classifiche portando in alto alcuni dei nomi del Festival.

Per assurdo (ma nemmeno così tanto) sembra che ci sia stato uno schieramento negli estremi: in digitale e sul web stanno dando grandi soddisfazioni i giovanissimi e negli album i "grandi vecchi" (sperando che le tendenze della prima settimana si confermino e non ci sia un crollo). Sono molto curioso di capire cosa accadrà la prossima settimana anche alla luce dei firmacopie degli artisti in giro per l'Italia e poi cosa accadrà a marzo e aprile, quando verranno pubblicati tutti i progetti discografici che per ora mancano all'appello. Secondo me, il meglio deve ancora venire.

lunedì 15 febbraio 2016

Sanremo 2016: cosa ho capito dalle votazioni


  1. La sala stampa, quando ha visto la classifica finale era sotto shock. Il motivo è che la votazione dei giornalisti delle prime due serate era del tutto diversa dal voto espresso da demoscopica e qualità nell'ultima serata. L'unica artista che la sala stampa ha votato bene e che è rientrata nella classifica finale è Francesca Michielin.
  2. Guardando il televoto delle prime due serate, il più votato da casa è Valerio Scanu, senza se e senza ma. Sotto di lui, molti altri artisti "da talent", ma con percentuali diverse. Interessante è la percentuale di Clementino, molto votato. (Valerio Scanu 20,31%, Clementino 15,50%). Si inizia a vedere una tendenza inattesa: sono votati da casa anche nomi inconsueti come Patty Pravo e Stadio.
  3. I meno votati in assoluto dalla sala stampa nelle prime due serate sono i Dear Jack, seguiti da Alessio Bernabei (e Clementino). Abbiamo notato che anche dal punto di vista del televoto, la band e l'ex cantante dei Dear Jack hanno ottenuto percentuali di voto modeste, al di sotto della media degli altri da "talent". Sembra quasi che lo scioglimento abbia diviso il pubblico votante.
  4. Nella serata delle cover ho notato un numero spaventoso. Il 54% del televoto puntava a Alessio Bernabei, sicuramente aiutato dalla presenza di Benji & Fede, nuovo fenomeno discografico che ha dei numeri (veri) e una potenza di fuoco molto interessante.
  5. Sempre nella serata delle cover, il televoto dava come vincitore Valerio Scanu, ma la stampa lo ha penalizzato ancora una volta portandolo a essere il meno votato in assoluto nella rosa finale a 5. E pensare che la sala stampa, nella sfida del suo girone, lo aveva votato piuttosto bene, preferendo (ma solo di poco) i Bluvertigo.
  6. In ogni caso nella serata delle cover il televoto verso gli Stadio è piuttosto forte, la band è arrivata 27,09% di voto, numeri paragonabili a quelli di Scanu. 
  7. Nella quarta serata arriva la demoscopica, la quale vota in modo piuttosto bilanciato. Sembra abbia votato senza pregiudizi le esibizioni migliori dal punto di vista vocale e di presenza scenica sul palco, portando alla "vittoria" Francesca Michielin, secondi gli Stadio e premiando nomi come quello di Annalisa, Noemi, Arisa, Enrico Ruggeri. Votano bene quasi tutti tranne Valerio Scanu, sul quale pesa un'ombra nera anche in demoscopica nonostante una bella performance: è tra i meno votati. Non sarà piaciuta la canzone? Anche qui i meno votati in assoluto sono Bluvertigo, Dear Jack e Alessio Bernabei. 
  8. Nella quarta serata iniziamo a vedere come si comporta la giuria degli esperti: la più votata è Francesca Michielin, sotto ci sono gli Stadio e Enrico Ruggeri. Non votano, nel senso che nessuno degli esperti mette praticamente nemmeno un gettone (o quasi) per loro... Valerio Scanu, Annalisa e Alessio Bernabei e Dear Jack. 
  9. Il televoto della quarta serata fa "vincere" Valerio Scanu, secondi Caccamo/Iurato e terzi gli Stadio. Anche in questo caso il televoto verso la band vincitrice è piuttosto forte. Il televoto, qui, affossa Neffa, Elio e Bluvertigo.
  10. Nel televoto di ripescaggio della finale, succede una cosa un po' spiazzante: la per nulla televisiva Irene Fornaciari vince al televoto con 31,46% contro il 29,08% dei Dear Jack. La percentuale di televoto ottenuta da Irene è davvero interessante, anche perché nelle prime due serate i Dear Jack superavano Irene al televoto.
  11. Nella quinta serata la demoscopica vuole vincitrice gli Stadio, seconda Francesca Michielin e terza Noemi. Anche qui la demoscopica vota pochissimo Valerio Scanu: è il meno votato dalla demoscopica in finale.
  12. Attenzione perché qui la giuria di esperti ha davvero virato fortemente il voto. La giuria di qualità nella quinta serata vota praticamente del tutto gli Stadio, dando quasi la metà dei suoi gettoni disponibili alla band e lasciando le briciole agli altri artisti: secondi Caccamo e Iurato, terzo Enrico Ruggeri. Quasi del tutto ignorati sono Dolcenera, Bernabei, Scanu e Annalisa. Ci tengo a sottolineare che Alessio Bernabei e Scanu non hanno ricevuto nemmeno un voto dalla giuria di qualità in questa ultima occasione.
  13. Il televoto della quinta serata vuole vincitori gli Stadio, secondo Lorenzo Fragola, terza Patty Pravo. Si nota da tutte le votazioni del televoto che il vecchio pregiudizio secondo il quale il solo televoto farebbe vincere solo "quelli da talent" è decisamente superato.
  14. Il voto che ha determinato chi è arrivato primo, secondo e terzo è molto interessante: prima di tutto la demoscopica si è divisa quasi equamente tra i tre concorrenti, facendo vincere gli Stadio e mantenendo la classifica intatta. Mi ha colpito il fatto che la giuria di qualità ha espresso un voto quasi al 50% per gli Stadio, lasciando il resto agli altri due concorrenti, con una precisa volontà di portare alla vittoria la band.
  15. Da queste votazioni ho capito che il voto del pubblico a casa su un Festival così seguito è molto maturo e poco "adolescenziale" come si è sempre pensato. La giuria demoscopica mi è piaciuta perché non ha espresso delle tendenze univoche, ma pare si sia fatta guidare (tranne nel caso di Scanu) da criteri di qualità della performance, senza guardare troppo la storia di chi stava sul palco. Ripeto, a parte Scanu. Infine, mi ha abbastanza lasciato sotto shock la forza della giuria di qualità: ha concentrato i voti dove voleva con il chiaro intento di portare la band alla vittoria. Però va anche detto che nel rush finale gli Stadio sono smaccatamente i più votati al televoto, ottenendo una vittoria schiacciante rispetto agli altri due concorrenti, con uno scarto in linea con il comportamento della giuria di qualità. 

lunedì 25 gennaio 2016

Unioni civili, facciamola più semplice



Qualche giorno fa guardavo una puntata di Modern Family, serie tv obbligatoria per legge da guardare nelle scuole ma che già molti di voi conoscono già e quindi sapete di cosa sto parlando.

Tra i protagonisti c'è la coppia gay formata da Cam e Mitchell.

Ero un po' indietro con le stagioni e guardavo le loro surreali avventure antecedenti al matrimonio (grazie Netflix). Tra una cosa assurda e un'altra, mi ha colpito la loro presa di coscienza quando scoprono di potersi (davvero) sposare.

Le telefonate in giro ai parenti, l'immediata volontà di arrivare al "Sì, lo voglio". Insomma, c'era l'entusiasmo che gira attorno alle cose nuove e desiderate anche con quel pizzico di "too much" che hanno le cose zuccherate con lo zucchero sopra.

Tutto mi ricordava quella sensazione che ho avuto da ragazzino quando arrivò in casa Internet, perdonatemi il parallelismo azzardato. Da un giorno all'altro, dentro la mia abitazione era possibile fare qualcosa di straordinario.

Quel giorno sentivo in me un forte senso di responsabilità: oggi ci lavoro e per tutti è una cosa normale ma quello strumento per i miei genitori era quasi pari all'arrivo del demonio. Qualche giorno fa mio padre mi ha insegnato come si usa Google Edicola, per dire.

Ritorniamo in carreggiata.